Commento alla seconda domenica di Quaresima anno B
Questo brano di vangelo è come uno specchio nel volto trasfigurato di Gesù e anche noi come Pietro vediamo il nostro volto di figli, perché nel battesimo tutti siamo stati resi i figli di Dio. La trasfigurazione ci vuole presentare questa esperienza definitiva, che però non è completa perché ogni giorno siamo chiamati a rinnovare questa esperienza di vita da risorti e da battezzati. Il testo descrive la trasfigurazione innanzitutto in termini di luce: Gesù è folgorante, si riesce a malapena descrivere le sue vesti. La luce è principio di vita, di calore, di amore, di conoscenza. Questa luce folgorante è segno della potenza di Dio ed è luce che illumina tutto ciò che sta nel mondo nell’universo. Questa luce è interpretata dalla presenza di Elia e Mosè. Capiamo Gesù trasfigurato nella maniera in cui lo collochiamo all’interno della storia della salvezza, cioè con la promessa e con la profezia di Dio, rappresentati da Mosè e Elia.
Solo la Scrittura ci aiuta a conoscere questa forza del volto di Dio trasfigurato in Gesù. Di fronte a questo evento Pietro intuisce la bellezza e dice “è bello per noi essere qui”. Tutti noi siamo fatti per essere davanti a questo volto! Quell’esperienza per Pietro è consolante, rappacificante. È l’esperienza di chi si sente accolto, di chi si sente bene e vuole stare lì, vuole che quel momento continui. La trasfigurazione è un punto di arrivo perché ci permette di intuire la bellezza dell’incontro con Dio, ma in realtà è anche un punto di partenza perché dobbiamo metterci in cammino, perché questo cammino ci porta nella vita, dai fratelli.
La nostra chiamata quindi è portare dentro la storia di ogni giorno quello che abbiamo intuito. Il frutto della trasfigurazione è trattenere questo volto, questo sguardo, questa intuizione che è la tenerezza di Dio, che è l’amore di Dio, che è la capacità di portare amore, gioia, pace. Questa è la trasfigurazione che avviene ogni giorno dentro di noi. Essa avviene attraverso l’ascolto della Parola. Nella nube Dio, il Dio nascosto, il Dio che non ha volto, ha voce e manifesta la sua voce attraverso l’indicazione: “Questi è il figlio mio ascoltatelo”. C’è l’invito ad ascoltare Gesù come il figlio di Dio, ma c’è l’invito soprattutto ad ascoltare Gesù come colui che poco dopo scenderà con i discepoli dal monte, tornerà in mezzo alla vita, e poi di lì a qualche mese, darà la sua vita sul Calvario. Questi è colui che siamo chiamati ad ascoltare, questo è il figlio di Dio che rivela il volto del Padre, questo è il figlio che trasfigura il mondo: è Lui che ci dona la vera pace!
Ogni evangelista descrive a suo modo l’esperienza che Gesù ha fatto dopo il suo battesimo ma tutti concordano in due suoi elementi: è un periodo di prova (che traduciamo con tentazione) e dura 40 giorni. Per gli ascoltatori del tempo è immediato il riferimento all’esperienza dell’Esodo, dove il popolo che Dio aveva eletto vive un cammino di 40 anni nel deserto.
Ma il centro tematico di questo passaggio epocale non è come noi siamo abituati a pensare la terra promessa; infatti il Pentateuco (i primi 5 libri della bibbia che si presentano come un corpus unico) termina prima che Israele abbia messo piede in essa. In realtà il motore di questa narrazione lo troviamo nell’esperienza del Sinai: la scoperta che Dio ha un progetto di amore per questo popolo, che vuole la sua realizzazione, che non può che trovarsi nel vivere questo rapporto di fiducia e amore con Dio stesso che attraverso dei segni di fa presente.
Nella nostra esperienza di vita dovrebbe oramai essere chiaro che per vivere una relazione con una persona dobbiamo fargli spazio nella nostra vita e questo comporta tutta una serie di cambiamenti affinché non solo riusciamo ad abituarci a questa persona, ma gli riserviamo il posto che essa merita, che sia un amico, un socio o addirittura il partner della nostra vita. Ecco allora la necessità di un periodo per vivere questo cambiamento interiore, che conosce necessariamente avvicinamenti ed allontanamenti, ma che ha lo scopo di costruire una relazione profonda, non solo basata su affetti e bisogni, ma soprattutto su una volontà che sceglie.
Gesù vive questo esodo personale ad indicare a tutti gli uomini che è necessario compiere questa operazione perché la relazione – che la Bibbia usa chiamare alleanza – ha bisogno di essere costruita non solo a livello di Popolo – cioè avere delle strutture sociali che ci danno dei parametri di riferimento – ma a livello personale. In questo Marco addirittura sottolinea che è un tempo salvifico, proprio perché è lo Spirito Santo l’autore di questa esperienza, e come tale sarà lui in modo nascosto a saper limare quelle caratteristiche che ci rendono difficile l’abbandono nelle mani dell’altro: sarà lui ad operare quel cambiamento necessario perché ci si possa realmente sentire partner di questa relazione di amore infinito in ogni circostanza della nostra vita.
versione francese
versione spagnola
versione portoghese
Comentário ao Evangelho do I Domingo da Quaresma (Ano B)
Cada evangelista descreve à sua maneira a experiência que Jesus fez depois do seu batismo, mas todos concordam em dois elementos: é um período de prova (que traduzimos por tentação), e dura quarenta dias. Para aqueles que escutam no templo é imediata a referência à experiência do Êxodo, onde o povo que Deus tinha escolhido vive um caminho de 40 anos no deserto.
Mas o centro temático desta passagem epocal não é como nós estamos habituados a pensar a terra prometida: de facto o Pentateuco (que são os 5 primeiros livros da Bíblia, que se apresentam como um corpo único) termina antes que Israel tenha colocado os pés nessa terra. Na realidade encontramos os elementos desta narração na experiência do Sinai: a descoberta de que Deus tem um projeto de amor para este povo, que quer a sua realização, que se encontra na vivência de um encontro de confiança e amor com Deus, que através de sinais se mostra presente.
Na nossa experiência de vida deveria ser claro que para viver uma relação com uma pessoa devemos dar-lhe espaço na nossa vida e isto gera toda uma série de comportamentos até que não conseguimos a habituar-nos àquela pessoa, mas também porque lhe reservamos o lugar que essa pessoa merece, quer seja um amigo, um sócio de uma empresa… Assim vemos que é necessário um período para viver esta transformação interior, que conhece necessariamente momentos de aproximação e de distanciamento, mas que tem o único objetivo de construir uma relação profunda, não só baseada nos afetos e necessidades, mas sobretudo sobre a vontade de escolher.
Jesus vive o seu êxodo pessoal para indicar a todos os homens que é necessário cumprir esta operação porque a relação – que a Bíblia chama aliança – tem necessidade de ser construída não só a nível de Povo – isto é: ter as estruturas sociais que nos dão os parâmetros de referência – mas a nível pessoal. Nisto São Marcos sublinha de um modo relevante que este tempo é um tempo de salvação, porque é o Espírito Santo o autor daquela experiência, e como tal será ele de um modo escondido a limar as características que tornam difícil o abandono nas mãos do outro. Será ele a operar a transformação necessária para que se possa realmente sentir parte desta relação de amor infinito em cada circunstância da nossa vida.
Conosciamo la misera condizione dei lebbrosi di quel tempo. L’evangelista Marco ci offre un breve ed intenso quadro di emozioni e fede (che è stato già commentato anche giovedi 14 gennaio)
Il lebbroso avvicinatosi a Gesù lo supplicava in ginocchio. Quanto dolore e quanta speranza nel cuore di quest’uomo: con tutta umiltà e profonda fiducia si rivolge a quel giovane Rabbì che è un rappresentante di Dio: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Purificare quel corpo piagato e risanare quel cuore pieno di tante ferite.
La preghiera di supplica è la preghiera che esce dal cuore e dalla bocca di chi sta male: la maggioranza dei salmi della Bibbia sono di supplica. Sì ci sono anche i salmi di ringraziamento, di lode, di fiducia, ma quelli di supplica sono di più.
Non è forse vero che anche noi ci rivolgiamo a Dio soprattutto quando stiamo male? E in queste occasioni la nostra preghiera non è forse più intensa?
Gesù si comporta con noi come con quel lebbroso: ha compassione, ci tende la mano, ci tocca e ci dice: «Lo voglio, sii purificato!»
Ti ringraziamo dal profondo del cuore Gesù e ti promettiamo che non ci dimentichiamo di te quando stiamo bene. Anzi vogliamo proclamare la tua bontà, così come ha fatto quell’uomo ormai guarito, che si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto.
Ci possiamo chiedere quale sia il fine ultimo delle guarigioni che Gesù opera, secondo quanto ci ricorda il vangelo di oggi. Per attirare le masse? per farsi osannare? La risposta è più profonda. Gesù non bada all’apparenza e quello che vuole trasmetterci è il modo di fare di Dio, che se da una parte è potente e può tutto, dall’altra è Colui che è vicino al suo popolo, Colui che si fa prossimo.
Più che guarire per stupire le folle, la parola adatta è prendersi cura degli altri, senza fare troppo scalpore e giunti a sera, avendo fatto quello che ci spettava, riflettere nel silenzio sul regno di Dio che accade, qui in mezzo a noi.
Gesù dunque non è venuto per garantire un facile successo a chi si mette alla sua sequela, piuttosto nel suo ritirarsi in un luogo deserto per pregare ci mostra la necessità di stare solo con il Padre, per rimotivarsi nella missione che gli è stata affidata, per essere consolato e lasciarsi curare a sua volta dall’amore Paterno. .
Questo atteggiamento di sobrietà, di fedeltà alla missione, di delicatezza della natura umana di Gesù che ha bisogno dei suoi momenti e dei suoi spazi, appare chiara di fronte alla dichiarazione “tutti ti cercano!”. Gesù sa che il cuore delle persone vorrebbe idolatrarlo come un Salvatore potente, che realizza i propri desideri. Ma la sua missione è diversa, non cerca proseliti ma discepoli, non cerca di conquistare un anonimo consenso popolare ma l’adesione personale di ciascuno.
Questo è stupefacente. Gesù che è Dio cerca una relazione paritaria con me che sono una creatura! Che Lui abbia preso, assunto, vissuto la mia carne vuol dire che per me si è fatto come me. E nella mia lontananza dal Padre, egli viene con l’umile proposta che io torni a vivere quella comunione bella e profonda che Lui come figlio ha per natura con il Padre. Che dunque il Padre sia benedetto, perché ha disposto che Gesù si prendesse cura di noi!
versione portoghese
Reflexão do Evangelho do Quinto Domingo do Tempo Comum (Ano B)
Podemos perguntar-nos qual será a finalidade das curas realizadas por Jesus, perante aquilo que nos recorda o evangelho de hoje. Será para atrair uma multidão de gente? Ou para ser elogiado? A resposta é mais profunda. A Jesus não lhe interessa a aparência; e o que nos quer transmitir é o modo de agir de Deus: que se por um lado é potente e tudo pode, por outro lado é Aquele que está perto do seu povo. É Aquele que se faz próximo.
Mais que curar para criar admiração nas multidões, a palavra adequada é: prestar atenção aos outros, sem criar muita agitação e, quando chega a noite, tendo realizado tudo aquilo que esperava, reflete em silêncio sobre o Reino de Deus que já acontece aqui e agora entre nós.
Jesus não veio ao mundo para garantir sucessos fáceis a quem o segue. E por isso mostra-nos a importância de retirar-se para um lugar deserto para rezar. Aqui Jesus apresenta-nos a necessidade de estar a sós com o Pai, para renovar as motivações para a missão que lhe foi confiada, e para ser consolado e deixar-se curar, por sua vez, pelo amor paterno.
Este comportamento de sobriedade, de fidelidade à missão, de delicadeza da natureza humana de Jesus, que necessita dos seus momentos e dos seus espaços, surge claramente devido à declaração que ouvimos no evangelho: «todos te procuram». Jesus sabe que no seu coração as pessoas desejam fazer Dele um ídolo, um Salvador potente, que realiza os desejos de quem o procura. Mas a sua missão é diferente, não procura adeptos mas discípulos; não procura conquistar um anónimo consenso popular, mas a adesão pessoal de cada um à sua mensagem e missão.
Isto é magnifico. Jesus que é Deus procura estabelecer uma relação comigo e com cada um de nós, que somos criaturas. Porque Ele encarnou, viveu num corpo como o nosso: quer dizer que para mim se fez como eu. Assim sendo, quando eu estou longe do Pai Celeste, Jesus apresenta-se com a humilde proposta de que eu volte a viver a bela e profunda comunhão que Ele como Filho viveu, por natureza, com o Pai. Bendigamos o nosso Pai do Céu, porque faz com que Jesus cuide de nós.
Il racconto del vangelo presenta la descrizione dall’annuncio di Gesù fatto nella sua prima giornata di attività a Cafarnao. Nella sinagoga Gesù porta l’annuncio che già aveva fatto risuonare lungo le strade e cioè l’invito alla conversione perché il regno dei cieli è vicino. Nella sinagoga Gesù parla del Padre e la sua parola colpisce gli uditori perché è autorevole. Il suo è uno stile di comunicazione che annuncia, insegna, informa con autorità, in modo diverso rispetto a quello che dicevano e trasmettevano gli scribi.
In questa azione di invito alla conversione da parte di Gesù emerge l’ostacolo, l’inciampo di un uomo posseduto dal demonio il quale, di fronte alla parola di Gesù, si mette a gridare e la rifiuta. L’uomo si ribella di fronte a Gesù e se, da una parte riconosce che è il “santo di dio”, dall’altra però capisce che è venuto a rovinarlo.
Questo è il frutto della “parola della menzogna” che il demonio semina in quell’uomo, come semina in noi. La parola di Gesù intercetta questa parola negativa e la fa tacere. Gesù con questo esorcismo libera l’uomo dalla presenza del demonio. Ma libera anche noi ripiegati in noi stessi, dentro le nostre rivalse, ribellioni e insoddisfazioni, lamenti, giudizi. Noi che tante volte ripensiamo a tutto ciò che nella nostra vita non ha funzionato, costantemente portati a giudicare il mondo e a vedere gli altri colpevoli di essere la causa del nostro male.
Gesù con la sua parola ci invita alla conversione, impone il silenzio a queste “parole negative”, cosi che possiamo porci in ascolto della Parola che illumina la nostra interiorità. Gesù ci porta fuori da noi stessi, allo stesso modo in cui libera l’indemoniato dalla presenza inopportuna. E anche se sembrava che l’indemoniato rovinasse la scena del vangelo, in realtà quella figura mostra il primo frutto di Gesù che annuncia il vangelo, non semplicemente per comunicare un bene ma per liberare integralmente l’uomo. Oggi, domenica, vogliamo ringraziare il Signore, per il dono di poter andare in chiesa e celebrare l’eucaristia e ascoltare la sua parola. Questa è l’esperienza che vogliamo continuare a fare: che la parola di Dio ci comunichi la misericordia del Signore.
San paolo della Croce è stato un grande missionario. Si racconta di un fatto che ha a che fare con questa esperienza di salvezza. In un paese stava confessando da più ore quando venne interrotto da un uomo che gli si accostò per dirgli in segreto “padre confessatemi perché sono 12 anni che non mi confesso!”. Paolo rispose “attendete un momento che vengo subito”. Paolo confessò ancora alcune persone, poi uscito dal confessionale lo condusse in sacrestia, lo confessò e prima di licenziarlo gli chiese “perché avete atteso tanto tempo per confessarvi?” l’uomo rispose “padre sappiate che 12 anni fa essendo andato a confessarmi, il confessore cominciò a sgridarmi cacciandomi via, mi disse ‘va via che sei dannato!’, io spaventato e atterrito mai più mi sono accostato al confessore”. Dopo alcuni anni Paolo incontrò ancora quest’uomo che gli disse “Padre, sappiate che da quando mi confessa da voi, per grazia di dio, mi sono sempre conservato fedele al Signore, ne mai più sono ricaduto in quei peccati!”.
portoghese
Comentário ao Evangelho do Quarto Domingo do Tempo Comum
O evangelho de hoje apresenta a descrição do anúncio de Jesus feito no seu primeiro dia de atividade em Cafarnaum. Na Sinagoga Jesus anuncia aquilo que já tinha proclamado pelas estradas; isto é o convite à conversão porque o Reino dos Céus está próximo. Na Sinagoga Jesus fala do Pai e os seus ensinamentos agradam a quem o escuta porque é seguro naquilo que pronuncia. O seu estilo de comunicação anuncia, ensina, informa com autoridade, de modo diverso relativamente ao que diziam e transmitiam os escribas.
Nesta ação de convite à conversão da parte de Jesus, surge um obstáculo: um homem possuído pelo demónio que, perante o discurso de Jesus, se põe a gritar e recusa as palavras proferidas por Jesus. O homem revela-se perante Jesus e se, por um lado reconhece Nele “o Santo de Deus”, por outro lado entende que Ele veio para destruí-lo.
Este é o fruto da “palavra da mentira” que o demónio semeia naquele homem, como também semeia em todos nós. A palavra de Jesus interceta esta palavra negativa, de modo a que não seja mais proferida. Com o exorcismo, Jesus liberta o homem da presença do demónio. Mas liberta-nos também a nós quando estamos centrados em nós mesmos, dentro das nossas revoltas e insatisfações, lamentos e juízos. Nós muitas vezes pensamos em tudo aquilo que na nossa vida não funcionou, e somos levados a julgar o mundo e a ver os outros como culpados pelo mal que nos acontece.
Jesus com a sua palavra convida-nos à conversão, impõe o silêncio às “palavras negativas”, e assim podemos colocar-nos à escuta da Palavra que ilumina o nosso interior. Jesus leva-nos para fora de nós mesmos, tal como liberta o homem possuído daquela presença inoportuna. Pode parecer que o endemoniado estraga a cena do evangelho, mas na verdade aquela figura mostra-nos o primeiro fruto de Jesus, que anunciava o evangelho, não simplesmente para comunicar um bem, mas para libertar integralmente o homem.
Neste domingo agradeçamos ao Senhor pelo dom de poder escutar a Palavra de Jesus, nem que seja através da televisão ou das redes sociais, por causa da Pandemia. O que queremos continuar a experimentar: é que a palavra de Deus comunica-nos a misericórdia do Senhor. São Paulo da Cruz foi um grande missionário. Dele conhece-se uma passagem relacionada com esta experiência da salvação. Numa certa localidade estava a confessar à várias horas, até que foi interrompido por um homem que lhe disse em segredo: “padre confessai-me, porque já não me confesso à 12 anos”. Entretanto Paulo confessou mais algumas pessoas. Quando saiu do confessionário levou o homem à sacristia; confessou-o e antes de o absolver disse-lhe: “Porque esperas-te tanto para te confessar?”. O homem respondeu: “Padre há 12 anos atrás fui confessar-me, e o confessor começou a gritar-me e a mandar-me embora. Disse-me: Vai embora, vai embora porque és maldito! Eu fiquei assustado e nunca mais fui capaz de me aproximar do confessor”. Passados alguns anos Paulo voltou a encontrar este homem, que lhe disse: “Padre, sabeis que desde que me confessei a vós, por graça de Deus, sempre fui fiel ao Senhor, e nunca mais caí naqueles pecados”.
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