Giovedi 20 Novembre 2025 alle ore 15.00, presso la pontificia Università Lateranense si è svolta la presentazione della esortazione apostolica di Papa Leone XIV “Dilexit te”.
All’evento hanno partecipato numerose persone, amici della Cattedra Gloria Crucis e della Sapienza della Croce, Confratelli Passionisti dai conventi romani, studenti presenti in facoltà e altri professori convenuti per l’attualità dell’argomento.
Il 21 dicembre 2024, P. Kingsley Chukwugekwu Uzu è stato ordinato presbitero alla St. Paul’s Catholic Churc Ozalla (Nigeria) per l’imposizione delle mani di Mons. Callistus Onaga, vescovo della diocesi di Enugu.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Parola del Signore.
Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore … vado a prepararvi un posto.
Una delle preoccupazioni che grava sul nostro cuore e che spesso ci impedisce realizzare il nostro futuro riguarda il nostro destino ultimo. Infatti solo il nostro per-durare sembra rappresentare la garanzia che quanto accade nella nostra vista, si collochi all’interno di una storia dotata di senso che giustifichi dunque le molte tribolazioni che attraversiamo. La tradizione ci ha consegnato una preghiera, l’eterno riposo, che chiede proprio la fine di questi tumulti, in vista in un riparo dalle onde del destino. Ecco che il Signore viene a consolarci in questo senso. Infatti, partendo dalla preziosità che abbiamo ai suoi occhi, ci viene da una parte a calmare questi timori, ma dall’altra anche ad offrirci una prospettiva diversa. Nel mondo proprio di Dio, cioè la sua casa, c’è un posto anche per noi, che egli stesso sta preparando. A ben guardare tutti i verbi della frase sono al presente, a mostrare che questo posto è già garantito. Gesù definisce come casa (οἰκία) solo quella del Padre, già pronta da per noi dall’eternità; a fronte di questa c’è la nostra dimora, che chiama μονή: una parola che viene dal verbo μένειν che significa contemporaneamente sia rimanere che abitare. Gesù la prepara, ma noi si presenta come una scelta; sta noi volerla abitare. Gesù usa infatti due parole diverse quando rapporta questo luogo a Dio e a noi. In greco, come in inglese, un conto è dire home (casa), cioè il contro del proprio mondo, dove si trovano i propri affetti e si ha il proprio riparo; altro è dire house, luogo dove si abita, magari anche solo temporaneamente. Ecco allora che quella dimensione è propria solo di Dio, ed è per questo che per lui è “casa” (home). Sebbene non è un luogo a cui possiamo avere accesso per natura, ecco che lui ce lo concede per grazia, come dono e come abbiamo precisato, non riguarda il futuro, ma ha inizio fin dal momento presente, cioè dal momento che si accetta questo dono. E’ curioso anche il ricorso al termine greco μονή dal quale viene tanto il latino manere da cui l’abitazione in italiano chiamata maniero ed in inglese manor. Questa indicava un’abitazione secondaria posseduta da un grande proprietario terriero che abitava quando doveva amministrare quella parte del suo territorio. Ecco dunque che l’attività che qui si svolge non è un riposo ozioso, ma un lavoro. Il Signore ci chiama alla vita e quindi a mettere a frutto ciò che siamo per il bene del suo Regno.
Domenica scorsa, nella prima domenica di Quaresima abbiamo contemplato Gesù messo alla prova nel deserto, oggi lo contempliamo trasfigurato. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre apostoli che vedranno anche la sua agonia nell’orto degli olivi (Mt 26, 36 e segg). Sono due scene simili, nella trasfigurazione l’umanità di Gesù mostra la sua divinità, nell’orto Dio mostra, ci fa vedere, la sua umanità, la sua passione per ogni uomo e ogni donna. Qui il Padre chiama Gesù Figlio, nel Getsemani il Figlio chiamerà il Padre Abbà, Padre mio (Mt 26,42). Questa scena è da vedere, da contemplare, ma anche da ascoltare. Nel momento culminante della trasfigurazione sentiamo la voce del Padre che ci ripete : Questo è il mio Figlio. Il Padre parla solo due volte, non spreca parole, solo il Figlio è la Parola del Padre, il suo Verbo incarnato e vivente (San Bernardo di Chiaravalle, Homilia super “Missus est”, 4, 11). Per la seconda e ultima volta il Padre ripete le stesse parole che aveva detto nel battesimo: Questo è il mio Figlio! (Mt 3, 17). Così si conclude la rivelazione su Gesù e comincia il cammino verso Gerusalemme. Nel battesimo Gesù ha fatto la scelta di mettersi in fila coi peccatori e il Padre dice: Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te mi sono compiaciuto. Ora, dopo essere stato riconosciuto come il Cristo e aver spiegato a Pietro che accoglie il cammino del Servo, il Padre di nuovo lo conferma: Tu sei mio Figlio, hai capito chi sono, chi è il Padre. E dice a noi: Ascoltatelo. Si riferisce a quello che Gesù a detto, e soprattutto alla Parola che dirà – con la vita – d’ora in avanti, la Parola della croce Cosa dice a noi il Padre? Ascoltate Gesù, lui è la mia parola e l’unica cosa che dovete fare è ascoltare lui. Se ascoltate lui diventate anche voi come lui, figli amati. La trasfigurazione è allora ascoltare Gesù. Inizia quando comincio ad ascoltare lui invece di me. Quando la vita veramente è centrata sull’ascolto, credo alla sua parola; quando è giocata su di lui, l’ascolto mi trasforma: da egoismo in amore, da tristezza in gioia, da inquietudine in pace, da durezza in mitezza, da infedeltà la mia vita diventa fedele.
Nel suo messaggio per la Quaresima papa Francesco ha proposto di riflettere proprio sul brano della Trasfigurazione, affiancando il cammino ascetico quaresimale all’itinerario sinodale che stiamo compiendo. Il santo Padre ci propone di ascoltare Gesù, e ci ricorda che l’ascolto di Cristo passa anche attraverso l’ascolto dei fratelli e delle sorelle nella Chiesa (cf. Francesco, Ascesi quaresimale, itinerario sinodale, Messaggio per la Quaresima 25 gennaio 2023). Per questo non possiamo rimanere nella pura contemplazione sul monte, cercando troppo l’esperienza del distacco dal mondo. I fratelli e le sorelle si trovano a valle! E quindi dobbiamo scendere e tornare con gioia per testimoniare allo stesso tempo la gloria che abbiamo visto, ma anche facendoci partecipi del cammino quotidiano e ordinario di tutti, in cui non possiamo rifiutare la nostra croce, che il Signore ci fa portare in compagnia sua e degli altri.
Utilizziamo i COOKIES per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.