da Michele Messi | 11 Gennaio 2019 | In splendoribus sanctorum
Alle ore 6.00 dell’11 gennaio 2019, presso la comunità di Forino si è spento improvvisamente
P. Marco Caprio
(Gerardo) del Preziosismo Sangue
I funerali si svolgeranno Sabato 12 Gennaio 2019 alle ore 15.00 nella chiesa di S. Stefano a Forino (AV).
Padre Marco del Preziosissimo Sangue era nato a Teora (AV) il 31 luglio 1930, nella Diocesi di Conza della Campania, era stato battezzato con il nome di Gerardo, in ricordo del grande santo redentorista San Gerardo Majella di cui era particolarmente devoto.
Tra i passionisti entrò prestissimo a Calvi Risorta e successivamente svolse l’anno di noviziato a Falvaterra (FR), dove professò i consigli evangelici il 29 giugno 1950. Proseguì gli studi filosofici e teologici tra i Conventi della Ciocaria e Roma, dove il 31 maggio venne ordinato sacerdote.
Subito impegnato nel campo della formazione degli alunni della scuola apostolica di Calvi Risorta, fu docente di discipline umanistiche, al ginnasio, in questo luogo di formazione delle nuove generazioni dei passionisti della Provincia Religiosa dell’Addolorata, comprendente il Basso Lazio e la Campania.
Contemporaneamente svolgeva il suo ministero festivo e domenicale presso la Parrocchia di Sant’Erasmo ai Granili a Napoli. Sempre negli anni giovanili del suo sacerdozio fu nominato direttore dello Studentato Teologico di Napoli.
Significativa è stata la sua presenza nella comunità passionista di Mondragone, dove svolse l’ufficio di Direttore del Convinto San Giuseppe Artigiano, curando i bambini e i ragazzi in disagio sociale o orfani dei genitori.
Dopo il lungo periodo impegnato nel campo formativo fu chiamato a svolgere l’ufficio di Superiore o vicario tra cui Comunità passionista di Airola (BN), di Casamicciola, dove ha svolto anche altri compi, ed infine nella comunità di Forino. In questa ultima casa religiosa ha trascorso gli ultimi 15 anni della sua vita, impegnato in vari ministeri locali.
Carattere gioviale, allegro, di grande compagnia, orgoglioso della sua origine irpina, ma soprattutto della sua appartenenza alla Congregazione dei Passionisti per quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato resta la riconoscenza profonda per quello che ha lasciato, come persona umana, di grande cultura e di affabilità e socievolezza.
da Michele Messi | 11 Gennaio 2019 | In splendoribus sanctorum
Nella mattinata dell’11 gennaio 2019, presso la comunità di Cameri (NO) si è spento improvvisamente
P. Felice Artuso
della Madonna della Salute
I funerali si svolgeranno a Cameri Lunedì 14 gennaio alle ore 14,30.
P. Felice era nato a san Zenone degli Ezzelini (TV) il 27 maggio del 1943, in una famiglia di lavoratori della terra, quasi all’ombra del santuario mariano locale della Madonna della Salute di cui volle portare il cognome di religioso.
Cresciuto in un clima di fede cristiana trasmessa alla popolazione dagli zelanti parroci don Stocco prima e don Angelo Fraccaro dopo, Felice conobbe presto i lutti che colpirono la sua famiglia. Morì la mamma Cecilia quando aveva appena 11 anni e dopo pochi anni anche il papà. Le zie si presero cura della casa rimasta vuota. Il ragazzo Felice si domandava quale sarebbe stato il futuro della sua vita.
Incontrando spesse volte il gruppo dei giovani novizi che risiedevano nella comunità passionista di san Zenone, prese la decisione di associarsi a loro ed entrò nel noviziato di questa comunità locale. Era l’anno 1966-67, essendo maestro di noviziato p. Mario Randi. Proseguì gli studi a Mondovì (CN) finché approdò a Betania in Palestina per gli studi di teologia che poi completò a Roma all’università dell’Antonianum.
Nel 1975 venne ordinato sacerdote nella chiesa parrocchiale di san Zenone per le mani dell’allora vescovo di Treviso, mons. Mistrorigo.
Iniziò la sua attività sacerdotale dedicandosi alla predicazione. Non era particolarmente dotato nell’arte oratoria, ma preparava con cura i suoi testi, studiando autori a lui congeniali. Fu membro di varie comunità dove soggiornò vari anni, come nella comunità di san Zenone dove ebbe anche l’incarico di economo locale.
Pubblicò due libri sulla storia del santuario della Madonna della Salute e sul Crocifisso venerato nella chiesa parrocchiale di san Zenone. Condusse avanti altri studi di ricerca storica sulle comunità passioniste dove era residente come a Sezano, Carpesino, e san Zenone. Si dedicò prevalentemente al ministero delle confessioni e teneva una rubrica fissa sulla Passione di Gesù sul sito web del MLP.
Furono le condizioni di salute malferma per problemi cardiaci a fermarlo nell’attività apostolica. Si dedicò quindi alle sue ricerche storiche e al ministero delle confessioni.
da Michele Messi | 6 Gennaio 2019 | In splendoribus sanctorum
Alle ore 21.00 del 5 gennaio 2019, presso l’ospedale di Teramo, si è spento
P. Marcelliano Cantatore
del Cuore di Maria
I funerali si svolgeranno Martedì 8 Gennaio 2019 alle ore 15.00 a Fuscaldo (CS).
P. Marcelliano è nato a Ruvo di Puglia (BA), l’8 luglio 1931 da Francesco e Giovina Alvani. Il 25 settembre 1949 emise la professione religiosa nel Noviziato di Laurignano (CS) e il 22 gennaio 1956 fu ordinato sacerdote.
IN AGGIORNAMENTO
da Michele Messi | 20 Novembre 2018 | In splendoribus sanctorum
Alle ore 23.30 del 19 Novembre 2018, presso il Ritiro di Novoli si è spento improvvisamente
P. Salvatore Semeraro
I funerali si svolgeranno presso il Ritiro di Novoli (LE) il 21 Novembre 2018 alle ore 15.00.
P. Salvatore Semeraro è nato a Campi Salentina (LE), il 15 marzo 1943 da Antonio e Lucia Borrelli. Sin da piccolo ha sentito l’inclinazione al sacerdozio, infatti, il 3 ottobre del 1955 entrò nel seminario di Trepuzzi (LE). Il 15 settembre 1961 emise la professione religiosa nel Noviziato di Laurignano (CS). Frequentò il corso di liceo-filosofia a Manduria (TA). Nel 1966 fu trasferito a Novoli (LE) per il corso teologico. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1969, a Novoli (LE). Ha frequentato il corso di Licenza in Teologia pastorale a Rocca di papa (RM), 1969-1970, presso l’Università Lateranense. Nel 1972, viene trasferito a Trepuzzi come educatore dei nostri Seminaristi. Dal 1972 al 1976 fu Direttore degli Studenti Passionisti a Roma.
Durante l’esperienza romana si dedicò anche alla predicazione di Corsi di Esercizi Spirituali al Clero e alle Religiose. Nel 1977 viene trasferito nella comunità di Ceglie Messapica e l’anno successivo, per tre anni, venne trasferito a Trepuzzi. Dal 1980 al 1984 fu Superiore della comunità di Monopoli. Nel Capitolo Provinciale LAT fu eletto Consultore all’Apostolato e quindi fu trasferito a Manduria fino al 1991. Dal 1991 fu trasferito alla comunità di Novoli con l’incarico di missionario a tempo pieno. Nel 1995 fu eletto Superiore della comunità di Novoli per due mandati, fino al 2003, ma, intanto un glaucoma (1997) gli fece perdere la vista, in particolare l’occhio destro era invalidato per sempre.
Dal 1996 ha curato la pubblicazione del periodico Provinciale “La Missione – Il Santuario di Laurignano”, che lo ha impegnato fino al giorno della morte. Nel 2005 fu costituito il noviziato provinciale a Novoli e fu “Maestro” dei novizi fino al 2007.
La problematica degli occhi lo ha costretto a ridurre del tutto le sue esperienze missionarie, limitandosi a qualche ministero locale e in particolare dedicandosi al ministero dell’ascolto nella direzione spirituale e nel sacramento della riconciliazione di consacrati, sacerdote, religiose e laici.
P. Salvatore ha completato il menologio dei religiosi della Provincia: Passionisti di Puglia Calabria e Lucania 1905-2000. Nel 2001 raccoglie dalla Platea notizie riguardo il convento di Novoli Un paese un convento. Dai registri dei Ministeri delle case raccoglie notizie circa le missioni popolari nel Salento e nelle province di Brindisi e Taranto (2004 – 2005). In occasione del centenario della casa di Novoli pubblica Una casa per Dio (2006). Inoltre, amante della poesia, pubblica dei fascicoli Fotogrammi di speranza (1999) e Tenerezza di Dio (2005). Nel 2017 pubblica il racconto del suo cammino missionario con il libro Comunicando la gioia del Vangelo.
Infine un commento sulla sua verve di scrittore: “Scrivendo le sue poesie guarda con occhi lontani dalla realtà terrena, lui va oltre, a cercare la bellezza eterna, che non è quella di un corpo bellissimo, ma quella percepita dalla seconda vista, la vista del cuore, la vista dell’anima”.
da Michele Messi | 4 Marzo 2018 | In splendoribus sanctorum
Nella mattinata del 21 febbraio 2018, si è spento serenamente nella comunità di Agazzi (AR) P. Mario Tomasetti alla veneranda età di 106 anni.
P. Mario Tomasetti era nato nella città di Osterfeld (Germania) il 1 dicembre del 1911 da Pietro Tomasetti, guardiano in una miniera di carbone, e Domenica Di Carmine. Appena un anno dopo la sua nascita la famiglia decise di traferirsi in Italia a Tonnicoda (RI). Qui conobbe i passionisti e all’età di 13 anni entrò nell’alunnato di Nettuno per poi iniziare il noviziato a S. Giuseppe nel Monte Argentario che concluse professando i voti religiosi il 9 dicembre 1927. Continuò poi gli studi nel Convento della Presentazione per poi andare nel 1933 a completare la sua formazione teologica a Tavarnuzze (FI) dove fu ordinato sacerdote il 19 settembre 1937. Iniziò ad esercitare il suo ministero sacerdotale nel Convento dell’Angelo a Lucca dove fu raggiunto da una lettera del Provinciale di allora che lo invitava a raggiungere la nascente missione in Bahia (Brasile).
Dopo attento discernimento decise di accettare l’incarico e partì per raggiungere i suoi compagni cominciando a lavorare nella parrocchia di Boa Viagen. Qui svolse il compito di vicario parrocchiale per tre anni, per poi andare a servire la parrocchia di S. Antonio di Vargito per lo stesso tempo. Trasferito nella comunità Alto da Lua, trascorse diversi anni spendendo le sue energie predicando il vangelo in diverse parrocchie della zona. In 24 agosto del 1963 iniziò a costruire la chiesa di Santa Maria Goretti, oggi fiorente parrocchia, insieme all’omonimo centro socio-culturale, che fino ad oggi offre numerosi servizi per il bene della popolazione locale.
P. Mario è stato per oltre 50 anni missionario in Brasile; in particolare la sua attività si è concentrata nella diocesi di Itabuna, dove ha servito la comunità locale in diverse parrocchie e dove ha esercitato anche il ruolo di superiore in diverse comunità. Nonostante fosse ancora lucido ed attivo, poco dopo la grande festa per il suo centenario, tenutasi presso la comunità “Jesus Crucificado” in Jequié, fu costretto a tornare in Italia per via della fragilità delle sue condizioni di salute. Qui ha trascorso i suoi ultimi anni di vita nella comunità di Agazzi, dando sempre una esemplare testimonianza di fede e carità.
da Michele Messi | 6 Febbraio 2018 | In splendoribus sanctorum
Alle 8.10 del mattino del 31 gennaio 2018, dopo una breve agonia è deceduto P. Tito Amodei.
Padre Tito era nato a Colli al Volturno, in provincia di Isernia, l’11 marzo del 1926, da Nicola e Antonia Angeloni. Abbraccia giovanissimo la vocazione religiosa dopo aver seguito un corso di esercizi spirituali tenuto dai Padri Passionisti a Colli a Volturno. Tra il 1940 e il 1943, entra in seminario a Nettuno per gli studi ginnasiali e successivamente in noviziato presso il convento del Monte Argentario dove emetterà la sua professione religiosa il 4 ottobre 1945 assumendo il nome di Tito. Negli stessi anni compie privatamente, come autodidatta, anche le prime esperienze di scultura, pittura e disegno. Pochi anni dopo viene trasferito a Firenze per completare gli studi teologici a Roma che si concluderanno con l’ordinazione sacerdotale il 3 maggio 1953. A Fiesole, nel 1950, conosce il pittore Primo Conti con cui consolida nel tempo una duratura amicizia e che diventerà suo maestro all’Accademia di belle arti di Firenze tra il 1953 e il 1957. Concluso il corso di studi, intraprende l’insegnamento umanistico nei licei della sua congregazione passionista e parimenti l’attività espositiva che gli frutta i primi riconoscimenti (vince due edizioni del “Premio Costa d’Argento”).
Fino al 1962, la sua produzione pubblica è ancora prevalentemente pittorica e confinata nell’ambito locale della provincia grossetana, ma comincia nell’estate del 1960 la sua produzione scultorea che diverrà parte preponderante delle sue opere. Nel 1961, apre un proprio studio a Firenze e la sua produzione acquista una più precisa connotazione sia dal punto di vista stilistico che da quello ideale e valoriale concentrandosi sul tema della passione: il dichiarato impegno per la rinascita dell’arte sacra in chiave moderna come espressione indipendente da ogni canone o manierismo, nonché dall’interferenze protettive e vincolanti della società, spingendolo verso la produzione di un “opera sacra” e non certo un esclusivo e spicciolo mezzo di devozionale sollecitazione. Queste intenzioni si iniziano a cogliere, a partire dagli anni sessanta, nella numerosa serie di “Deposizioni”, sia dipinte che scolpite in legno o bronzo, e ne “Il Grande Nudo”, tutte opere ancora chiaramente figurative, ma caratterizzate da una progressiva semplificazione del segno ed un’elevata tensione meditativa. Nel corso degli anni, Tito dissolve progressivamente le componenti figurative e concettuali presenti nelle sue opere in favore di un’astrazione geometrica elaborata dalle forme base del cilindro e del piano. Le sue sculture più recenti – con l’eccezione parziale di quelle di committenza religiosa – sono strutture architettoniche, spesso di grandi dimensioni e commisurate per spazi aperti. Tra le sue opere figurano anche interventi decorativi per monumenti pubblici (come il monumento ai caduti di Colli a Volturno e San Giovanni a Piro) o santuari. Nel 2006, si è svolta una mostra dedicata alla sua produzione dal 1979 al 2005, comprendente sculture, disegni e incisioni, presso gli spazi espositivi del polo museale del Vittoriano a Roma. Due sue opere sono conservate nella collezione di arte contemporanea del Palazzo della Farnesina, mentre altre opere dell’artista sono conservate ai Musei Vaticani, al Museo Staurós di Isola del Gran Sasso d’Italia, allo SMAK di Gand, all’Albertina di Vienna e alla Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow.
Negli ultimi anni della sua vita, nonostante l’età e la malattia di Parkinson che l’aveva colpito ad una mano, continuava ad operare nel suo studio presso la Scala Santa a Roma.