Beati i poveri in spirito 29 gennaio 2023 (di P. Francesco Guerra)
commento di p. Marco Staffolani all’Angelus del Papa 29 gennaio 2023
Passionisti di Italia Francia Portogallo o missioni
commento di p. Marco Staffolani all’Angelus del Papa 29 gennaio 2023
È Natale! È nato un bambino!
Dove sta la novità? Questa non è una grande notizia!!!
Eppure è accaduto qualcosa di impensabile, di inaudito, di inconcepibile!!!
L’Immortale si è fatto mortale, il Creatore si è fatto creatura, Dio si è fatto uomo, il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi!
È questa la Bella Notizia!
Dio, in Gesù, ha assunto la nostra umanità perché noi potessimo ricevere la sua divinità.
Il desiderio più profondo che portiamo nel cuore finalmente si è realizzato: essere come Lui.
Ma se questa è una Bella Notizia, perché la rifiutiamo? Perché abbiamo paura di accoglierla? Perché preferiamo le nostre tenebre alla sua luce?
“Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto.”
Non è facile accogliere un Dio che si fa povero, fragile, debole come un bambino bisognoso di tutto. Dov’è il suo potere, dov’è la sua forza?
Il suo potere e la sua forza è l’Amore totale, incondizionato, donato.
Non si impone, ma si propone.
“A quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”.
Che immensa dignità ci è stata data. Siamo figli di Dio, figli della Luce.
Ora il nostro impegno è quello essere figli della Luce.
In un mondo ancora avvolto da fitte tenebre siamo chiamati ad annunciare la “grazia su grazia” che ci è stata donata è che Gesù dona a tutti coloro che lo accolgono.
Cosi fu generato Gesù Cristo: è questa l’Introduzione del Vangelo di oggi, che potrebbe essere anche il titolo di questo brano del Vangelo, anche se in realtà non descrive puntualmente la nascita di Gesù, ma il contesto in cui si realizza questa venuta del mistero di Dio, del piano di Dio nella storia.
L’evangelista Matteo racconta la realtà dove si incarna il verbo di Dio e questo avviene all’interno di un percorso che sembra riecheggiare quanto già nel passato i profeti avevano detto però con una prospettiva diversa: mentre in passato più volte l’annuncio di una nascita di una figura significativa, profeta oppure anche guida il popolo d’Israele, era stato segnato, accompagnato da prodigi da eventi, da miracoli, qui in realtà c’è un segno, Maria che è incinta per opera dello Spirito Santo, ma in realtà è un segno che umanamente che non ha nessun tipo di esplicazione, e quindi Giuseppe ci trovo di fronte a questo evento che tutto da decifrare. Ovviamente a l’interpretazione di Maria, ha quindi la sua in qualche modo confessione su ciò che è accaduto, ma questo viene poi affidato alla sua capacità di discernere e riconoscere l’opera di Dio
Questo ci dice come Dio si affida proprio noi: paradossalmente mette in crisi quella comunione spontanea, serena e di amore che c’era tra Maria e Giuseppe. Mette alla prova la loro fede e li pone nella condizione di riscoprire, decifrare che Dio passa attraverso vie inattese. Dio, che loro certamente consideravano il creatore e per cui volevano effettivamente vivere la loro vita, chiede loro qualcosa di inatteso.
Ed ecco allora che la presenza di questo piano di Dio e soprattutto l’apertura di fede di Maria Giuseppe, permette loro di cogliere questo Dio che opera nella loro vita, ma in maniera diversa da come loro pensavano. E questo lo vogliamo vivere anche noi che ci accingiamo in fondo ad accogliere il mistero del Natale, perché appunto il Signore ci aiuti a capire che questa venuta di Cristo non è solo qualcosa che abbiamo già visto o che già sappiamo come e cosa sarà, ma è un provocare noi ad aprire la nostra vita per renderla effettivamente spazio dove Lui può piantare la sua tenda, e diventare presenza che salva il mondo!
«Tra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista»
Gesù rende verità al Battista che è quell’Elia che doveva venire. Il battesimo di penitenza è l’operazione messa in atto da questo precursore, messaggero che prepara la via al Signore, che prepara il popolo all’incontro con il nuovo che avanza.
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»
Questa è la domanda, come a dire, dopo la penitenza e la disposizione all’ascolto, sei tu colui che dobbiamo ascoltare, che dobbiamo accogliere, che stiamo aspettando?
E Gesù racconta i segni e i miracoli che anticipano la gioia del Regno dei cieli già in questa terra: ciechi zoppi lebbrosi sordi vengono guariti e perfino i morti, vengono risuscitati. Non è possibile altrimenti: il nuovo che avanza è la presenza di Gesù su questa terra, e intorno a lui fiorisce anche il deserto!
«[…] non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
E allora la condizione del Battista, o meglio la sua grandezza nel Cielo, come tutti i piccoli a cui è destinato il Regno, è senza possibilità di essere misurata/paragonata alla condizione terrena. Lì tutti riceveranno glorie incomparabili anche alla più grande gloria che su questa terra riceve il Battista, definito da Gesù il più grande tra i nati di donna.
E allora il Battista, in carcere per la verità, sta donando la vita al Figlio di Dio. E nel momento in cui muore a causa di Erode, a causa dell’ingiustizia degli uomini, egli muore per risorgere in Dio, per la Verità che è Cristo.
è infine nella seconda lettura riceviamo l’invito ad essere costanti, cioè a far crescere ogni giorno la nostra pazienza perché si trasformi nella nostra santità, la stessa che ha manifestato il Battista. Il paragone è quello dell’agricoltore, che attende tutte le piogge finché non spunti ciò che la terra promette.
E allora in attesa della IV domenica di avvento in cui potremo esclamare al cielo di piovere il Giusto, così che la terra “germogli Gesù”, con pazienza anche noi ci mettiamo insieme al Battista alla sequela del Nazareno per incontrarlo nel santo Natale.