Sabato 27 febbraio, alle ore 11, monsignor LORENZO LEUZZI, vescovo di Teramo-Atri, ha aperto la Porta santa e dato inizio all’anno giubilare del centenario della canonizzazione di San Gabriele.
Erano presenti autorità religiose, civili, militari e alcune centinaia di pellegrini.
Commento alla seconda domenica di Quaresima anno B
Questo brano di vangelo è come uno specchio nel volto trasfigurato di Gesù e anche noi come Pietro vediamo il nostro volto di figli, perché nel battesimo tutti siamo stati resi i figli di Dio. La trasfigurazione ci vuole presentare questa esperienza definitiva, che però non è completa perché ogni giorno siamo chiamati a rinnovare questa esperienza di vita da risorti e da battezzati. Il testo descrive la trasfigurazione innanzitutto in termini di luce: Gesù è folgorante, si riesce a malapena descrivere le sue vesti. La luce è principio di vita, di calore, di amore, di conoscenza. Questa luce folgorante è segno della potenza di Dio ed è luce che illumina tutto ciò che sta nel mondo nell’universo. Questa luce è interpretata dalla presenza di Elia e Mosè. Capiamo Gesù trasfigurato nella maniera in cui lo collochiamo all’interno della storia della salvezza, cioè con la promessa e con la profezia di Dio, rappresentati da Mosè e Elia.
Solo la Scrittura ci aiuta a conoscere questa forza del volto di Dio trasfigurato in Gesù. Di fronte a questo evento Pietro intuisce la bellezza e dice “è bello per noi essere qui”. Tutti noi siamo fatti per essere davanti a questo volto! Quell’esperienza per Pietro è consolante, rappacificante. È l’esperienza di chi si sente accolto, di chi si sente bene e vuole stare lì, vuole che quel momento continui. La trasfigurazione è un punto di arrivo perché ci permette di intuire la bellezza dell’incontro con Dio, ma in realtà è anche un punto di partenza perché dobbiamo metterci in cammino, perché questo cammino ci porta nella vita, dai fratelli.
La nostra chiamata quindi è portare dentro la storia di ogni giorno quello che abbiamo intuito. Il frutto della trasfigurazione è trattenere questo volto, questo sguardo, questa intuizione che è la tenerezza di Dio, che è l’amore di Dio, che è la capacità di portare amore, gioia, pace. Questa è la trasfigurazione che avviene ogni giorno dentro di noi. Essa avviene attraverso l’ascolto della Parola. Nella nube Dio, il Dio nascosto, il Dio che non ha volto, ha voce e manifesta la sua voce attraverso l’indicazione: “Questi è il figlio mio ascoltatelo”. C’è l’invito ad ascoltare Gesù come il figlio di Dio, ma c’è l’invito soprattutto ad ascoltare Gesù come colui che poco dopo scenderà con i discepoli dal monte, tornerà in mezzo alla vita, e poi di lì a qualche mese, darà la sua vita sul Calvario. Questi è colui che siamo chiamati ad ascoltare, questo è il figlio di Dio che rivela il volto del Padre, questo è il figlio che trasfigura il mondo: è Lui che ci dona la vera pace!
Ogni evangelista descrive a suo modo l’esperienza che Gesù ha fatto dopo il suo battesimo ma tutti concordano in due suoi elementi: è un periodo di prova (che traduciamo con tentazione) e dura 40 giorni. Per gli ascoltatori del tempo è immediato il riferimento all’esperienza dell’Esodo, dove il popolo che Dio aveva eletto vive un cammino di 40 anni nel deserto.
Ma il centro tematico di questo passaggio epocale non è come noi siamo abituati a pensare la terra promessa; infatti il Pentateuco (i primi 5 libri della bibbia che si presentano come un corpus unico) termina prima che Israele abbia messo piede in essa. In realtà il motore di questa narrazione lo troviamo nell’esperienza del Sinai: la scoperta che Dio ha un progetto di amore per questo popolo, che vuole la sua realizzazione, che non può che trovarsi nel vivere questo rapporto di fiducia e amore con Dio stesso che attraverso dei segni di fa presente.
Nella nostra esperienza di vita dovrebbe oramai essere chiaro che per vivere una relazione con una persona dobbiamo fargli spazio nella nostra vita e questo comporta tutta una serie di cambiamenti affinché non solo riusciamo ad abituarci a questa persona, ma gli riserviamo il posto che essa merita, che sia un amico, un socio o addirittura il partner della nostra vita. Ecco allora la necessità di un periodo per vivere questo cambiamento interiore, che conosce necessariamente avvicinamenti ed allontanamenti, ma che ha lo scopo di costruire una relazione profonda, non solo basata su affetti e bisogni, ma soprattutto su una volontà che sceglie.
Gesù vive questo esodo personale ad indicare a tutti gli uomini che è necessario compiere questa operazione perché la relazione – che la Bibbia usa chiamare alleanza – ha bisogno di essere costruita non solo a livello di Popolo – cioè avere delle strutture sociali che ci danno dei parametri di riferimento – ma a livello personale. In questo Marco addirittura sottolinea che è un tempo salvifico, proprio perché è lo Spirito Santo l’autore di questa esperienza, e come tale sarà lui in modo nascosto a saper limare quelle caratteristiche che ci rendono difficile l’abbandono nelle mani dell’altro: sarà lui ad operare quel cambiamento necessario perché ci si possa realmente sentire partner di questa relazione di amore infinito in ogni circostanza della nostra vita.
versione francese
versione spagnola
versione portoghese
Comentário ao Evangelho do I Domingo da Quaresma (Ano B)
Cada evangelista descreve à sua maneira a experiência que Jesus fez depois do seu batismo, mas todos concordam em dois elementos: é um período de prova (que traduzimos por tentação), e dura quarenta dias. Para aqueles que escutam no templo é imediata a referência à experiência do Êxodo, onde o povo que Deus tinha escolhido vive um caminho de 40 anos no deserto.
Mas o centro temático desta passagem epocal não é como nós estamos habituados a pensar a terra prometida: de facto o Pentateuco (que são os 5 primeiros livros da Bíblia, que se apresentam como um corpo único) termina antes que Israel tenha colocado os pés nessa terra. Na realidade encontramos os elementos desta narração na experiência do Sinai: a descoberta de que Deus tem um projeto de amor para este povo, que quer a sua realização, que se encontra na vivência de um encontro de confiança e amor com Deus, que através de sinais se mostra presente.
Na nossa experiência de vida deveria ser claro que para viver uma relação com uma pessoa devemos dar-lhe espaço na nossa vida e isto gera toda uma série de comportamentos até que não conseguimos a habituar-nos àquela pessoa, mas também porque lhe reservamos o lugar que essa pessoa merece, quer seja um amigo, um sócio de uma empresa… Assim vemos que é necessário um período para viver esta transformação interior, que conhece necessariamente momentos de aproximação e de distanciamento, mas que tem o único objetivo de construir uma relação profunda, não só baseada nos afetos e necessidades, mas sobretudo sobre a vontade de escolher.
Jesus vive o seu êxodo pessoal para indicar a todos os homens que é necessário cumprir esta operação porque a relação – que a Bíblia chama aliança – tem necessidade de ser construída não só a nível de Povo – isto é: ter as estruturas sociais que nos dão os parâmetros de referência – mas a nível pessoal. Nisto São Marcos sublinha de um modo relevante que este tempo é um tempo de salvação, porque é o Espírito Santo o autor daquela experiência, e como tal será ele de um modo escondido a limar as características que tornam difícil o abandono nas mãos do outro. Será ele a operar a transformação necessária para que se possa realmente sentir parte desta relação de amor infinito em cada circunstância da nossa vida.
Conosciamo la misera condizione dei lebbrosi di quel tempo. L’evangelista Marco ci offre un breve ed intenso quadro di emozioni e fede (che è stato già commentato anche giovedi 14 gennaio)
Il lebbroso avvicinatosi a Gesù lo supplicava in ginocchio. Quanto dolore e quanta speranza nel cuore di quest’uomo: con tutta umiltà e profonda fiducia si rivolge a quel giovane Rabbì che è un rappresentante di Dio: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Purificare quel corpo piagato e risanare quel cuore pieno di tante ferite.
La preghiera di supplica è la preghiera che esce dal cuore e dalla bocca di chi sta male: la maggioranza dei salmi della Bibbia sono di supplica. Sì ci sono anche i salmi di ringraziamento, di lode, di fiducia, ma quelli di supplica sono di più.
Non è forse vero che anche noi ci rivolgiamo a Dio soprattutto quando stiamo male? E in queste occasioni la nostra preghiera non è forse più intensa?
Gesù si comporta con noi come con quel lebbroso: ha compassione, ci tende la mano, ci tocca e ci dice: «Lo voglio, sii purificato!»
Ti ringraziamo dal profondo del cuore Gesù e ti promettiamo che non ci dimentichiamo di te quando stiamo bene. Anzi vogliamo proclamare la tua bontà, così come ha fatto quell’uomo ormai guarito, che si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto.
Nella mattina del 28 gennaio 2021, presso la comunità di Castellammare del Golfo, dopo una ospedalizzazione, è tornato alla casa del Padre.
p. Ambrogio Messineo
( Leonardo) del Cuore di Maria
Leonardo Messineo nasce a Petralia Soprana (PA) il 10 aprile 1921 da Gaetano Messineo e da Gaetana Macaluso. Entra in noviziato ad Alessandria della Rocca dove il 15 agosto 1937 emette i primi voti. Dopo aver concluso gli studi filosofici e quelli teologici emette la professione perpetua il 11 aprile 1942 a Borgetto per poi essere ordinato presbitero il 24 ottobre 1943 a Partinico (PA).
Nel corso della sua vita si è dedicato principalmente alla predicazione itinerante, disponibile ad essere trasferito in tutte le comunità della Sicilia. Ha ricoperto diversi ruoli quali quello di vicario al Borgetto, Superiore ad Alessandria della Rocca e Consultore provinciale a Mascalucia.
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