La Provincia MAPRAES e la famiglia Santoro annunciano con gioia la professione perpetua di confr. Fabio Santoro di Gesù Abbandonato, nelle mani del M. R. P. Giuseppe Adobati CP, superiore provinciale.
Sabato 23 settembre 2023, ore 16:00, convento passionista “Madonna della Quercia” – Morrovalle
Prego perché tutti siano una sola cosa. Domenico nacque presso Viterbo il 22 giugno 1792 e morì missionario il 27 agosto 1849 a Reading vicino Londra in Inghilterra, dove era giunto otto anni prima fondando la missione passionistain quella nazione, dopo aver sentito nel cuore e aver lungamente pregato per quei carissimi fratelli “separati”. (dopo lo scisma anglicano)
Domenico pregando davanti al quadro della Madonna nella chiesa passionista di Vetralla aveva sentito nell’animo di pregare per l’unità dei cristiani in particolare per quelli dell’Inghilterra. Ispirazione poi confermata sempre in preghiera durante l’anno di Noviziato a Paliano, Frosinone e che poté finalmente realizzare nel 1840, quando dopo 26 anni da Roma partì come superiore di un gruppo di religiosi che prima fondarono un convento in Belgio e l’anno seguente in Inghilterra.
Dio aveva messo nel cuore di questo santo e intelligente religioso quell’anelito all’unità per il quale Gesù ha pregato incessantemente e ha offerto la sua vita. Come abbiamo ascoltato dal Vangelo di Giovanni “”perché siano una sola cosa Padre come noi siamo una sola cosa, Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai amato e mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me-
Gesù ha compiuto la sua missione terrena ma ha bisogno di discepoli per continuarla in ogni tempo e in tutti i luoghi per questo continua a pregare e a inviare e missionarie e testimoni del suo Vangelo “come tu hai mandato me nel mondo anche io ho mandato loro nel mondo; per loro Io consacro me stesso perché siano anch’essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola” A ciascuno di noi credenti Gesù affida la missione di pregare e di operare perché possiamo essere un cuor solo e un’anima sola, fratelli e sorelle che si rispettano e si amano.
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
(Mt 16,13-20 XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A)
Commento
Chi è Gesù? Rispondere a questa domanda è importante. È da duemila anni che la Storia, “spaccata” in due dall’evento Cristo, tenta di dare risposte: è un profeta! È un rivoluzionario politico-religioso! È un liberatore! È una guida morale! È il precursore degli hippy! Tutti provano a rispondere, e tuttavia non si riesce ad avere un quadro chiaro e preciso della sua identità.
Ma la domanda capitale, quella su cui la posta in gioco è la propria vita, è questa: “Chi è Gesù per me?” Perché rispondere a questa domanda è così importante? È così necessario farlo? Ecco la risposta: se vuoi scoprire chi sei tu, allora devi capire chi è Gesù per te. Devi lasciarti coinvolgere nella relazione che lui desidera avere con te. Chi sono io? Domanda antica quanto l’uomo. Oggi vi è la possibilità di trovare una risposta aperta a questa domanda. Ma prima occorre rispondere personalmente alla domanda capitale: “Chi è Gesù per me?”.
Pietro, sotto l’azione della grazia, ha risposto a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Nello spazio di verità che si è aperto nel suo cuore e nella sua mente Pietro ha visto l’identità di Cristo. E Cristo, in risposta, ha rivelato a Pietro la sua identità: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…”
Il Regno di Dio inizia quando scopri chi sei tu dinanzi a Cristo crocifisso e risorto.
Proviamo, facciamo questo esercizio, domandiamoci “CHI é GESù PER ME?”, cerchiamo di rispondere a questa domanda. Quel per me è già un inizio/indizio di risposta.
Gesù esce e si dirige verso le parti di Tiro e Sidone, in terra pagana. Gli abitanti di quelle zone venivano chiamati “i “cani” dai loro vicini ebrei che li consideravano creature impure. Questo uscire è per Gesù occasione di un nuovo incontro, quello con una donna che insieme a lui è la protagonista del Vangelo di oggi.
Cristo uscì dai suoi confini e la donna dalla sua terra e così poterono incontrarsi. Al centro c’è un intenso dialogo tra la donna e Gesù che si conclude non solo con la guarigione della figlia, ma con la trasformazione di tutti, la donna, Gesù i discepoli; alla fine di questo incontro nella fede nessuno è più uguale a prima.
La donna prende l’iniziativa, apre il dialogo e Gesù lo conclude. La cananea è la prima donna che prende direttamente la parola nel Vangelo di Matteo e lo fa con la preghiera. Abbi pietà, fammi grazia, chiede compassione, chiede la vicinanza del Signore, il dono della sua presenza, della sua forza e della sua tenerezza. La cananea non pretende e non accampa diritti, chiede il dono a colui che è tutto e solo dono, riconoscendo in lui il Signore e il Messia figlio di David.
Questa donna corre incontro Gesù e gli grida il bisogno di sua figlia, non si rassegna, non tace, ma mossa dall’amore materno osa prendere la parola con garbo e intelligenza. Dialoga con lui, si inginocchia ai suoi piedi, piena di fiducia, non si contrappone, si rivolge a Gesù per tre volte con il titolo di Signore, cosa che non hanno fatto neanche i discepoli che lo seguono da tempo.
Gesù prima tace poi da una risposta che sembra dura sgradevole, per noi inaspettata. Poi avviene il miracolo dell’incontro. A causa di questo incontro decisivo Gesù inaugura una nuova fase che trova il suo compimento sulla croce: non esistono più terre straniere, non esistono uomini e donne estranei alla missione e all’Opera di salvezza.
Gesù comincia dalla sua patria e dal suo popolo e finisce con l’inviare gli apostoli a tutti i popoli fino ai confini del mondo. La misura dell’amore di Dio è dettata dal bisogno dell’uomo e la sua risposta è determinata da una domanda piena di fede.
Papa Francesco lo ha ricordato ai giovani a Lisbona “Nessuno è in eccedenza, nessuno in eccesso, c’è posto per tutti tutti tutti tutti tutti”.
Dal Vangelo secondo Matteo 14,22-33 [Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Comandami di venire verso di te sulle acque. Gesù aveva compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e gli apostoli rischiavano di farsi contagiare dall’euforia per quel prodigio così straordinario, per cui il Maestro saggiamente li allontana da quella scena in modo che abbiano la possibilità di riflettere con calma su quanto è avvenuto e comprenderne il significato più profondo. Lui intanto se ne va a pregare da solo a solo col Padre suo, non solo per ringraziare il Padre, ma per rimanere in sintonia con Lui in modo da riuscire a fare la sua volontà giorno dopo giorno. Gesù ha bisogno di pregare e con il suo esempio ci insegna a fare altrettanto. La preghiera ci permette di entrare in contatto con la profondità del nostro essere interiore e, nello stesso tempo, di sentire in noi lo Spirito Santo che ci guida alla volontà del Padre del cielo. Nel frattempo cosa succede? Quella barca, che è il simbolo della Chiesa e che raccoglie la comunità dei discepoli, viene agitata dalle onde delle tentazioni e delle avversità della vita, che soffiano contro. Gesù non li abbandona, va loro incontro, anche se non lo riconoscono subito, hanno bisogno della sua rassicurazione: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora, rincuorato, si lascia prendere dal suo temperamento generoso e chiede di poter camminare anche lui sulle acque del lago, sfidando la legge della natura. Gesù è il creatore e il Signore del cielo, della terra e del mare: è il Figlio di Dio. Pietro è solo una creatura, anche se discepolo di Gesù. È vero che ha fede in Gesù. Ma la sua, almeno per il momento, è più una fede istintiva che profonda. Perciò il vento che soffia ancora forte, simbolo di tutte le difficoltà che deve affrontare, lo mette in difficoltà e sta per affondare, maha la forza di rivolgersi ancora una volta a Gesù: «Signore, salvami!». Pietro rappresenta ciascuno di noi: la nostra è una fede che deve crescere per poter affrontare le sfide della vita quotidiana. Diciamo anche noi a Gesù: “Signore, comandami di venire verso di te sulle acque della vita, ma dammi anche la tua mano, perché da solo non ce la faccio”.
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