Dopo aver compiuto il grande miracolo della condivisione dei pani, Gesù spiega il significato di quel “segno” (Gv 6,41-51), ci conduce dal sentire al credere. Questa Parola ci introduce nella dinamica della fede, che è una relazione: relazione con la Persona di Gesù, attraverso il Padre nello Spirito.

La gente cerca Gesù, lo ascolta, perché è entusiasta del miracolo, ha mangiato e gustato i pani e i pesci condivisi; ma quando Gesù spiega che è lui il pane vivo disceso dal cielo, il pane donato da Dio, la gente si scandalizza, non capisce, e comincia a mormorare: ma cosa sta dicendo? come fa ad essere lui il pane del cielo? Lui viene dalla terra: conosciamo i suoi genitori! (cf. Gv 6, 2).

Si misero a mormorare perché Gesù aveva detto di essere il pane della vita; cioè aveva annunciato che Dio è sceso, è disceso dal cielo, è a portata di mano, un pane buono da mangiare, un pane che nutre, fa crescere, e trasforma in lui. La pietra di inciampo, scartata dai costruttori (Mt 21, 42) è l’umanità di Gesù.

Mormorare è il verbo tipico dell’incredulità di Israele nel deserto durante la marcia dell’Esodo (Es 15, 24; 16, 2; Nm 17, 3.6, etc.). è la crisi della fede, il dubbio, la sfiducia nella vicinanza di Dio.

Gesù anzitutto ci dice: non mormorate. Fidatevi. Affidatevi. Non riempitevi di parole vuote, non fermatevi, non lasciatevi assalire dai dubbi, smettete di lamentarvi e lasciatevi attirare da Dio. «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Gv 6, 44). Non ci è chiesto uno sforzo personale per comprendere le parole di Gesù, ma di lasciarci attrarre, riconoscere Dio come Padre e Madre, come colui che è dalla nostra parte, e che in Gesù si è rivelato, si è manifestato, si è fatto vicino.

Il Padre ci attira a sé con l’amore, quell’amore con cui ha mandato Gesù. «In Gesù, nella sua “carne” – cioè nella sua umanità concreta – è presente tutto l’amore di Dio» (Francesco, Angelus, 9 agosto 2015).

Il cardine della storia è la discesa di Dio sulla terra. Egli è l’Emmanuele (Is 7,10-14), il Dio vicino, il pane che dà la vita. Se lo accolgo, egli abita il mio cuore, la mia vita, e mi nutre di cielo.

Oggi è la festa di San Domenico, nell’VIII centenario della sua morte.  «Un autentico predicatore di Grazia» – come lo ha definito Papa Francesco – la cui «grande vocazione era quella di predicare il Vangelo dell’amore misericordioso di Dio in tutta la sua verità salvifica e potenza redentrice» (Francesco, Lettera indirizzata a fra’ Gerard Francisco Timoner, O.P., Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori per l’VIII Centenario della morte di San Domenico di Caleruega, 24 maggio 2021). A Domenico, chiediamo di intercedere affinché ci lasciamo attrarre all’amore del Padre, e diventare discepoli missionari per «raggiungere ogni “periferia” del nostro mondo con la luce del Vangelo e l’amore misericordioso di Cristo» (Ivi).

versione francese