Ordinazione sacerdotale di p. André Michael Almeida Pereira

Ordinazione sacerdotale di p. André Michael Almeida Pereira

La famiglia Almeida Pereira e la Provincia di Maria Presentata al Tempio (MAPRAES) annunciano con gioia l’ordinazione e la Prima Messa di

André Michael Almeida Pereira

di Santa Teresa di Gesù Bambino

23 aprile 2022 ore 11:00 presso la Chiesa della Comunità Passionista di Santa Maria da Feira, Portogallo, per le mani di S.E.R. Mons. Joaquim Lopes

Padre André celebrerà la sua Prima Messa nella parrocchia di San Vincenzo Martire (Louredo, Santa Maria da Feira) il 24 aprile alle 15.30.

Un padre dal cuore di mamma, commento di Serenella Del Cinque, (IV domenica di Quaresima Anno C – 27 Marzo 2022)

Un Padre dal cuore di mamma

“Un uomo aveva due figli”: entrambi non conoscono il Padre. In questa parabola troviamo ripetuta questa parola – “Padre” – ben 12 volte.

Il figlio minore se ne va, perché pensa che il Padre gli tarpi le ali, gli tolga la libertà, poi, quando torna, pensa di meritare un castigo a causa di quello che ha fatto. Senza nemmeno immaginare che il Padre lo sta aspettando. Il figlio maggiore, pur restando nella casa paterna, si aspetta una ricompensa solo per i suoi servigi, per il suo lavoro. Senza neanche immaginare di essere amato immensamente perché figlio.

Entrambi fanno lo stesso errore. Il primo sceglie la strategia della libertà e del piacere: “trovo la felicità nel fare quello che mi pare”. Il secondo quella del dovere, del do ut des: “sono bravo per questo otterrò dei benefici”, vuole comprare l’amore del Padre, come se il Padre fosse un padrone e lui un servo.

Ma il Padre va oltre le piccinerie di entrambi. Rembrandt nel celebre quadro dal titolo “Ritorno del figliol prodigo” dipinge questo Padre con una mano maschile e una femminile: perché è un Padre che si comporta come una madre. Quando il più giovane torna, lui lo aspetta, lo vede mentre era ancora lontano, gli corre incontro, gli si getta al collo e lo bacia. Senza pudore. Proprio come farebbe una mamma per il suo bambino. E poi fa festa.

Quando il maggiore non torna, resta fuori dall’uscio nella sua solitudine infinita, il Padre corre ancora, corre incontro a quel figlio, che ostinato non capisce l’amore. Lascia la festa, lascia la casa per supplicarlo.  

In questa parabola, in questi due figli, ci riconosciamo: nel figlio che vuole cercare la felicità lontano, si ritrova a rubare il cibo ai porci e poi torna, ha fiducia che il Padre non lo caccerà, si ricorda il sapore del pane, ma teme ancora il castigo.

E ci riconosciamo forse soprattutto nel figlio pieno di rabbia, che pur restando nella casa del Padre è lontano, perduto, solo, pesa l’amore con il bilancino, è geloso e tutto sommato pensa che il Padre non farebbe festa anche per lui. 

Che ciascuno di noi possa fare esperienza dell’amore incommensurabile di Dio, il Padre che continuamente ci corre incontro con un cuore di mamma. In Lui ci riconosceremo tutti fratelli e sorelle. E sarà gioia piena, gioia senza fine.

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo! commento di Marco Staffolani (III domenica di Quaresima anno C – 20 Marzo 2022)

Il vangelo di oggi è l’inizio del capitolo 13, in cui Luca ci parla della predicazione di Gesù alla folla mentre è in viaggio verso Gerusalemme. Gesù stava parlando alla folla della necessità di valutare ciò che è più giusto fare, in particolare saper riconoscere il tempo favorevole (il kairos), il momento decisivo della salvezza (con la sua presenza in mezzo a noi).

Proprio in quel frangente gli presentano un fatto di cronaca molto grave. Pilato aveva fatto uccidere dei pellegrini provenienti dalla Galilea e se la notizia va presa alla lettera, essi furono uccisi durante il sacrificio. Dunque un fatto di strage e anche un sacrilegio.

Perché riferiscono questa notizia a Gesù?  Siccome era galileo volevano istigarlo contro Pilato? Oppure semplicemente la domanda è sulla bontà di Dio, cioè come mai questi pellegrini muoiono proprio nell’istante in cui stavano mostrando la loro devozione all’onnipotente?

Gesù esce da questa casistica e utilizza i fatti di cronaca, compresi i malcapitati sotto la torre di Siloè, per continuare l’annuncio del regno e la necessità della conversione. Non si tratta di punizioni divine. Piuttosto semplicemente tali fatti raffigurano plasticamente cosa significa “perire”, Quindi per contrasto positivo ci chiedono di cambiare la nostra vita per fuggire tali esiti nefasti!

Anche la parabola del fico è sullo stesso tono. Nonostante tre anni di attesa non si hanno frutti. Viene concessa misericordia ancora per un po’, attraverso la cura specifica del terreno intorno alla pianta.

Ecco dunque cosa possiamo concludere dal vangelo di oggi: la nostra vita senza la cura di Gesù e senza l’accettazione del suo intervento, per la conversione, è come un pianoforte in cattivo stato, polveroso e sconquassato. Nessuna musica, nessun frutto, può uscire da una tale vita. Ma nel momento in cui lasciamo operare il maestro divino, allora è tutta un’altra musica, musica di vita e di festa.

Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto. 13 marzo 2022, di Marco Panzeri, Seconda domenica di Quaresima anno C

L’episodio della Trasfigurazione segna un passaggio fondamentale nella vita e dei discepoli.

Il testo inizia con una annotazione di tempo: “Otto giorni dopo”: un’indicazione che ricorda l’ottavo giorno, il giorno della risurrezione.

come per dirci che la nostra trasfigurazione avviene ogni domenica nella celebrazione eucaristica.

Ma che cos’è la Trasfigurazione? E quando avviene?

La Trasfigurazione di Gesù manifesta la sua identità più vera e avviene durante la preghiera.

Questo fatto ci dice come anche noi possiamo riconoscere la nostra vera identità quando entriamo in relazione intima col Padre come figli.

La Trasfigurazione avviene in un luogo appartato: Gesù porta in disparte i discepoli.

Anche noi abbiamo bisogno di tempi e luoghi appartati per riscoprire la bellezza dell’essere figli amati, chiamati a condividere lo stesso destino di Gesù: il suo Esodo.

Che cos’è l’esodo per Gesù? E’ la sua passione, morte e risurrezione: cioè il suo donare tutto se stesso per la nostra salvezza. Di questo ne parlano con Gesù, Mosè ed Elia, la legge e i profeti.

Come Gesù ha manifestato pienamente il suo volto nella Passione, “la più grande e stupenda opera dell’amore misericordioso del Padre”, donando la sua vita per la nostra salvezza, così anche noi possiamo vivere in pienezza la nostra umanità donando la nostra vita, per amore, ai nostri fratelli.

Ma qual è la reazione dei discepoli?

Pietro afferma che “è bello stare qui!”

Egli riconosce che stare davanti al volto dello Sposo, di Gesù, è l’unico luogo dove possiamo vivere e sostare. Qui siamo a casa, altrove siamo sempre fuori posto.

Per sentirci a casa, e non alienati, siamo invitati ad assumere due atteggiamenti.

Il primo è quello di non impossessarci di Gesù, cioè di non pretendere di rinchiuderlo dentro i nostri schemi mentali.

Il secondo è quello di ascoltarlo, come Lui ascolta il Padre.

Solo così il nostro sguardo, purificato dall’ascolto, sarà capace di vedere il volto di Dio nel volto dei fratelli.