Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui. di P. Francesco Guerra.

(IV domenica di Quaresima Anno B)

Gesù aveva già affrontato con Nicodemo il tema del rinascere per la grazia dello Spirito santo, argomento che Nicodemo aveva compreso poco e che anche molti cristiani probabilmente capiscono poco con la mente e poco vivono nell’anima.

Gesù non si sofferma a dare troppe spiegazioni, ma continua affermando che egli è disceso da Dio Padre e sarà innalzato nuovamente indicando tutto il tragitto della missione che il Padre gli ha affidato: cioè quello della nostra salvezza, per questo è venuto: per darci la vita e la luce vera quella che illumina il cammino più autentico della nostra vita. Ma spesso Gesù viene rifiutato perché gli uomini amano più le tenebre che la luce, le tenebre della disonestà e del tornaconto personale. Tuttavia questo non impedisce a Gesù di compiere la propria missione.

Però la missione lo porterà ad un innalzamento del tutto particolare: sarà innalzato sulla croce prima di innalzarsi di nuovo in cielo accanto al Padre suo.

Egli porta come simbolo del cammino che ha davanti quello del serpente di bronzo innalzato da Mosè, quando nel deserto del Negheb gli ebrei furono morsi da serpi velenosi. Chi guardava a quel serpente veniva guarito.

Il verbo Guardare qui ha un significato preciso: vuol dire guardare con fede, cioè credere.

Chi crede a Gesù morto e risorto per noi viene salvato.

Perché è stato necessario che Gesù morisse in croce? Non potevamo essere salvati da Dio Padre in altro modo?

È questa una domanda più teorica che reale: quante volte Dio aveva mandato profeti e persone sante a parlare in suo nome e erano stati ascoltati.

È solo l’amore che si sacrifica fino a dare la propria vita che ci può commuovere e convincere, e questo Gesù lo ha fatto.

Benedizione delle penne a cento giorni dagli esami di maturità

Benedizione delle penne a cento giorni dagli esami di maturità

Per il secondo anno consecutivo l’emergenza Coronavirus impedirà il raduno, al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, di migliaia di studenti delle scuole medie superiori provenienti da tutto l’Abruzzo per il tradizionale appuntamento dei “Cento giorni dagli esami di Stato”, che quest’anno celebra la quarantunesima edizione. Tuttavia anche in questa primavera 2021, grazie al loro santo patrono, i giovani potranno fare esperienza di vita, di gioia e di allegria.

Lunedì 8 marzo alle ore 16.00, infatti, gli studenti avranno l’opportunità di collegarsi alla pagina Facebook del Santuario di San Gabriele e della Diocesi di Teramo-Atri per condividere un momento di preghiera e partecipare, sia pure a distanza, all’immancabile rito della benedizione delle penne insieme al Vescovo Lorenzo Leuzzi e alla Comunità dei Padri Passionisti. A questo momento di spiritualità ne seguirà uno dedicato all’intrattenimento grazie a “Un caffè con padre Alberto e suor Francesca”.

Al mattino dello stesso giorno nel Santuario si celebreranno due Messe, alle ore 9.30 e alle ore 11.00, alle quali si potrà partecipare solo nella stretta osservanza delle limitazioni agli spostamenti previste dalle vigenti normative anti Covid-19.

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Il vero tempio è il corpo del Signore (di p. Marco Staffolani) IIIa domenica di Quaresima

Salito a Gerusalemme in occasione della festa, Gesù entra nel tempio, il luogo dell’incontro con Dio, dove sta il Santo dei santi, ma constata che esso non è rispettato nella sua funzione. Da luogo di culto a Dio è diventato luogo commerciale, sede di traffici “bancari”, mercato dove regna l’idolo del denaro.
Come mai gli israeliti erano arrivati ad una tale perversione? Il mercato – in quel tempo di animali necessari per i sacrifici, oggi di oggetti sacri, devozionali – prospera dove accorre la gente, sempre pronta a credere che il rapporto con Dio possa esaurirsi ad un culto esterno, fatto di troppe statue, oggetti e pie pratiche.
Il simbolo per pregare ci aiuta, ma poi la vera preghiera diventa azione e non si ferma al simbolo.

Gesù rimane indignato dalla situazione e compie un gesto di protesta e lo accompagna con la sua parola di denuncia. In tal modo si rivela come un profeta che osa dichiarare di fronte a tutti la triste fine fatta da quella che è pur sempre la casa di Dio, la casa di suo Padre.

Il gesto compiuto da Gesù è scandaloso per i sacerdoti e per gli uomini religiosi della città santa. Gli chiedono dunque con quale autorità osa interrompere quella tradizione umana di commercio.

Di fronte a questa accusa, Gesù risponde con parole enigmatiche, che sono una profezia, ma che quei contestatori non possono comprendere nella loro verità. Dice, infatti, sfidandoli: “Distruggete questo santuario e in tre giorni lo rialzerò, lo farò risorgere”.

Di fronte all’ostilità dei Giudei che vedevano minacciata la loro funzione sociale come “funzionari” di un “culto commerciale” a Dio, è bello vedere la reazione dei discepoli. Essi comprendono il gesto di Gesù è pieno di passione e di zelo. Nel gesto di protesta del maestro riconoscono un modo tutto speciale per ridestare gli animi dei loro contemporanei dai cattivi costumi assunti, e riportarli ad un autentico culto a Dio.

Questo gesto porterà Gesù ad essere consumato come l’Agnello pasquale: sì, questa passione e zelo per Dio porterà Gesù alla condanna e alla morte!
Ma Gesù risorgerà, poiché tale passione-amore “fino alla fine” per Dio e per gli uomini non poteva morire! Allora i discepoli si ricorderanno delle sue parole circa la resurrezione in tre giorni: “egli parlava del santuario del suo corpo”. Non sarà rialzato il tempio di pietre distrutto (successivamente dai Romani), ma il suo corpo morto invece si rialzerà per la vita eterna.

Oggi siamo chiamati ad incontrare il Signore in due nuovi templi. Il primo è interiore, è il nostro corpo, il luogo in cui possiamo offrire noi stessi a Dio con il nostro sì alla sua volontà. Il secondo è esterno a noi, la Chiesa che è corpo di cui Cristo Risorto è il capo. Li, radunati nell’assemblea liturgica, troviamo i fratelli a cui donarci e con cui continuare la nostra offerta a Dio.

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