Il racconto del vangelo presenta la descrizione dall’annuncio di Gesù fatto nella sua prima giornata di attività a Cafarnao. Nella sinagoga Gesù porta l’annuncio che già aveva fatto risuonare lungo le strade e cioè l’invito alla conversione perché il regno dei cieli è vicino. Nella sinagoga Gesù parla del Padre e la sua parola colpisce gli uditori perché è autorevole. Il suo è uno stile di comunicazione che annuncia, insegna, informa con autorità, in modo diverso rispetto a quello che dicevano e trasmettevano gli scribi.
In questa azione di invito alla conversione da parte di Gesù emerge l’ostacolo, l’inciampo di un uomo posseduto dal demonio il quale, di fronte alla parola di Gesù, si mette a gridare e la rifiuta. L’uomo si ribella di fronte a Gesù e se, da una parte riconosce che è il “santo di dio”, dall’altra però capisce che è venuto a rovinarlo.
Questo è il frutto della “parola della menzogna” che il demonio semina in quell’uomo, come semina in noi. La parola di Gesù intercetta questa parola negativa e la fa tacere. Gesù con questo esorcismo libera l’uomo dalla presenza del demonio. Ma libera anche noi ripiegati in noi stessi, dentro le nostre rivalse, ribellioni e insoddisfazioni, lamenti, giudizi. Noi che tante volte ripensiamo a tutto ciò che nella nostra vita non ha funzionato, costantemente portati a giudicare il mondo e a vedere gli altri colpevoli di essere la causa del nostro male.
Gesù con la sua parola ci invita alla conversione, impone il silenzio a queste “parole negative”, cosi che possiamo porci in ascolto della Parola che illumina la nostra interiorità. Gesù ci porta fuori da noi stessi, allo stesso modo in cui libera l’indemoniato dalla presenza inopportuna. E anche se sembrava che l’indemoniato rovinasse la scena del vangelo, in realtà quella figura mostra il primo frutto di Gesù che annuncia il vangelo, non semplicemente per comunicare un bene ma per liberare integralmente l’uomo. Oggi, domenica, vogliamo ringraziare il Signore, per il dono di poter andare in chiesa e celebrare l’eucaristia e ascoltare la sua parola. Questa è l’esperienza che vogliamo continuare a fare: che la parola di Dio ci comunichi la misericordia del Signore.
San paolo della Croce è stato un grande missionario. Si racconta di un fatto che ha a che fare con questa esperienza di salvezza. In un paese stava confessando da più ore quando venne interrotto da un uomo che gli si accostò per dirgli in segreto “padre confessatemi perché sono 12 anni che non mi confesso!”. Paolo rispose “attendete un momento che vengo subito”. Paolo confessò ancora alcune persone, poi uscito dal confessionale lo condusse in sacrestia, lo confessò e prima di licenziarlo gli chiese “perché avete atteso tanto tempo per confessarvi?” l’uomo rispose “padre sappiate che 12 anni fa essendo andato a confessarmi, il confessore cominciò a sgridarmi cacciandomi via, mi disse ‘va via che sei dannato!’, io spaventato e atterrito mai più mi sono accostato al confessore”. Dopo alcuni anni Paolo incontrò ancora quest’uomo che gli disse “Padre, sappiate che da quando mi confessa da voi, per grazia di dio, mi sono sempre conservato fedele al Signore, ne mai più sono ricaduto in quei peccati!”.
portoghese
Comentário ao Evangelho do Quarto Domingo do Tempo Comum
O evangelho de hoje apresenta a descrição do anúncio de Jesus feito no seu primeiro dia de atividade em Cafarnaum. Na Sinagoga Jesus anuncia aquilo que já tinha proclamado pelas estradas; isto é o convite à conversão porque o Reino dos Céus está próximo. Na Sinagoga Jesus fala do Pai e os seus ensinamentos agradam a quem o escuta porque é seguro naquilo que pronuncia. O seu estilo de comunicação anuncia, ensina, informa com autoridade, de modo diverso relativamente ao que diziam e transmitiam os escribas.
Nesta ação de convite à conversão da parte de Jesus, surge um obstáculo: um homem possuído pelo demónio que, perante o discurso de Jesus, se põe a gritar e recusa as palavras proferidas por Jesus. O homem revela-se perante Jesus e se, por um lado reconhece Nele “o Santo de Deus”, por outro lado entende que Ele veio para destruí-lo.
Este é o fruto da “palavra da mentira” que o demónio semeia naquele homem, como também semeia em todos nós. A palavra de Jesus interceta esta palavra negativa, de modo a que não seja mais proferida. Com o exorcismo, Jesus liberta o homem da presença do demónio. Mas liberta-nos também a nós quando estamos centrados em nós mesmos, dentro das nossas revoltas e insatisfações, lamentos e juízos. Nós muitas vezes pensamos em tudo aquilo que na nossa vida não funcionou, e somos levados a julgar o mundo e a ver os outros como culpados pelo mal que nos acontece.
Jesus com a sua palavra convida-nos à conversão, impõe o silêncio às “palavras negativas”, e assim podemos colocar-nos à escuta da Palavra que ilumina o nosso interior. Jesus leva-nos para fora de nós mesmos, tal como liberta o homem possuído daquela presença inoportuna. Pode parecer que o endemoniado estraga a cena do evangelho, mas na verdade aquela figura mostra-nos o primeiro fruto de Jesus, que anunciava o evangelho, não simplesmente para comunicar um bem, mas para libertar integralmente o homem.
Neste domingo agradeçamos ao Senhor pelo dom de poder escutar a Palavra de Jesus, nem que seja através da televisão ou das redes sociais, por causa da Pandemia. O que queremos continuar a experimentar: é que a palavra de Deus comunica-nos a misericórdia do Senhor. São Paulo da Cruz foi um grande missionário. Dele conhece-se uma passagem relacionada com esta experiência da salvação. Numa certa localidade estava a confessar à várias horas, até que foi interrompido por um homem que lhe disse em segredo: “padre confessai-me, porque já não me confesso à 12 anos”. Entretanto Paulo confessou mais algumas pessoas. Quando saiu do confessionário levou o homem à sacristia; confessou-o e antes de o absolver disse-lhe: “Porque esperas-te tanto para te confessar?”. O homem respondeu: “Padre há 12 anos atrás fui confessar-me, e o confessor começou a gritar-me e a mandar-me embora. Disse-me: Vai embora, vai embora porque és maldito! Eu fiquei assustado e nunca mais fui capaz de me aproximar do confessor”. Passados alguns anos Paulo voltou a encontrar este homem, que lhe disse: “Padre, sabeis que desde que me confessei a vós, por graça de Deus, sempre fui fiel ao Senhor, e nunca mais caí naqueles pecados”.
Domenica 24 gennaio III domenica del tempo ordinario.
Con l’essenzialità che gli è tipica Marco riassume in poche righe la missione a cui sono chiamati tutti loro che si riconoscono come discepoli di Gesù. A differenza degli altri rabbì del tempo non sono i discepoli a scegliere, ma è il Maestro. Questo non tanto per attuare una selezione pe definire un elite che si differenzi dal “mucchio”, ma per ricordare un dato fondamentale: non siamo noi a scegliere Dio, ma è lui che sceglie noi.
La nostra elezione a Figli di Dio non è nelle mani dell’uomo, ma è un dono gratuito che giustifica poi l’agire di Dio che ci dona grazia su grazia. E’ un atto non necessario nei nostri confronti e proprio per questo ricolmo di amore che liberamente vuole il nostro bene in quanto tale. Marco poi caratterizzerà la forma del discepolato ricorrendo alla metafora della pesca. Gesù ricorrendo a questa immagine sembra voler dire “se prima il vostro lavoro era quello di pescatori ora è quello di essere miei discepoli”. Per prima cosa il tipo di pesca che facevano nel lago era più che un lavoro: era uno stile di vita.
Si pesca di notte, quando i pesci salgono verso la superficie, per cui questo fatto da la forma al resto della giornata: di notte si lavora, di giorno si dorme e si fanno lavori per prepararsi all’attività notturna. I pasti, le relazioni sociali e tutti gli aspetti della vita sono condizionati da questo fattore.
Così l’essere discepoli di Gesù non è qualcosa che si attua a qualche aspetto o a qualche occasione della vita, ma investe tutta la persona diventando uno stile di vita. Ma la metafora definisce anche il tipo di azione che debbono svolgere. Infatti Gesù spinge la metafora ulteriormente paragonando i pesci agli uomini: a differenza di quella con la canna, la pesca con le reti presuppone che siano i pescatori a muoversi per scovare il pesce.
Una volta individuato dovranno tirarlo fuori dall’acqua, oggi diremmo: “farli uscire dalla loro confort-zone”. A differenza dei pesci l’acqua non è un ambiente in cui l’uomo può vivere a lungo, per cui “pescarli” significa rimetterli in una ambiente a loro favorevole in modo che poi possano essere liberi di essere sé stessi. Certo non è un’operazione facile perché avviene di notte e in condizioni avverse, ma proprio per questo Gesù chiama a coppie: essendo infatti un’opera di liberazione e di rinascita c’è bisogno di una comunità che se ne preoccupi.
Nei giorni precedenti, durante il tempo di Natale abbiamo contemplato Gesù bambino nella mangiatoia di Betlemme, adorato dai pastori e dai magi, poi lo abbiamo contemplato come il Verbo di Dio, creatore di ogni essere. Oggi Giovanni Battista ce lo indica come l’agnello di Dio che si offre al Padre per noi. Che cosa comporta tutto questo per noi?
Due dei suoi discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. E noi?
Credo che anche noi dobbiamo seguire il suggerimento del Battista e dobbiamo spingerci a cercarlo con insistenza per stare con lui. «Venite e vedrete» dice anche a noi Gesù.
Andrea inizialmente rivolgendosi a Gesù lo chiama rabbì, che vuol dire Maestro, così era considerato dalla folla. Ma stando con lui Andrea intuisce che Gesù è di più, è il Messia atteso e questa sua percezione la condivide anche col fratello Simon-Pietro. Continuando a seguirlo e stando con lui Andrea scoprirà ancora altre cose di Gesù.
È così la vita del discepolo di Cristo: più si sta con lui e più lo si conosce e più si cresce sia come persona che come cristiano.
Nas semanas anteriores, durante o tempo do Natal comtemplamos o Menino Jesus na manjedoura, adorado pelos pastores e pelos magos; e depois contemplamos Jesus como o Verbo de Deus, criador de todas as coisas. Hoje João Batista indica-nos como o Cordeiro de Deus se oferece ao Pai por nós. O que traz, para a nossa vida, tudo isto? Dois dos seus discípulos, escutando-O falar assim, seguiram Jesus. E nós? Acredito que também nós devemos seguir a sugestão de Batista e devemos colocar-nos em movimento para também procurá-lo com insistência para estar com Ele. «Vinde e vede» diz Jesus também a nós. André voltando-se inicialmente para Jesus chama-O Rabí, que quer dizer Mestre; assim era considerando pela multidão. Mas estando com Ele, André percebe que Jesus é muito mais, é o Messias esperado, e partilha esta sua intuição com o seu irmão Simão-Pedro. Continuando a segui-lo e permanecendo com Ele, André descobrirá muitas outras coisas sobre Jesus. É assim a vida do discípulo de Cristo: quanto mais se está com Ele e se O conhece, mais crescemos quer como pessoa quer como cristãos.
Andrè Pereira ha emesso i voti perpetui durante la Santa Messa delle ore 10.00 a Santa Maria da fiera (Portogallo) il 9 gennaio 2021 presieduta da p. Paolo Correia. Dalla provincia MAPRAES un caro augurio a questo confratello che entra a far parte in in modo definitivo alla Congregazione Passionista.
Nel brano di Vangelo di oggi riconosciamo diverse fasi: la profezia, l’adempimento, il rovesciamento dei ruoli, la conferma celeste nella teofania, l’espansione del regno dei cieli.
La profezia inizia quando Giovanni Battista, dichiarando la verità su se stesso, fa comprendere di essere solo un messaggero, e annuncia che il suo battesimo di acqua lascerà il posto ad un battesimo nello spirito Santo. Il vero battezzatore è dunque Gesù.
L’adempimento della profezia, cioè del battesimo per tutte le genti nello Spirito Santo, non si ha in questo brano del vangelo, ma lo possiamo pensare rimandato alla Croce (secondo il vangelo di Giovanni, la morte di Gesù coincide sia con il ridare il proprio spirito vitale al Padre, ma anche con l’effondere lo Spirito Santo sul mondo) o alla Pentecoste.
Nel frattempo abbiamo una cosa inaspettata. C’è un rovesciamento dei ruoli: il Battista è titubante di fronte a Gesù, perché questi chiede e si lascia battezzare nell’acqua. Mentre il battesimo per noi è un lavacro di purificazione dei nostri peccati con l’inizio della vita nuova in Dio, per Gesù il battesimo è l’adesione alla missione del Padre e l’umile gesto di sottomettersi a quelle realtà specifiche dell’umanità che ha assunto, come già aveva fatto attraverso i suoi genitori, che lo avevano portato al tempio per adempiere la legge e alla circoncisione.
Dall’alto c’è la conferma celeste, attraverso la teofania dello Spirito (visione della colomba) e del Padre (la voce). Gesù è l’amato nel quale Dio ha posto il suo compiacimento. Tutta la Trinità è coinvolta nelle vicende terrene di Gesù. Gesù non fa nulla che non sia nella volontà del Padre, e nulla senza l’ausilio dello Spirito. La vita di Gesù è quindi tutta a favore dell’umanità, ma anche l’azione del Padre e dello Spirito è volta a che la missione di Gesù si compia nella storia, cosi che l’uomo e Dio possano riconciliarsi, cosi che l’uomo possa tornare a godere della presenza di Dio nella sua vita, come accade già dal battesimo in cui l’umanità di Gesù è completamente abitata dal divino.
Da ultimo vediamo l’espansione del regno dei cieli, che abbiamo ascoltato sia dall’epifania/manifestazione di Gesù, riconosciuto re dai Magi, che nell’annuncio della vicinanza del regno, nella predicazione di Gesù stesso. Tale espansione è misteriosa in quanto intrisa di vita e di morte, di visibilità e invisibilità, di compimento e fallimento.
Gesù inizia a regnare interiormente nei cuori di coloro che ascoltano la sua parola, già nella sua famiglia, tra gli apostoli e i discepoli, che riconoscono in lui qualcosa di straordinario, perché è un maestro che parla in modo autorevole, che compie gesti portentosi, che non si lascia comprare a nessun prezzo, ma che soprattutto è capace di morire per la verità e la libertà.
Gesù regna ancora oggi, perché la sua chiesa si diffonde, non soltanto visibilmente, ma ancor più spiritualmente in coloro che lo accettano come Dio, come Salvatore, e come Redentore. L’estensione del regno non è facilmente valutabile, perché nell’interiore può vedere e giudicare solo Dio.
Gesù regnerà quindi alla fine dei tempi perché la sua vittoria sul male e sulla morte si è compiuta nel Venerdi Santo. Nel giorno finale, quando i segreti di tutti i cuori verranno svelati, non ci sarà più bisogno dell’esercizio della speranza, perché Gesù sarà manifesto a tutti per sempre. Chiediamo dunque al Signore di prepararci all’incontro eterno con lui già da questa terra, ogni volta che lo preghiamo e lo ricordiamo nell’Eucarestia.
versione francese
versione spagnola
versione portoghese Meditação do Evangelho da Festa do Batismo do Senhor, Ano B (10 JAN 2021)
No trecho do Evangelho de hoje reconhecemos várias fases: a profecia, o seu cumprimento, a inversão de papéis, a confirmação celeste na teofania, e a expansão do reino dos céus. A profecia começa quando João Batista, declarando a verdade sobre si mesmo, faz-nos compreender que é apenas um mensageiro, e anuncia que o seu batismo de água deixará lugar a um batismo no Espírito Santo. Aquele que batiza verdadeiramente é Jesus. O cumprimento da profecia, isto é do batismo para toda a gente no Espírito Santo, não é posto em evidência neste trecho do Evangelho, mas podemos pensá-lo olhando para a Cruz ou para o Pentecostes (segundo o evangelho de João, a morte de Jesus coincide com dois aspetos: oferecer o seu espírito ao pai e a efusão do Espírito Santo no mundo). Entre todos os aspetos existe algo inesperado. Existe uma inversão dos papéis: o Batista hesita perante Jesus, porque Este pede e deixa-se batizar na água. Assim sendo, o batismo para nós é a purificação dos nossos pecados com o início da vida nova em Deus. Por Jesus o batismo é a adesão à missão do Pai e a humildade de submeter-se às realidades específicas da humanidade que assumiu; como já tinha manifestado através dos seus pais, que o levaram ao templo para cumprir a lei e a circuncisão. Por outro lado podemos ver a confirmação celeste, através da teofania do Espírito (pela visão da pomba) e do Pai (pela voz que se escuta). Jesus é amado no qual Deus pôs toda a sua complacência. Toda a Trindade está envolvida nas atividades terrenas de Jesus. Jesus não faz nada que não esteja de acordo com a vontade do Pai, e nada sem o auxílio do Espírito. A vida de Jesus é, por isso, toda a favor da humanidade, mas também ação do Pai e do Espírito revela que a missão de Jesus se realiza na história, de modo que o homem e Deus se podem reconciliar. Neste sentido, o homem pode voltar a usufruir da presença de Deus na sua vida, como acontece já no batismo, no qual a humanidade de Jesus é completamente habitada de divino. Por fim vemos a expansão do reino dos céus, que escutamos quer na epifania (manifestação de Jesus reconhecida pelos magos), quer pelo anúncio da proximidade do reino, na pregação de Jesus. Esta expansão é misteriosa porque reflete a vida e a morte, a visibilidade e a invisibilidade, a realização e as falhas. Jesus começa a reinar interiormente nos corações daqueles que escutam a sua palavra: a sua família, os apóstolos e os discípulos, que reconhecem Nele algo de extraordinário, porque é um mestre que fala de um modo decidido, que realiza gestos diferentes, que não se deixa comprar por nenhum preço, mas que sobretudo é capaz de morrer pela verdade e pela liberdade. Jesus reina hoje, porque a sua igreja difunde-se, não só de um modo visível, mas também de um modo espiritual naqueles que o aceitam como Deus, como Salvador, e como Redentor. A extensão do Reino não é fácil de verificar, porque o interior do homem só pode ver e julgar Deus. Jesus reinará no final dos tempos porque a sua vitória sobre o mal e a morte cumpre-se na sexta-feira santa. No dia final, quando os segredos de todos os corações forem revelados, não será mais necessário exercitar a esperança, porque Jesus se manifestará a todos para sempre. Peçamos ao Senhor, que nos ajude a preparar para o encontro eterno com Ele já aqui na terra, cada vez que O anunciamos e recordamos na Eucaristia.
Utilizziamo i COOKIES per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.