Dalle parole di Gesù il Padre è talmente generoso da dare ai suoi Figli lo Spirito Santo … ma io volevo solo una bicicletta nuova! Parliamoci chiari. Quando preghiamo o chiediamo preghiera, In realtà desideriamo ottenere delle cose. Nei momenti particolarmente difficili della nostra vita abbiamo bisogno di aiuto ed in tutti gli altri abbiamo delle necessità che chiedono di essere soddisfatte. Il mutuo non si paga da solo, la benzina non esce dai rubinetti di casa … e se poi ci scappasse un gratta e vinci fortunato per una vacanzina in un’isola della Grecia non sarebbe male … d’altronde me lo merito più io che la Chiara Ferragni? Ed invece Gesù mi viene ad offrire questo Spirito Santo, che non so bene cosa farci. Andrà in frigo? Ha una data di scadenza? E’ compatibile con una dieta vegana? In realtà Gesù è consapevole dei nostri bisogni, visto che come uomo li ha sperimentati anche lui, infatti compaiono nella preghiera che ci ha insegnato, anche se come solo un passaggio. Il frutto di questa preghiera – ma in realtà di ogni preghiera – è la ricezione dello Spirito Santo, che ci porta al centro di tutto: il Padre. Per prima cosa questo ci permette di dire che se ci dovesse venire il dubbio “ma questa preghiera verrà esaudita?” la risposta non può che essere “si”. Questo perché lo scopo della preghiera è di stabilire la connessione tra Dio e l’uomo ed in questo è sempre esaudita per via della presenza dello Spirito Santo che è lo stesso che lega il Padre ed il Figlio che viene ora a passare per la nostra persona. Ma il contenuto della preghiera? A me interesserebbe quello! Ecco la provocazione che il Padre nostro ci offre: se tu che devi convincere di qualcosa Dio o semmai è Dio che ha qualcosa da suggerire a te? Ecco infatti che per prima cosa chiediamo “venga il tuo Regno”, cioè si compia quello che Tu hai in mente e non quello che ho in mente io, perché riconosce che non sono è più grande e più bello, ma non riguarda solo me, ma è un progetto destinato a realizzare tutti. Ecco allora che siamo chiamati a collocare la nostra persona – con i suoi legittimi desideri e necessità – in un contesto più grande, che gli è proprio. Pensiamoci bene: con lo Spirito Santo ci viene dato l’accesso al cuore stesso di Dio e quindi al cuore del creato e molto altro ancora: ha allora senso insistere sul volere a tutti costi qualcosa di particolare quando mi viene offerto di far parte di tutto?
Siamo portati a mettere in contrasto le due parti che vengono narrate nel vangelo:
quella di Marta che si mette al servizio del Signore e quella di Maria che invece ascolta la parola, e sembra non essere caritatevole nei confronti della sorella perché non la aiuta nel servizio in casa.
Il contrasto è solo apparente. Serve sia l’ascolto, il fermarsi e il contemplare la presenza del Signore, che il successivo essere in azione e rendere nella pratica il servizio ai fratelli.
Il rimprovero del Signore a Marta non deve essere quindi inteso come la contrapposizione tra preghiera e attività, quanto come la priorità che la parte della contemplazione ha nei confronti dell’azione.
Prima di muoversi nella carità occorre aver contemplato il Signore e aver fondato la propria giornata nella sua parola, anche se questo apparentemente sembra un tempo non produttivo.
Con la parabola del seminatore sappiamo che la preghiera e l’ascolto è il tempo del mettere le radici. Infatti lo sviluppo del seme sottoterra non si vede, eppure è un tempo prezioso e indispensabile perché le radici daranno la stabilità alla crescita del seme contro tutte le condizioni esterne avverse allo stelo e ai chicchi.
Nella nostra società siamo abituati a valutare tutto secondo la sua utilità.
Ecco allora il Signore ci chiede di essere sapienti. Prima di andare e portare frutto ci chiede di sedere alla sua mensa, di ascoltare la sua parola, di prendere confidenza con lui che è lo sposo. La forza della nostra testimonianza sarà proprio quella intimità con Lui che avremo acquistato come Maria, fermandoci e riflettendo.
Gesù non lascia che la legge rimanga lettera morta, ma invita il dottore della Legge a passare dalle parole ai fatti. Per un sapiente del vangelo infatti seppur corretto non basta solo riconoscere il cuore della legge: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gesù lo incoraggia a fare questo (non solo dire) per avere la vita eterna.
Il seguito del vangelo ci racconta le nostre difficoltà umane. Una volta illuminati sulla parola, una volta che mettiamo ascolto, ci vengono i dubbi: chi è il mio prossimo, cioè chi è colui che può rendere visibile il mio amore per Dio in questa terra? o ancora meglio come faccio ad amare il mio prossimo che vedo cosi che possa amare in lui il mio Dio che ancora in questa terra non vedo?
La risposta di Gesù non è una risposta, non c’è un’altra teoria da applicare per fare la selezione del prossimo giusto o non giusto… infatti egli comincia a raccontare una storia.. quella del buon samaritano, che, senza strare troppo a ragionare, senza farsi problemi di purità legale, senza farsi prendere dalla preoccupazione dei suoi affari per cui era in viaggio,…senza perdere l’attimo presente, legge la realtà che gli si pone di fronte: Cosa vede? un uomo percosso a sangue
in mezzo alla strada,
che lasciando Gerusalemme per Gerico,
era incappato nei briganti.
Ecco di fronte a questa realtà, il samaritano si lascia muovere a compassione, cominciando a compiere atti semplici e significativi, che parlano più di tante parole.
I verbi, che indicano tale azione presente sono: -si fece vicino, -fasciò le ferite, versandovi olio e vino; -lo caricò sulla sua cavalcatura, -lo portò in un albergo -si prese cura di lui. la cura non si ferma al presente, si allarga anche i giorni successivi, anticipando due denari (il massimo che può anticipare li sul momento) all’albergatore, con la promessa di rifondere il resto al suo ritorno, perché ha anche un ulteriore scopo (quello del suo viaggio). La carità al prossimo non impedisce di fare al samaritano quello che aveva in programma. Questo incindentalità ci ricorda la parola di Gesù: i poveri li avrete sempre con voi, non sempre avete me. Il bene ha delle priorità che non confliggono tra loro. C’è un tempo per ogni cosa e il Samaritano ci insegna a gestirlo nell’accoglienza dell’emozione e nella saggezza della razionalità.
Ogni prossimo è un dono, anche se sconvolge i nostri progetti nel viaggio quotidiano della nostra vita. Gesù ci chiede questo per avere la vita eterna… che in effetti oggi comprendiamo non inizia dopo la nostra morte, ma inizia e si compie sempre più già da adesso ad ogni conversione a Lui e alla sua parola che diventa fatto concreto nella nostra storia.
Il brano di Vangelo che oggi la liturgia ci offre è conosciuto come il mandato missionario.
È un invito che Gesù rivolge ad ogni battezzato, rappresentato dai 72 discepoli. L’evangelizzazione non è prerogativa di preti o suore, ma è l’impegno di tutti i battezzati.
Mi soffermo su tre aspetti di questo brano.
Prima di tutto. L’invito che Gesù ci rivolge di pregare il padrone della messe perché mandi operai nella messe.
L’invito è a pregare non perché il Signore mandi altri a lavorare nella messe, ma perché dia a ciascuno di noi la forza di impegnarci nell’annunciare il Vangelo con la nostra vita.
Il secondo aspetto è sulla accoglienza o rifiuto di questo annuncio.
Il successo non è certamente scontato. Anche di fronte al rifiuto, il discepolo è invitato comunque ad annunciare: “Sappiate però che il Regno di Dio è vicino”. Come se il Signore volesse dire: OK, adesso mi rifiuti, ma sappi che il Regno di Dio ti è vicino. Sta a te accoglierlo, guarda che hai sempre una seconda possibilità.
Il terzo aspetto lo traggo dall’ultimo versetto di questo brano: “non rallegratevi perché i demoni si sottomettono a voi, rallegratevi piuttosto, perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”.
Gesù, con queste parole ci invita a non puntare l’attenzione e di conseguenza la fonte della nostra gioia sui successi che possiamo ottenere nella nostra testimonianza. Ma ci invita a fondare la nostra gioia su ciò che non verrà mai meno; cioè sul suo amore per me, per ciascuno di noi.
Un amore così grande che il nome di ciascuno di noi è scritto nei cieli; Cioè, è sempre nel pensiero del Padre che sa ciò di cui abbiamo bisogno.
Prima puntata della rubrica “Un cuore in sabina”. Padre Alessandro Ciciliani, passionista del convento di Moricone, ci racconta chi era padre Bernardo Silvestrelli, il cui corpo è sepolto presso il convento di Moricone, ci racconta la vita e il carisma del 2° fondatore della congregazione.
Seconda puntata della rubrica “Un cuore in Sabina”. Padre Alessandro, passionista del convento di Moricone ci racconta chi sono i passionisti, cosa fanno e quali attività svolgono a Moricone.
Terza puntata della rubrica “Un cuore in Sabina”, Padre Alessandro continua la sua storia….
Quarta puntata di “Un cuore in Sabina” ambientato presso il convento di Moricone, nella realtà dei passionisti del Lazio. Oggi si parla di “Tendopoli- la realtà giovanile dei passionisti” insieme a Padre Francesco Cordeschi.
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