Insegnava loro come uno che ha autorità.

di P. Francesco Guerra

Insegnava loro come uno che ha autorità.
Fin dalle prime pagine del vangelo di Marco, Gesù appare come uno che ha autorità. Dice
ai 4 pescatori sulla riva del lago di Galilea: “Seguitemi!” ed essi subito lo seguono; al
demonio: “Taci ed esci da lui!” e l’uomo è liberato; al lebbroso: “Sii purificato!” ed egli lo
è. Gesù non solo comanda, ma quello che ordina si compie, la sua parola opera
concretamente. Al paralitico dirà: “Alzati!” dopo avergli detto: “Figlio, ti sono rimessi i
peccati.” Ed infatti, senza alcun timore, Gesù dirà di se stesso: “Il Figlio dell’uomo ha il
potere sulla terra di rimettere i peccati”.
Anche il suo insegnamento mostrava autorità, non come gli scribi, che si rifacevano alle
spiegazioni di qualche importante Dottore della Legge mosaica per insegnare nelle
sinagoghe. Gesù parlava nel suo proprio nome. Gli scribi spiegavano il passato, quello che
era scritto nella Bibbia. Gesù parla al presente e annuncia che il Regno di Dio è compiuto
nella sua persona e i gesti miracolosi e le parole che insegna rivelano che Lui è stato mandato
da Dio Padre e si è fatto uomo per redimere la nostra umanità malata e peccatrice.
I contemporanei di Gesù furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che
è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti
impuri e gli obbediscono!». Essi sono consapevoli che sta accadendo qualcosa di
straordinario, ma ovviamente ancora non riescono a comprendere tutta la portata
dell’evento.
E noi? Noi, come i 4 pescatori di Galilea che lo stanno seguendo e che sono entrati
silenziosi con Lui nella Sinagoga di sabato per santificare il giorno del Signore, seguiamolo
da vicino, osserviamo con attenzione le sue opere, ascoltiamo con docilità di cuore le sue
parole meditandole con amore e cercando di metterle in pratica.
Lasciamoci coinvolgere dalla Sua persona, non perdiamolo di vista in questa domenica e
nelle settimane che vengono.

Chiamati a seguire la Parola del Padre

di Gianluca Garofalo 21 Gennaio 2024

La terza Domenica del Tempo Ordinario, detta anche Domenica della parola di Dio, Papa Francesco l’ha istituita per far crescere nel popolo di Dio la familiarità religiosa e assidua con la scrittura. Perché è così importante questa giornata? Perché intende porre in modo solenne la parola di Dio al cuore della vita della comunità cristiana. La parola della Sacra scrittura è viva ed efficace. Se letta con atteggiamento di fede, ci fa giungere a un incontro contemplativo con il Dio vivente e portare frutto nella vita.

È bello meditare proprio in questa domenica l’inizio della proclamazione della parola. Gesù inizia a proclamare L’Evangelo del regno nel momento in cui Giovanni Battista viene consegnato. Tutto suona come una profezia per la sua stessa vita e tuttavia Gesù non desiste nella sua missione di proclamare la bellezza della buona notizia fino al momento della croce stessa. Gesù coinvolge nella sua vita una piccola comunità di pescatori chiamandoli ad andare dietro a lui

Marco sintetizza in queste tre parole “andare dietro Gesù” tutto il significato del suo Vangelo. Gesù cammina e il discepolo gli va dietro, il discepolo non lo precede, non lo raggiunge dopo, lo segue e basta! Gesù non è allora solo il modello, ma il maestro che dà la direzione! In Israele non si può seguire una persona ma solo Dio e la sua parola. La scrittura dice “maledetto l’uomo che segue l’uomo”! Realmente la nostra fede è seguire il Signore Gesù, seguire lui per essere con lui sempre, quindi la chiamata è essere in compagnia di Gesù, essere con lui e come lui. Gesù ci chiama a essere figli come lui, per essere pescatori di uomini: questo è l’obiettivo di questa sequela!

Ma che cosa vuol dire? L’uomo sottacqua non vive bene, anzi annega, allora Gesù dice quello che voi farete sarà tirar fuori gli uomini dall’acqua, salvare gli uomini dalla morte. Gesù ci fa partecipi della sua stessa missione salvifica: come lui ha pescato i discepoli dagli abissi di morte e li ha condotti sul cammino della vita, così i discepoli sono chiamati a essere salvezza per i fratelli e così si diventa fratelli e fratello è colui che si preoccupa del fratello, e così ha la vita del Padre.

Questo è l’invito, molto libero, molto rispettoso, molto onesto ma anche molto deciso che Gesù fa e questo è il principio del Vangelo!

Il bambino cresceva pieno di Sapienza! 31 dicembre 2023 di Marco Pasquali

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza.

Diversi elementi si intrecciano in questo brano all’apparenza semplice e lineare. Di per sé conferma quello che ci si aspetta che faccia una famiglia in cui nasce il primogenito maschio: adempiono alle prescrizioni rituali e poi tornano a casa, dove il ragazzo cresce bene ed in salute. Il fatto che sia importante che questo venga narrato, non è nel testo, ma è chiaro nella mente di chi legge. Il bambino in questione è il Salvatore promesso da Dio stesso. Partendo da questa consapevolezza quanto accade allora suscita degli interrogativi non da poco. Ma se deve essere lui principio di salvezza, come può lui stesso aver bisogno di “crescere e fortificarsi” ? Non era meglio che il Messia venisse già con tutti gli accessori di cui aveva bisogno per adempiere questa missione per cui non restava altro che “spacchettarlo” e lasciare che facesse la sua missione? Invece la salvezza ci viene innanzitutto nella forma di “bisogno”. Un bambino è totalmente impreparato ad affrontare la vita, non solo a livello fi funzioni puramente biologiche (ci vogliono mesi prima che impari a camminare), ma anche a livello di conoscenza. Non si tratta solo di offrirgli il supporto perché il suo corpo cresca e gli permetta di viaggiare in relativa autonomia per tutto Israele, ma ha bisogno di una crescita integrale. Allora quel “ritornare a Nazareth” non solo un riferimento geografico, ma l’indicazione di un contesto che offriva le condizioni migliori di questa crescita, che ci viene detto ora avvenire “nella piena presenza della sapienza divina”. Cosa lo aspettava in quel luogo così nascosto e periferico? Il lettore sa già che a Nazareth è avvenuto l’incontro con Gabriele che ha annunciato a Maria “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”. Ma ciò non si limita al semplice concepimento, ma all’intera sua esperienza di madre. In quanto vero uomo, lo Spirito Santo ha operato nell’umanità di Gesù in pienezza, ma nella modalità che è propria della condizione umana:   attraverso la mediazione, che in questo caso è avvenuto attraverso Maria, ma diremmo l’intera sua famiglia. Ma non era meglio che facesse tutto Dio, così da prevenire qualche possibile errore educativo o imperfezione nell’opera familiare? Nessun errore umano può contrapporsi allo svolgersi della Provvidenza divina, che non è uno schiacciasassi che pasa sopra la volontà e l’agire umano, ma è una forza inclusiva de chiama e promuove la partecipazione umana. Un vero uomo ha bisogno di una vera famiglia perché possa veramente giungere a quella maturità che lo rende mediazione di salvezza. Ecco allora che se non prossimo trovare un’analogia diretta tra la nostra persona e quella di Gesù – visto che nessuno di noi può vantarsi di essere di Figlio di Dio -, la sua storia però diventa il luogo in cui possiamo specchiare la nostra, nel vivere la nostra vocazione di pare, madri o figli.

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce. (24 Dicembre 2023, IV domenica di Avvento Anno B, commento di P. Francesco Guerra)

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
Siamo ormai alla vigilia del Natale. In questa quarta domenica di avvento ci viene
proposto il vangelo dell’Annunciazione.
È il momento decisivo perché si compia il progetto di Dio. Ora si sta per attuare la
promessa annunciata dopo il peccato dei progenitori: “Io porrò inimicizia tra te,
serpente, e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu
le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15), promessa rinnovata ad Abramo e a Mosè e
ricordata dai profeti.
Dio però ha bisogno del nostro consenso: ci ha creati liberi di scegliere. E per mezzo
dell’angelo Gabriele fa conoscere ad una giovane della sconosciuta cittadina di Nazaret
in Galilea il progetto che Lui, l’Onnipotente, ha riguardo a lei. L’ha scelta per essere
la madre del Salvatore, del Figlio di Dio, secondo le promesse fatte al discendente di
Davide. Maria prima di dare il suo assenso chiede come questo possa avvenire. Non si
sta rifiutando, sta cercando di capire meglio. L’angelo le dice che è Dio che farà questo:
“Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua
ombra… Nulla è impossibile a Dio”.
Maria sa di essere fragile, piccola, ma ha fiducia in Dio e crede profondamente che
niente è impossibile a Lui e allora dà il suo assenso: «Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola».
E si compie così il miracolo: la vergine darà alla luce il bambino, l’Emmanuele, il
Dio-con-noi.
E questa notte noi lo adoreremo con gioia.

Diaconato di 4 confratelli passionisti

Diaconato di 4 confratelli passionisti

Sabato 16 Dicembre alle ore 11.00 alla Chiesa di S. Maria ai Monti (Napoli) c’è stata l’ordinazione diaconale dei conff. Salvatore Bonadonna, Gianluca Mirra, Fabio Santoro, Kingsley Uzu per le mani di S. Ecc. Rev. Mons. Francesco Beneduce sj.

La provincia Passionista MAPRAES si rallegra dell’evento e augura ai neo diaconi passionisti di servire sempre il Signore e la Chiesa!

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