Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre…. il tempo è prezioso, perché in esso si costruisce la nostra storia con Dio, fino al compimento eterno. Il futuro nostro è insieme con lui per sempre. 17 Novembre
Dopo il tempo Pasquale culminato nella Pentecoste e le solennità della SS. Trinità e del Corpo e Sangue di Cristo con la X domenica del tempo ordinario, riprendiamo la lectio continua del Vangelo di Marco. Il brano della liturgia odierna descrive un momento molto difficile per l’esperienza pubblica di Gesù! Dopo aver discusso per cinque volte con scribi, farisei ed erodiani, e dopo che questi hanno deciso di toglierlo di mezzo, Gesù vive un momento di solitudine anche in relazione alla sua famiglia naturale, che sentendo il parere dei dottori della legge va a prenderlo credendolo pazzo.
Nell’esperienza descritta nel brano chi dubita, chi accusa Gesù di follia sono coloro che in modo più vicino vivono la relazione con lui: i suoi parenti, e i teologi del tempo che lo considerano indemoniato.
Non essendo allineato alla religione di famiglia, al ‘si è sempre fatto così’, a quella ‘tradizione’ con la quale i suoi si son sempre identificati, Gesù viene considerato ‘fuori di se’. Ma, se è pazzia andare contro la “tradizione” fatta passare per Legge di Dio che condanna l’uomo perché impuro, peccatore… e se questo essere “fuori di se” ritiene che l’uomo è più importante di ogni affermazione di principio perché crede che prima di tutto e sopra a tutto vi sia l’uomo, allora è una follia benedetta e divina, perché ciò che è stoltezza divina è più sapiente della sapienza umana.
“chi è mia madre? Chi sono i miei Fratelli? “Gesù quasi disconosce la sua famiglia, allargata ormai a coloro che accolgono la parola e la conservano. Marco osa proporre un modello famigliare innovativo, che supera i legami di sangue per proporre delle nuove relazioni fondate sull’affinità spirituale, sulla consapevolezza di essere figli dello stesso padre, fratelli nell’unico Cristo. La condizione per diventare famigliari di Dio, dice Gesù, è quella di essere attenti uditori della Parola e di cercare la volontà salvifica di Dio nella nostra vita. I discepoli sono la sua famiglia, perché lo ascoltano e lo seguono e sua madre Maria non gli è madre solo perché lo ha generato, ma è modello di tale accoglienza da quando ha detto “sì” alla volontà del Padre (Lc 1,38). Gesù gira lo sguardo su di noi, ci propone, oggi di sentirci davvero suoi fratelli al di fuori di un’appartenenza ideologico o religiosa una apparenza fatta di ascolto e adesione alla novità della buona notizia del Vangelo. Chiediamo al Signore di sperimentare questa grazia.
Commento al vangelo della Va domenica di quaresima anno B – 17 Marzo
La dinamica del regno dei cieli è inversa. Per produrre, occorre passare per la distruzione, per moltiplicare occorre passare per l’azzeramento, per diffondere e rendere universale occorre passare per il nascondimento.
Nel discorso di Gesù riportato da Giovanni abbiamo a che fare non solo con un modo di pensare nuovo. Ma con un modo di esistere nuovo. C’è una risignificazione dell’esistenza, essa non è fatta per essere mantenuta o allungata quanto più possibile, ma essa è fatta per essere data. E donare la vita, vuol dire spropiarsi di sé e delle proprie decisioni in favore dell’altro, con la A maiuscola e minuscola.
E’ la lezione più alta che Gesù dona ai suoi. Una lezione effettiva, coerente, perché Gesù è consapevole di che morte è disposto a morire per la salvezza di tutti. Gesù entra nella logica di perdersi per ritrovarsi, del chicco che muore per risorgere, e che non può non morire pena l’essere inutile marcendo senza attecchire nel terreno. E quanto rinasce è più grande, più forte, più nuovo, più bello, di quanto era prima.
Siamo di fronte alla vita nuova di Gesù che non muore più e che attira a sé una schiera innumerevoli di discepoli, che seguono il maestro ovunque vada, nella morte e nella vita.
Questa nuova logica richiede preghiera e fede. Solo se avremo fatto esperienza profonda di Dio, e saremo divenuti certi del suo amore che è fedele avremo l’ardire di perderci fino alla morte per ritrovarci in lui per la vita eterna.
Commento del Vangelo della Domenica 3a Settimana di Quaresima, 3 marzo 2024, p. Francesco Guerra
Dal Vangelo secondo Giovanni 2,13-25
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.
A che cosa serve un tempio, una chiesa, un luogo di culto? Deve servire alle persone che partecipano ai servizi e riti religiosi per esprimere la propria religiosità e crescere consapevolmente nella fede che professano. La magnificenza, la bellezza e l’efficienza dei luoghi di culto, però, servono solo a noi uomini per esprimere la nostra grandezza e il nostro senso di orgoglio. Tutto questo serve a Dio? No, il profeta Isaia (1,13-17) riporta queste parole del Signore Dio: “Smettete di presentare offerte inutili… Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste… allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”.
A coloro che lo contestavano perché aveva scacciato i mercanti dal tempio di Gerusalemme Gesù risponde: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Non parlava del tempio fatto di pietre, ma di se stesso. Sapeva quale era la sua missione, lo dirà poco dopo alla samaritana: “Credimi, donna, viene un’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… Ma viene un’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”.
E tuttavia, perché l’opera dello Spirito Santo si possa compiere in noi, sarà necessario che egli accetti la morte di croce e poi risuscitare il terzo giorno: solo così potrà effondere in noi lo Spirito di santità per aiutarci ad adorare Dio in spirito e verità.
Per noi persone che siamo fatti di corpo e anima, non è per niente facile distaccarci da tutto ciò che è materiale, anzi abbiamo bisogno di segni e simboli che siano nello stesso tempo materiali e spirituali, che ci aiutino ad avvicinarci a Dio. D’altra parte Gesù si è fatto vero uomo come noi. E tuttavia ha messo in pratica quello che aveva detto: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”, è risorto con un corpo glorioso per indicarci quello a cui dobbiamo tendere: “adorare Dio in spirito e verità”.
Commento di Gianluca Garofalo al Vangelo della seconda domenica di Quaresima (Trasfigurazione)
Testo del Vangelo (Mc 9,2-10): In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Commento:
Il brano della Trasfigurazione viene letto secondo un’antica prassi liturgica, ogni anno nella seconda domenica di Quaresima, quasi ad indicare a ciascuno di noi in cammino nel duro combattimento quotidiano la meta pasquale che è l’incontro col volto trasfigurato del Signore Risorto.
L’episodio della trasfigurazione è strettamente legato alla grande professione di fede di Pietro a Cesarea di Filippo e al primo annuncio della passione di Gesù di fronte al quale Pietro ma insieme a lui tutti i discepoli si sentono smarriti e scoraggiati… la Croce fa paura!
Gesù descrive poi ai discepoli e alle folle le condizioni per seguirlo ma, con Pietro Giacomo e Giovanni, si ritira su un alto monte, loro soli. I riferimenti a Mosè sono chiari. Il monte è il luogo dell’incontro con Dio e Gesù sente questo bisogno, da solo, lontano dalla folla come diverse volte è capitato nel suo pellegrinare. Su quell’alto monte, Gesù si trasfigura, le sue vesti divennero bianche, e il suo volto splendente, splendore che deriva dalla vicina presenza di Dio. Gesù dopo aver rivelato a Pietro che il figlio dell’uomo dovrà soffrire dimostra che la sua vera realtà è la gloria. Gesù viene glorificato dal Padre e questa intronizzazione avviene proprio davanti ai suoi discepoli, li rassicura e li rincuora. La via della croce non è fine a sé stessa ma porta alla gloria. La legge e i profeti rappresentati da Mosè ed Elia discorrono con Lui in modo pacifico, uniti in comunione profonda. I discepoli si impauriscono. Pietro dimostra di non capire, vuole fermare questa visione di bellezza sulla terra rinunciando così alla croce, elemento scomodo ma indispensabile.
Che bello allora pensare che anche a noi in questo tempo di quaresima il Signore ci prende con sé e ci conduce in un luogo a parte anche quando i nostri impegni quotidiani ci obbligano a rimanere dove siamo di solito, vivendo una quotidianità spesso ripetitiva e a volte noiosa; siamo invitati a salire su un alto monte insieme a Gesù, a vivere con il popolo santo di Dio una particolare esperienza di trasfigurazione, anche quando la nostra vita passa attraverso la sfigurazione. Nella bellezza del Volto di Cristo comprenderemo che in lui anche noi siamo figli amati, che all’ascolto docile e obbediente della sua Parola anche la nostra vita potrà diventare incontro pasquale con la sua Vita risorta.
Che lo Spirito Santo ci incoraggi durante questo tempo di Quaresima perché possiamo sperimentare la bellezza dello splendore del volto di Gesù e così, rafforzati nella fede, continuare insieme il cammino con Lui, gloria del suo popolo e luce delle nazioni”.
Commento di Gennaro Tanzola al Vangelo della prima domenica di Quaresima
Gesù, da Giovanni, riceve il battesimo, si apre il cielo, si sente questa voce, un momento solennissimo, e poi subito va nel deserto per essere tentato. Noi siamo stati battezzati, e dopo? Crescere ed essere cristiani è un continuo vivere in lotta contro il male, perché se non sei tentato dal male, è segno che non hai ancora scelto il bene. Se il Signore Gesù, subito dopo essere stato riconosciuto dal Padre come Figlio amato, fu sospinto dapprima nel “deserto” (1,12) e poi verso la “Galilea” (1,14) anche noi, nella misura in cui prendiamo coscienza “del battesimo” (1Pt 3,2) siamo sospinti nella vita per combattere contro ogni tradimento e rinnegamento del dono ricevuto, in comunione con tutti e con tutto.
SIAMO TENTATI e Gesù è “tentato da Satana” Fatto emblematico per tutti. La tentazione mette alla prova sull’unico punto che conta nella nostra vita: il rapporto con Dio, con l’Assoluto di ogni vita. La tentazione può avere il benefico effetto della vaccinazione. “Chi non è tentato, non sarà salvato”, diceva sant’ Antonio Abate. Come Gesù, vinse le tentazioni perseverando unito al Padre con la forza dello Spirito Santo, noi possiamo vincere le tentazioni aggrappandoci alla nostra scelta di credere in Gesù morto e risuscitato per la nostra salvezza. Vogliamo sentirci in sintonia con l’inno battesimale delle prime comunità cristiane, che ci è stato offerto dall’autore della prima lettera di Pietro: “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurci a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, […].Gesù Cristo è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze” (1Pt 3,18-19.22).
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” poche parole ma degne di nota. Mercoledì abbiamo iniziato la quaresima abbiamo ricevuto tutti della cenere sul capo e ci siamo sentiti dire “convertiti e credi al vangelo” Usiamo questo tempo propizio per vivere nelle nostre comunità cercando di cambiare, per prendere coscienza delle proprie debolezze, di quanto è superfluo e per riscoprire le cose essenziali. Il tempo è compiuto, la lingua greca con cui venne scritto il vangelo contempla due modi per descrivere il tempo: Kronos che descrive il tempo che scorre come i giorni del calendario, poi c’è Kairos che indica l’avvento del tempo favorevole, il momento giusto.
Gesù quindi ci dice siamo arrivati al compimento del tempo, siamo nel “kairòs”. Questa quaresima diventerà anche il nostro “kairòs”.
Noi crediamo in Lui, storia, persona, esistenza, noi crediamo in Lui così come il Vangelo ce lo presenta, un personaggio scomodo e affascinante che non lascia indifferenti nessuno di quelli che lo incontrano. Noi crediamo in lui che è presente in mezzo a noi e ci chiede di seguirlo cambiando sguardo, cambiando il cuore,cambiando vita.
“Convertitevi e credete al Vangelo”, cambiamo il nostro pensiero, orientiamo diversamente la nostra vita, verso il regno di Dio e lasciamoci raggiungere dal regno di Dio. Un cammino ci aspetta in questo pellegrinaggio verso la Pasqua, ed è il cammino di figli che si ritrovano veramente fratelli.
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