Il brano evangelico di questa domenica si pone in continuità con quello ascoltato la settimana scorsa. Inizia con il versetto conclusivo del brano precedente: «Gesù cominciò a dire “Oggi si è compiuta questa scrittura nei vostri orecchi”» (Lc 4, 21).
Tutto il racconto inizia e si conclude con Gesù che insegna di sabato, e ci offre un anticipo di tutta la sua azione, e delle reazioni della gente.
«Gesù cominciò a dire»: egli inizia il suo ministero presentando il suo programma di vita. Programma che si realizza nella vita quotidiana, nell’oggi, quando la Parola trova ascolto nel nostro orecchio e nel nostro cuore.
Siamo nella sinagoga di Nazaret, e Gesù – dopo il Battesimo al Giordano – si propone come ermeneutica vivente, interpretazione, realizzazione dei versetti di Isaia (cf Is 61, 1-2). Con la sua venuta nella storia Gesù inaugura l’anno di grazia, l’anno di misericordia (Lc 4, 18-19) cui si riferisce il profeta. Egli si riconosce in questa Parola, che in Lui diventa carne, assume un volto.
Quando la Parola ci svela il volto Dio (cf. Francesco, Omelia per la Domenica della Parola di Dio, 24 gennaio 2022), incontra le nostre resistenze e si scontra con le nostre aspettative, le presunzioni, le false sicurezze. La Parola rivela ciò che abita nel nostro cuore e diventa scomoda, chiama a conversione. Il Signore ci mette in guardia dal compiere l’errore di sbagliarci su di lui, ci richiama a rinunciare ai nostri pregiudizi e ad «accogliere il volto concreto in cui Lui si è rivelato: l’uomo Gesù di Nazaret» (Benedetto XVI, Angelus, 3 febbraio 2013).
Coloro che ascoltano Gesù nella sinagoga, prima lo accolgono in modo superficiale, poi lo rifiutano. Tanto che, conclude il Vangelo, «furono pieni di sdegno e lo condussero fin sul ciglio del monte per gettarlo giù» (Lc 4, 28-29). Ma – passando in mezzo a loro – si incamminò per altri villaggi. Il Signore non si ferma, ma attraversa la nostra vita e la nostra storia seminando la Parola.
Il rifiuto che Gesù subisce nella sua “patria” (Lc 4, 24) è il rifiuto che avrebbe incontrato in Israele. l’anticipo di quanto avverrà a Gerusalemme, quando verrà ucciso fuori dalla città (cf. Gv 19,20).
Ma Gesù, risorto dai morti, continua a camminare in mezzo a noi.
il 15 Gennaio 2022, nella parrocchia St Michael’s Catholic Church Umueze-1, Ehime Mbano LGA – Okigwe DIocese, p. Jonas Chikere Chuku cp, è stato ordinato presbitero p. Jonas Chikere Chuku.
Gov Uzodinma Joins Tony Chukwu’s Family at Priestly Ordination of Rev Fr Jonas Chukwu — Catholic Bishop of Okigwe Diocese, Bishop of Tanzania Diocese, others Ordain Rev Chukwu
The catholic community of Okigwe Diocese especially those of St Michael’s Catholic Church Umueze-1, Ehime Mbano LGA were jubilant on the 15th and 16th January 2022 been the priestly ordination and first holy mass of Rev Fr Jonas Chikere Chukwu.
His Lordship Most Rev. Dr . Solomon Amanchukwu Amatu, (Catholic Bishop of Okigwe Diocese),Catholic Bishop of Tanzania Diocese and hosts of other Bishops and clergies had gathered at St Michael’s Catholic Church Umueze 1, for the very important priestly ordination of Rev Chukwu who is a younger brother to renowned philanthropist and businesses tycoon, Chief Tony Chukwu (Onweghi Ihe Kariri Chineke),
Rev Fr Chikere Chukwu is also junior brother to the General manager of Owerri Capital Development Authority, (OCDA), Engr. Francis Chukwu.
The Governor of Imo State, His Excellency Senator Hope Uzodimma and wife, Deputy Governor Prof. Placid Njoku and wife, Sen. Frank Ibeziem, (Imo North), Speaker Imo State House of Assembly (Barr Kennedy Ibeh), Hon. Chike Okafor, (Okigwe South Rep), Barr. Nnamdi Anyaehi, (Chief of staff), Chief Cosmos Iwu, (Imo SSG), HRH Eze Cletus Ilomuanya, and many other dignitaries were present in solidarity to the Chukwu family.
Nella prima mattinata del 21 gennaio 2022 presso l’Ospedale di Rivoli in cui era stato ricoverato per via di alcune complicazioni, è tornato alla casa del Padre.
p. Italo Tarca
(Eugenio) dell’Annunciazione
Il funerale si terrà lunedì 24 gennaio alle ore 15,00 presso il Santuario di S. Pancrazio a Pianezza (TO).
Padre Italo era nato l’8 gennaio 1937 a S. Martino Valmasino (SO) da Italo e Vittoria Cotta. Italo era il nome di suo papà, e sua mamma la sig.ra Vittoria Cotta. Conobbe i Passionisti che frequentavano le parrocchie della Valtellina per impegni di apostolato. Entrò nel seminario minore di Carpesino per iniziare il curriculum degli studi che lo avrebbe portato al noviziato di san Zenone degli Ezzelini, dove emise i suoi primi voti religiosi l’8 settembre 1955, essendo maestro p. Leone Ferrarese, ex missionario in Africa ed ex provinciale. Trasferito a Mondovì (CN) continuò gli studi di filosofia e poi, a Caravate (VA), quelli di
teologia al termine dei quali fu ordinato sacerdote il 6 maggio del 1962 per le mani del vescovo di Como mons. Borromini. Fu inviato a Roma all’università Gregoriana, dove si diplomò in lingua latina cristiana.
Si dedicò all’insegnamento nel seminario minore di Calcinate (BG) e poi fu chiamato a Roma presso la nostra casa generalizia come archivista e bibliotecario. P. Italo conservò sempre un’attenzione culturale che lo portava a visitare le nostre biblioteche e a fare ricerche su figure storiche specie della nostra Congregazione. Rimase colpito della figura del nostro beato Domenico Barberi, apostolo degli anglicani e antesignano del cammino dell’unità ecumenica. Scrisse vari articoli sulla vita del beato e dei suoi rapporti con san John Newman.
Lasciato l’incarico a Roma si dedicò all’apostolato in varie nostre comunità, a Molare e a Carpesino. Accettò di fare anche un’esperienza parrocchiale nella sua nativa san Martino di Valmasino, così da poter essere vicino ai suoi genitori bisognosi di assistenza. Riprese la vita comunitaria facendo un anno sabbatico in Terra santa nella nostra casa di Betania. Era desideroso di poter visitare i luoghi dei vangeli, come per verificare di persona i fondamenti biblici della nostra fede cristiana.
P. Italo era di indole vivace, curioso di poter indagare su tanti aspetti della vita e della storia umana, quasi da essere sempre in movimento e poco stabile nelle varie comunità dove risiedeva.
Trascorse il suo ultimo decennio di vita nella comunità di san Pancrazio, addetto al servizio del santuario e all’ascolto delle confessioni. Bisognoso di cure, accettò di dimorare nel reparto dell’infermeria della comunità, e dopo vari ricoveri in ospedale per cure, si è spento a Rivoli andando incontro al Padre e entrando per sempre nella famiglia passionista del cielo.
in questa domenica terza del tempo ordinario, la Chiesa celebra la Domenica della Parola indetta il 30 settembre 2020 da papà Francesco con il motu proprio aperuit illis. in questa cornice di ascolto, accoglienza e contemplazione della parola, dono prezioso che è lampada ai nostri passi, siamo invitati ad aprire i nostri cuori alla dunamis, alla forza che essa produce in ciascuno e nella comunità riunita, così come nell’assemblea convocata da Esdra per la lettura della legge di Mosè riportata nella prima lettura tratta dal libro di Neemia.
Siamo tutti invitati dunque a guardare avanti, con fiducia e gioia, perché Dio, che non ha abbandonato il suo popolo nonostante le infedeltà, offre ancora una possibilità per rinnovare l’alleanza e proseguire il cammino nella via che conduce alla vita. Ed è nell’unico corpo che è la Chiesa, ci ricorda San Paolo, che possiamo riconoscerci dissetati da un solo Spirito e insieme ciascuno con il suo dono e nell’armonia delle diversità possiamo cantare “le tue parole Signore sono spirito e vita.
Con la consapevolezza dunque di essere i convocati, i chiamati ci portiamo nella sinagoga di Nazaret dove, ci dice l’evangelista Luca, gli occhi di tutti erano fissi su di lui, su Gesù che si alza e va a leggere il rotolo del profeta Isaia che gli viene portato. Il rotolo in cui si annuncia il consacrato con l’unzione dello spirito, inviato a portare il lieto annuncio ai poveri, ai ciechi la vista, agli oppressi e ai prigionieri la liberazione, a proclamare l’anno di grazia.
Ebbene silenzio e attesa rimarcano le parole che pronuncia Gesù: “Oggi si è compiuta”, peplerotai, il verbo della pienezza, compiutezza, oggi si è compiuta questa scrittura che avete ascoltato, letteralmente “entrata nei vostri orecchi”. Si è oggi la pienezza e l’ascolto, il tempo della promessa che si compie in lui, in Gesù il verbo fatto carne!
Nel vangelo di Vangelo di Giovanni, troviamo il tema della festa nuziale. Una festa che poteva durare tra i tre e i sette giorni.
Il luogo che ci viene presentato è Cana, un modesto paese della Galilea a circa 13 km da Nazareth. La lettura attenta ci fa prendere consapevolezza che qui il personaggio più importante è Maria. È scritto infatti che “vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù”. Poi, di Gesù è scritto “fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli”. chi prende la parola per prima è proprio Maria: “Non hanno più vino”.
Sembra strano che nessuno si accorga del vino che sia venuto a mancare, E’ Maria che fa presente questa mancanza.
Gesù risponde alla provocazione rivolgendosi a Sua Madre con il titolo di ‘donna’ Giovanni ha un suo stile nel presentarci Maria. Egli non la chiama mai con il suo nome, ma con l’appellativo di Madre di Gesù (v. 1) o di Donna (v. 4), perché a lui interessa mettere in risalto non tanto la sua individualità quanto il ruolo che le compete.
In tutto il vangelo di Giovanni, Maria è presente solo in due momenti: a Cana, quando Gesù dà inizio alla sua prima manifestazione, e sul Calvario, quando il Figlio, nel momento conclusivo della sua missione, la consegna come madre al discepolo amato.
Poche, ma chiare parole: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Maria è chiara: “fate quello che Lui vi dirà”. Il Signore, infatti, sa quali sono le cose che abbiamo dentro e ci chiede quelle, non altre. A Cana Gesù non chiede il vino, ma l’acqua, l’unica cosa che è rimasta a tutti. La cosa più semplice, per certi versi anche la più “banale”… sarà Lui a trasformarla e darle il valore che merita! Il Signore non ha mai usato cose artificiose per compiere miracoli, ma è partito sempre dalle più comuni per fare cose grandi! Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. “6 giare”: vuol dire qualcosa come 500-600 litri di vino. 6 indica la nostra imperfezione, l’acqua di queste giare serviva per purificarsi, per lavarsi. Sono i vecchi riti. Mi piace davvero iniziare da questo brano il nuovo tempo ordinario che la chiesa ci dona. Ci ricorda che proprio la quotidianità è il tempo in cui fare esperienza della gratuità di Dio, della Sua presenza, del soffio potente e delicato dello Spirito. Davvero c’è un vino buono pure per te. Per te che sei convinto di non meritarti nulla e che vedi la tua fede insicura e traballante. Davvero c’è l’occhio di una Madre che veglia su di te, che porta nelle mani di suo Figlio i tuoi bisogni, pure quelli che tu non vedi. Almeno davanti a Dio non c’è nulla da conquistare o da meritarsi, basta solo avere bicchieri vuoti e pronti ad accogliere il dono che già è stato versato.
La festa di nozze della mia e della nostra comunità, ha bisogno anche di me, del mio entusiasmo, della mia libertà, della mia franchezza, della mia dolcezza che danno sapore a tutto. Ma TU devi esserci, Gesù, l’ho sperimentato infinite volte: senza di TE non posso fare niente. Grazie, Gesù, del TUO invito al banchetto di nozze. Accanto a TE.
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