Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto. (V domenica di Pasqua, di Giuseppe Adobati, e V DOMINGO DE PÁSCOA di André Pereira)

Gesù per presentare la sua relazione con i discepoli parla della vigna e si identifica come la vera vite che è frutto dell’azione del Vignaiolo che è il Padre, Origine di quel bene che è il  frutto che siamo noi.

L’immagine della vigna, che nell’antico  testamento simboleggiava il rapporto tra Dio e il suo popolo, ritorna qui per esplicitare il rapporto di comunione che c’è tra il Padre e Gesù, che offre la sua  vita per noi. Attraverso la donazione di Gesù, il Padre rende noi capaci di portare  frutto; per questo l’immagine della vigna  rende evidente che il tralcio, cioè ciascuno di noi, può portare frutto nella misura in cui rimane legato alla vite e all’albero, nella misura in cui è radicato.

Questa  presenza, questa comunione, è espressione di relazione che fondamentalmente è Amore. Gesù parla di restare in lui, nel suo amore. Bisogna essere consapevoli di quanto Gesù ha fatto per noi. Questa vite che rappresenta la sua croce, il suo morire per noi, il suo salvarci, il suo toglierci dalla morte e radicarci  in una vita che ci apre all’Amore, ci apre ad una vita diversa! La vita del  battesimo, di coloro che sono redenti, funziona per noi come i tralci nella misura in cui siamo uniti a Gesù che ci unisce poi al mistero di Dio.

Portare frutto avviene quando siamo coinvolti da questo amore di Dio Padre, che per la sua vigna ha offerto Tutto quello che aveva di meglio (il Figlio). Noi rappresentiamo quelli che portano a compimento il  frutto che Dio si attende. Questo avviene giorno per giorno, nella misura in cui custodiamo questa nostra relazione, nella misura in cui ci radichiamo nel Signore. Ogni giorno siamo chiamati a portare questo frutto benedetto, attraverso le nostre opere di  bene ma anche la nostra presenza.

Essere immagine di questo dono, di questo frutto che è appunto il desiderio di Dio di portare nel mondo il frutto del suo Amore, può far diventare noi stessi accoglienza, ascolto, misericordia, pazienza, generosità. Chiediamo al Signore di poter essere capaci di portare questo frutto. Un frutto che si rigenera come la vite che riparte dopo i momenti di fatica, che pazienta nei momenti di di attesa, che si ricrea nei momenti di riposo. La vite rinasce sempre nella sua capacità di portare frutto. La sua forza è il Signore!

Il nostro fondatore, san Paolo della Croce, poco prima di morire  lascia un testamento spirituale ai suoi religiosi e in questo testamento c’è un’invocazione che lui  rivolge a Gesù, dove parla della Congregazione come frutto del suo amore: O caro mio Gesù io spero, benché peccatore, di poter venire presto in paradiso, vedervi e darvi nel punto della mia morte un santo abbraccio per stare sempre unito con voi in perpetua eternità e cantare eternamente le  vostre misericordie. Vi raccomando adesso per sempre la povera Congregazione che è frutto nella vostra croce, della vostra Passione e della vostra morte e vi prego a dare a tutti i religiosi e benefattori della medesima la vostra santa  benedizione

versione portoghese

Meditação V DOMINGO DE PÁSCOA, (ANO B)

No domingo passado refletimos sobre o Amor que Jesus, o Bom Pastor, tem por cada homem. Neste quinto domingo de Páscoa continuamos a refletir sobre este Amor, mas de um modo mais profundo, íntimo, pessoal e comunitário. Pois Jesus, através da parábola da videira e dos ramos faz-nos descobrir que nós, sendo ramos da videira que é Cristo, devemos dar continuidade ao Amor de Deus pelo seu povo.

            Assim sendo, como discípulos de Cristo a nossa grande responsabilidade é permanecer… permanecer unidos à videira, unidos a Cristo para dar fruto abundante. O verbo permanecer repete-se seis vezes no evangelho que acabamos de escutar. Jesus insiste, convida-nos a aderir a Ele com liberdade, para que a nossa vida não se torne árida, para que não sejamos ramos secos sem vida, sem alegria, sem paz, sem perseverança. É importante que ao meditarmos as palavras do evangelho de João saibamos interpretar os “ramos secos” à luz da esperança. Porque os ramos secos significam aqueles que aderiram a Jesus e que por algum motivo deixaram de O seguir, deixaram de Lhe dar um lugar nas suas vidas; mas significa também, e esta ideia devemos repensá-la, o desejo de conversão. O que devo mudar na vida para permanecer com Cristo, para ser um ramo viçoso?

            Permanecer em Cristo é positivo, é entusiasmante, porque é uma decisão pessoal, que depois se reflete no amor comunitário e a Deus, que não nos aprisiona ou limita. É um permanecer que nos dá vida. O que nos alimenta nesta união a Cristo é Palavra de Deus, e o que nos fortifica é a presença do Espírito Santo em nós. Esta presença discreta e silenciosa do Espírito de Deus permite-nos combater o egoísmo, o isolamento, a autossuficiência, o orgulho… tudo aquilo que nos faz apodrecer e perder o desejo de viver.

            Permanecer unido a Cristo é responder à vontade de Deus, significa estar junto de Jesus na Cruz: estar com Ele nos momentos de prova. Seremos um ramo maduro, que dará fruto abundante, quando passarmos do ideal de um estado infantil de proteção do Pai a uma vida verdadeiramente madura e de fé em Deus. Exemplo vivo desta passagem são os santos jovens que dedicaram toda a sua vida a Deus apesar das contrariedades que encontraram. Podemos dar como exemplos os santos Francisco e Jacinta Marto que sendo crianças viveram sempre unidos a Cristo e a Maria; e ainda São Gabriel de Nossa Senhora das Dores e Santa Teresa do Menino Jesus que aceitaram com sacrifício amoroso as dificuldades da vida comunitária. Pensando na vida destes nossos irmãos na fé, podemos encontrar os motivos para renovar o nosso modo de viver quotidiamente para dar alegria a Deus, o nosso agricultor, o Pai que nos cuida com amor. E é interessante questionarmo-nos a nós mesmos com esta interrogação de São Paulo da Cruz: «Quando queimaremos de amor?» (carta a Agnese Grazi, 24 ottobre 1736), isto é quando seremos capazes de anunciar o fogo do Amor de Deus a quem se cruza connosco no caminho da vida.

            Com a parábola de hoje, Jesus convida-nos a uma renovação interior, que amadurece quando nos abandonamos com amor e por amor em Deus. Neste sentido o nosso fundador São Paulo da Cruz insistia na necessidade e liberdade de deixarmo-nos manejar por Deus: é Deus que guia a barca da nossa vida, que tantas vezes se vê atacada pelas tempestades da vida. É Ele, e só unidos a Ele, seremos transportados a bom porto (como escreve numa carta de 1759 a padre Giovanni Cioni).

            Concluindo deixo-vos algumas interrogações, que nos podem ajudar no nosso caminho de fé, e de crescimento humano-espiritual:

  1. Reconheço que Deus é o agricultor da minha vida? É aquele que cuida de mim, que me poda, para que eu dê fruto abundante?
  2. Como seria a minha vida sem Jesus? Isto é: o meu modo de falar, de escutar, de pensar, de perdoar, de ter compaixão?

30/Abril/2021 – Casalotti (Roma)

+ p. Serafino Pugliese

+ p. Serafino Pugliese

alle 5.00 di mattina del 28 aprile 2021, a Cirò Marina (KR) è tornato alla casa del Padre

p. Serafino Pugliese

I funerali si terranno presso la Chiesa parrocchiale di S. Antonio in Cirò Marina

giovedì 29 aprile 2021 alle ore 10,30.

P. Serafino nasce il 15 novembre 1947, da Francesco Pugliese e da Francesca Mazzitelli, a Caria di Drapia (VV), un piccolo centro quasi alla periferia di Tropea, in un ambiente familiare che respirava la spiritualità di un sacerdote, don Francesco Mottola, apostolo della devozione al Sacro Cuore di Gesù e fondatore di in istituto sacerdotale, la cui santità è stata riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa. La mamma di P. Serafino lo aveva incontrato, anche per la confessione, e ne parlava in famiglia. Non è difficile pensare che i nostri confratelli abbiano raggiunto anche quelle contrade, sia per la questua che per la predicazione.

Ma era il legame con la Madonna della Catena della Catena, devozione diffusissima in quegli anni in tutta la Calabria, che permise al giovane Serafino di conoscere i passionisti e decidersi per essi.

Dopo i primissimi anni di formazione nel nostro seminario, entrò nel noviziato di Laurignano (CS) e al termine di questo periodo emise i primi voti religiosi il 4 ottobre 1966. Al termine dei suoi studi teologici, condotti a Roma, fu ordinato nella chiesa del suo paese il 12 luglio 1975, alla vigilia della festa della Madonna del Carmine. Dopo una breve sosta nel convento di Ceglie Messapica (BR) come assistente dei giovani aspiranti delle scuole superiori, fu inviato di comunità a Rosarno, in Calabria, dove i nostri curavano una parrocchia. E da allora il servizio di P. Serafino è stato quasi sempre di parroco, nella comunità di Laurignano e Tessano (CS), e di economo, al santuario di Laurignano e a Cirò Marina.

Purtroppo negli anni ’90 dovette subire un terribile intervento chirurgico al cuore che mise in serio rischio la sua vita e che rese molto fragili le sue condizioni fisiche e psichiche. Per questo motivo dovette abbandonare la cura della nostra casa estiva di Moccone (CS) sulle montagne della Sila, dove trascorreva solitamente i mesi estivi disponibile all’accoglienza dei gruppi e dei religiosi che vi si recavano per riposo o per impegni formativi di Provincia. Il contatto con la natura lo gratificava moltissimo, ne godeva ampiamente.

La sua ultima comunità è stata il Santuario di Cirò Marina (KR) e la locale Parrocchia di S. Antonio. Qui p. Serafino ha concluso i suoi giorni, accompagnato da molte patologie, tra alti e bassi, che hanno sfibrato la sua salute già seriamente compromessa. Numerose volte è stato necessario il ricovero, anche per tempi prolungati, in varie cliniche. A questo bisogna aggiungere poi il suo profondo dispiacere per la perdita di familiari a lui molto cari, tra cui l’adorata mamma che ha assistito personalmente fino alla sua morte.

Chi lo ha conosciuto in profondità ha potuto riconoscere in lui la semplicità di un uomo non complicato e tantomeno ingolfato dalle strutture e dinamiche tipiche della vita religiosa. Anzi molte volte ne percepiva il peso e non ne mostrava interesse. Eppure ha voluto bene ai suoi confratelli, amava la loro compagnia e per gli altri era un piacere stare con lui. Per molti laici era uno di famiglia e il suo affetto era veramente percepito in tutta la sua sincerità. Per questo nessuno lo ha mai lasciato solo e ha cercato di essergli vicino, magari con una telefonata.

Non è mai stato un uomo di governo, né un fine studioso, né un grande oratore. Ma il senso di vuoto si: in quanti lo hanno incontrato, ne hanno avvertito l’animo familiare e accogliente, la disponibilità all’ascolto, e non ultimo l’atteggiamento un po’ scanzonato verso la vita. Tratti che lo hanno reso un religioso amato e cercato, al quale tutti abbiamo voluto bene e dal quale certamente siamo stati riamati.

Padre André Pereira è stato ordinato diacono.

Padre André Pereira è stato ordinato diacono.

Sabato 24 Aprile 2021, nella Parrocchia Passionista di Sante Rufina e Seconda di Casalotti (Roma), Padre André Michael Almeida Pereira è stato ordinato diacono per l’imposizione della mani e la preghiera consacratoria di S.E.R. Mons. Gino Reali, Vescovo di Porto-Santa Rufina.

Professione perpetua confr. Davide Costalunga

Professione perpetua confr. Davide Costalunga

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Per motivi organizzativi è gradita la conferma della vostra presenza, entro il 6 giugno, soprattutto quella di coloro che necessitano pernottare a Caravate.

I sacerdoti concelebranti sono pregati di portare il proprio camice personale.

Per quanti non riusciranno ad essere presenti sarà possibile seguire la celebrazione in streaming sul sito YouTube:

Passio Caravate

Per ulteriori informazioni contattare:
P. Marco Panzeri:
Cell: 348 378 5432
Email: pmarcopanzeri@yahoo.it