Evento Presentazione libro 250° morte S. Paolo delle Croce

Passionisti di Italia Francia Portogallo o missioni


il 6 maggio 2025 alle ore 10:15 presso l’ospedale Papa Giovanni (Bergamo) dove era stato recentemente ricoverato per un peggioramento della sua malattia, all’età di 55 anni è tornato alla casa del padre
Il funerale avrà luogo giovedì 8 alle ore 15.00 al santuario Santa Maria degli Angeli Basella
Padre Andrea Brollo era nato a Milano il 05 dicembre 1969 da Francesco e Amelia Molteni. A Tabiago (CO) ricevette il battesimo il 06 gennaio 1970 e la cresima il 26 ottobre 1980. Dopo i primi di anni di seminario a Carpesino (CO), entrò nella casa di Noviziato di Moricone (Roma) dove vestì l’abito religioso il 23 febbraio 1990 e vi emise i primi voti religiosi il 15 settembre 1990.
Continuò la sua formazione religiosa nello studentato di Sezano-Verona dove emise i voti religiosi perpetui l’08 dicembre 1994, legandosi per sempre a Dio nella Congregazione dei Passionisti; fu ordinato Diacono il 07 ottobre 1995 e sacerdote il 10 ottobre 1996.
Persona di straordinarie doti umane e spirituali, capace di adattarsi a ogni situazione, portandovi sempre il proprio contributo di convinzione e coerenza. I doni di Dio sono sempre preziosissimi e di un valore incalcolabile. Ognuno è responsabile di quanto ha ricevuto, e P. Andrea si è impegnato a impiegare nel modo migliore questi doni:
Non ha lasciato infruttuosi i doni che ha ricevuto da Dio. Ne ha sacrificato forse uno, il talento musicale, ma a favore degli altri. Si espresse soprattutto nella gestione strutturale ed economica delle nostre case religiose: aveva in questo un dono particolare.
Fu chiamato molto presto non solo a gestire l’economia di qualche casa come Pianezza (TO) e Cameri (NO) e soprattutto Basella (BG) dal 1996 al 2011 e poi in questi ultimi anni, ma soprattutto fu anche Consultore ed Economo dell’intera Provincia religiosa del Nord Italia CORM), e poi responsabile economico e Amministratore Legale dell’Area Nord della nuova Configurazione provinciale (MAPRAES) che attualmente riunisce tutte le case passioniste d’Italia, Francia. Portogallo.
Nemico delle indecisioni, imperfezioni, pressapochismi e sprechi, ci ha aiutato molto nella gestione economica delle nostre case: passò in tutta Italia a insegnare il nuovo modello amministrativo che attualmente tutte le case passioniste dovrebbero seguire. Non faceva pesare il suo lavoro, non si vantava mai delle fatiche sopportate e dei risultati positivi ottenuti: con lui sembrava tutto “normale” ma era lui che creava la “normalità” anche quando invece i problemi e le preoccupazioni esistevano, eccome! Il peso era suo, si industriava a non caricarlo sulle spalle di nessuno.
Ma non si può racchiudere Padre Andrea solo sotto l’aspetto del suo servizio alle case e all’economia. Era un sacerdote convinto e zelante. Quando era ancora un adolescente seminarista a Carpesino (CO) ebbe un colloquio con il Padre Provinciale di allora, durante la visita canonica alla comunità. Andrea presentò al Padre Provinciale il dubbio se proseguire tra i Passionisti fino al sacerdozio oppure rimanere tra loro solo come religioso fratello. Il Padre Provinciale lo convinse a proseguire fino al sacerdozio ed egli accettò. Andrea aveva forse già intuito di avere il carisma della praticità, delle cose concrete, l’indole di uno che vuole camminare coi piedi per terra nell’umile e silenzioso servizio.
Ma si è fidato del Superiore Provinciale e tutte e due non hanno mai dimenticato questo colloquio e la decisione che ne è seguita. P. Andrea non si è mai pentito di essere diventato sacerdote, e ha sviluppato il suo ministero in vari modi: all’inizio si diede alla predicazione, in particolare come promotore e protagonista con altri di una novità: predicare la missione solamente ai giovani. Poi il servizio dei ministeri di apostolato delle varie comunità in cui ha abitato e ultimamente, per molti anni, il servizio domenicale nella parrocchia del S. Rosario ad Arcore (MI).
Fu anche uno degli iniziatori e animatori della Tenda Giovani e della Festa della Famiglia Passionista qui a Basella, tradizione che raduna amici, collaboratori simpatizzanti dei Passionisti, e che continua ancora oggi.
Altro campo in cui ha profuso tutte le sue capacità organizzative, ma anche il carisma di saper- vi coinvolgere le persone: il mondo delle Missioni in Africa Tanzania e Kenya. Fu per anni Procuratore delle Missioni estere, le visitò varie volte, si rese conto dei problemi, dei progetti e delle necessità dei missionari e dei cristiani di quelle terre: se ne è fatto carico suscitando la collaborazione di molti laici e del Gruppo GAMEPP (Gruppo Amici delle Missioni Estere Passioniste), assicurando loro un’adeguata e continua formazione.
La vita di P. Andrea è stata un permanente mettersi a disposizione degli altri con tutta la propria persona, energie, forze. In realtà il verbo che ha raccolto la sua esistenza è: servire. A lui ben si adatta la definizione del servo evangelico elogiato da Gesù: fedele, prudente e vigilante (cfr. Lc 24, 45-46). La sua vita è stata una veglia continua. Non ha messo sottoterra i tuoi talenti evitando però due pericoli gravi: il vittimismo e il narcisismo.
Non ha mai agito per attirare considerazione, visibilità e qualche ricompensa. Non è mai stato un calcolatore costantemente alle prese con la partita doppia del dare e dell’avere: ha sempre dato comunque. Non è entrato nel servizio del vangelo e delle nostre comunità con lo spirito del salariato, ma senza pretese e senza rivendicare diritti.
Ora ogni cosa di lui è diventata preziosa, non per la sua durata, ma per l’intensità con cui l’ha vissuta. E ne ha fatto dono agli altri, a noi Passionisti, alla famiglia, agli amici, alla Chiesa, al Signore La sua ricompensa per la sua fedeltà e il suo impegno è infinitamente superiore a ogni attesa: il premio finale è la partecipazione alla gioia di Dio.
La comunità passionista di Basella in un mese ha perso due angeli custodi qui in terra: Fratel Sergio Teani e Padre Andrea Brollo gestivano infatti praticamente la casa e il parco, ma la fede ci assicura di avere ora due angeli custodi in più in cielo che ci aiuteranno. RIP
P. Leone Masnata CP
Il 14 aprile 2025 alle ore 05.30 presso l’ospedale di Teramo dove era stato ricoverato per problemi di salute, all’età di 83 anni è tornato alla casa del Padre
P. Gabriele Ranocchiaro è nato ad Ornano di Colledara TE il 18 aprile del 1941 da Giuseppe e Rosalina Magazzeni. Aveva 11 anni quando nel suo paese andarono due sacerdoti Passionisti per incontrare il suo fratello maggiore che aveva espresso il desiderio di diventare Passionista, ma poi non andò. Il piccolo Gabriele nell’assistere a quella scena cominciò a maturare nel suo intimo il desiderio di intraprendere quel percorso e disse ai due sacerdoti passionisti che sarebbe diventato Passionista lui. Pur avendo solo 11 anni era affascinato da San Gabriele.
Due anni dopo partì per il seminario dei Passionisti. Fece il suo cammino ordinario con gli studi necessari. Il 14 settembre 1959 entrò al noviziato di Morrovalle, e il 15 settembre 1960 emise la professione religiosa.
Il 15 settembre 1963 si consacrò in perpetuo e venne ordinato sacerdote a San Gabriele dell’Addolorata il 26 febbraio del 1968.
Trascorsi tre anni dall’ordinazione sacerdotale, sentì il desiderio di poter fare di più come sacerdote. Ne parlò con il direttore, il quale gli suggerì di andare in missione in Indonesia. Era il 1966. Il 10 giugno 1970 partì per il Borneo Occidentale: da Giacarta a Pontianiak in nave e da Pontianiak, dopo sette giorni di attesa, con una nave di commercianti, risalì il fiume Kapuas per 400 km e arrivo a Sekadau, centro della missione passionista.
Il territorio missionario era diviso in parrocchie molto vaste fino a 150 villaggi sparsi nella foresta. Dopo alcuni mesi trascorsi nel centro della missione per lo studio della lingua indonesiana, fu mandato nella parrocchia di Lintang Kapuas.
Il lavoro fu duro ma i risultati furono straordinari. Si aprirono scuole e convitti e si costruirono chiese. Dopo alcuni anni fu trasferito in quella di Pakit. Fu un distacco doloroso. Anche la parrocchia di Pakit era molto vasta. I villaggi più lontani erano a tre giornate di cammino. Una volta rischiò anche la vita quando si rovesciò il fuoribordo sul fiume Kapuas. Per fortuna il fuoribordo fece un giro sul fiume e poi gli ripassò vicino cosicché poté risalirvi. A Pakit vi restò 5 anni. Poi la parrocchia di Pakit fu chiusa e trasferita a Sungai Ayak ove operò fino al suo trasferimento a Batu nell’sola di Jawa ove c’era un nutrito gruppo di giovani che stavano preparandosi per diventare sacerdoti. Fu superiore, direttore dei postulanti, Maestro dei novizi e Direttore degli studenti indonesiani, preludio ad una grande espansione della Congregazione in quella terra.
Per due periodi fu anche consultore del Vicariato regionale della Congregazione in Indonesia. Poi tornò nel Borneo e fu mandato a Senangak e poi a Nanga Taman, dove era stata trasferita la parrocchia, per qualche tempo come vice parroco e poi come parroco. Vi rimase poco perché fu chiamato a Jakarta ove era stata aperta la prima casa passionista. Anche lì lavorò molto, specialmente tra i cattolici di etnia cinese.
Nel 1995 dopo 25 anni di missione in Indonesia, ritornò in Italia. Da allora la maggior parte del tempo l’ha passato al santuario di San Gabriele dell’Addolorata prima come confessore, e poi come responsabile dell’infermeria provinciale assistendo i religiosi anziani e bisognosi di cure continue.
Terminato questo servizio è stato per qualche tempo al Santuario della Madonna della Stella e poi ha fatto ritorno a San Gabriele dove ha assunto l’incarico di economo della comunità e si è prestato per il servizio delle confessioni in santuario e per altri ministeri.
Finché la salute lo ha sostenuto ha continuato questo servizio. Trasferito anche lui nell’infermeria ha potuto ancora dare una mano scendendo con la carrozzella in santuario per le confessioni o in portineria per ascoltare la gente e offrire loro conforto spirituale. Poi piano piano le sue forze sono diminuite ed è stato impossibilitato a svolgere ogni tipo di attività. Per lui, abituato al lavoro, è stato molto doloroso e ha fatto molta fatica ad accettare i suoi limiti. Il Signore però lo ha sostenuto con la sua grazia.
Piano piano le sue condizioni di salute sono peggiorate. Ricoverato nell’ospedale di Teramo si è spento la mattina del 14 aprile 2025.
P. Piergiorgio Bartoli CP
il 7 aprile 2025 alle ore 12:50 presso l’Hospice di Bergamo dove era stato trasferito in seguito all’aggravamento delle sue condizioni di salute, all’età di 74 anni è tornato alla casa del padre
Fratel Sergio Teani era nato a Carrobbio degli Angeli (BG) il 2 novembre 1950 da Francesco e Clelia Cancelli. Fu battezzato il 5 novembre 1950 e cresimato il 24 settembre 1960.
Entrò al Noviziato passionista di San Zenone degli Ezzelini (TV) professando i voti religiosi il 15 febbraio 1970 ed emise i voti perpetui il 15 ottobre 1974.
All’inizio della sua vocazione fu molto chiaro: essere fratello religioso. Qualcuno cercò di orientarlo invece alla vita sacerdotale, ma fu molto deciso nel difendere la scelta di essere semplicemente un religioso consacrato. Era lucidamente convinto che la professione religiosa lo inserisse pienamente nella famiglia religiosa dei Passionisti e ciò gli bastava per dare senso e identità alla propria vita, mettendo al servizio di Gesù Crocifisso e della Congregazione tutte le proprie doti e qualità, svolgendo così un proprio ruolo specifico nella Chiesa.
Infatti fu sempre un religioso attivo, generoso, prezioso in ogni campo in cui si trovò a operare, assecondando generosamente le richieste dei superiori: non solo accolse le richieste nella loro rigidezza formale, ma per la propria generosità collaborativa possedeva la naturale espansione di andare oltre le richieste, aiutato dall’istintiva spinta a fare le cose nel modo più immediato e perfetto, sorretto dalla sua lotta contro ogni forma di indeterminazione o incompletezza nel fare le cose e, infine, dalla sua fede in Dio e dal suo amore alla Congregazione passionista e alle comunità religiose in cui ha vissuto. Queste caratteristiche le ha portare con sé in tutte le mansioni che gli sono state chieste, ossia:
Soprattutto assicurò la cura del vasto parco del convento: chi entrava dal nostro cancello era colpito immediatamente dall’ordine e dalla pulizia dell’ambiente esterno. Qualche volta l’abbiamo ripreso per la sua assillante premura di intervenire immediatamente, specialmente dopo folate di vento, a raccogliere foglie, terriccio, o altro che poteva dare senso di disordine. Anche nel suo ultimo anno di vita, già colpito da mieloma che gli aveva paralizzato improvvisamente il braccio destro, lo si poteva trovare a estirpare qualche filo d’erba nell’aiuola di erbe aromatiche da lui creata e curata.
Se il lavoro non c’era, Fratel Sergio lo inventava. Qualche volta è stato anche nominato Assistente di piccoli lavori di ristrutturazione di qualche comunità. Sapeva fare un po’ di tutto e non è mai stato in ozio: lavoratore indefesso tendeva chiedere anche dagli altri lo stesso zelo lavorativo. Non era facile imitarlo: certamente in Africa qualche giovane locale si trovò un po’ in difficoltà a capirlo e a seguirlo.
Ma la sua vita non era solo lavoro: è stato un religioso convinto. Fedele ai momenti spirituali personale e comunitari, fu esemplare nella puntualità e qualità della preghiera: normalmente era lui che intonava il rosario, e aveva le sue parti fisse nella recita della Liturgia delle Ore. Era attento anche agli avvenimenti del mondo e della Chiesa: leggeva i giornali, ascoltava la radio e la televisione, esprimeva le proprie opinioni sulle vicende della Chiesa, della politica, dello sport…
Generoso nella carità verso i confratelli e i benefattori, per molti mesi accolse un giorno alla settimana un giovane bisognoso, coinvolgendolo nei propri lavori. Amava decorare la casa di Basella specialmente nel periodo natalizio: seminava presepi un po’ dappertutto e se poteva abbelliva di festoni e luci l’interno e l’esterno della casa.
Poi all’improvviso una mattina si presentò a colazione con il braccio destro paralizzato: gli esami hanno costatato che era causato dal mieloma. Affrontò con coraggio la perdita del braccio più importante e la serie infinita di controlli e di terapie settimanali all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ma il male inesorabile è continuato: pochi giorni fa è stato ricoverato allo stesso Ospedale fino al ricovero finale all’Hospice delle Suore del Palazzolo di Bergamo, dove vi è rimasto praticamente un solo giorno. In questa ultima stagione dolorosa della sua vita non si è mai lamentato, ne mai ha rifiutato le cure prescritte, ha sempre sperato nel ricupero delle proprie forze.
Ma ora il Signore l’ha accolto con sé: dopo le fatiche delle giornate in terra ora riposi in pace in cielo!
P. Leone Masnata CP