Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso (di p. Marco Pasquali)

Anche in versione Francese e Portoghese.

Ci troviamo di fronte ad un passo fondamentale del Vangelo ed infatti non a caso qui viene riportato quello che è “il grande e primo comandamento” (μεγάλη καὶ πρώτη ἐντολή) attenzione non il “più” grande, perché non è il primo di una graduatoria di cui è il migliore, ma quello che è il primo perché è a fondamento degli altri, cioè rende possibile qualunque forma di relazione con Dio e con il prossimo, che per gli ebrei erano appunto veicolati dalla “Legge”.

Però invece di parlare del contenuto di questa parola di Gesù, cioè che vuol dire “amare con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”, si concentreremo sul suo aspetto formale. Papa Benedetto ci ha parlato come qualunque forma di amore, anche quella nei confronti di Dio, è composto si eros (amore che esprime un bisogno) e agape (amore che dona). Gesù sta usando il verbo ἀγαπάω quindi si sta riferendo al   secondo e sta affermando che non è spontaneo, ma è espressione della volontà e della libertà dell’uomo e quindi soggetto ad una crescita e maturazione.

Infatti dal momento che Giovanni Apostolo afferma che “ὁ θεὸς ἀγάπη ἐστίν” (1Gv 4,8), (cioè Dio è agape) questo amore deve poter respirare di eterno; non basta avere dei sentimenti di benevolenza nei confronti di qualcuno per poterlo chiamare amore. Questi infatti possono al massimo abbracciare quel passato che ha determinato la persona e al massimo il suo presente, ma non sono sufficienti per comprendere il suo futuro dove esprimerà la sua volontà e libertà. Si tratta di saper vedere quel “progetto” di amore e di vita che si delinea “dietro” la persona e abbracciarlo, promuoverlo e aiutare a coltivarlo.

Questo vale tanto per Dio quanto per qualunque altra persona; anzi è proprio questo quello che fa dell’oggetto delle nostre attenzioni una vera e propria persona. Questa capacità però non è spontanea, ma frutto di uno sguardo abitato alla trascendenza, ad andare oltre il momento per saper cogliere l’eterno nel tempo.

Solennità di San Paolo della Croce

Dalle “ Lettere “ di san Paolo della Croce, sacerdote (Lett. I, 296, 315)

Mi sento bruciare dal desiderio di amare sempre di più il mio Dio

Grandi cose vorrei dirvi, ma chi non ama non sa parlare d’amore: questo è un linguaggio che è insegnato solo dall’amore. Ascoltate l’Amante divino e lasciate che ve lo insegni lui. Io vorrei incenerirmi d’amore. Ah, che non so parlare! Vorrei quello che non so dire. Mio grande Iddio, insegnatemi voi come debbo dire. Vorrei essere tutto fuoco di amore; più, più: vorrei saper cantare nel fuoco dell’amore e magnificare le grandi misericordie, che l’increato Amore concede all’anima vostra.

Ma ditemi, figliola mia, non è forse doveroso che il povero vilissimo vostro padre sia grato a Dio delle grazie grandissime che egli concede alla figlia? Così è, ma io non so come fare: vorrei e non so. Spasimare di desiderio di più amare questo gran Dio, è poco; incenerirmi per lui, è poco; come faremo? Ah! meneremo una vita in continue agonie di morte d’amore per il nostro Amante divino. Ma credete che io abbia detto bene? No, perché vorrei dire di più e non so. Sapete come mi consolo un po’? Nel compiacermi che il nostro grande Dio sia quell’infinito Bene che è, e che nessuno possa lodarlo ed amarlo abbastanza come merita. Godo che egli ami infinitamente se stesso, godo dell’essenziale beatitudine, che ha in se stesso, senza aver bisogno di nessuno.

Ma io sono pazzo. Non sarebbe meglio che come una farfalletta mi slanciassi tutto nelle amorose fiamme, ed ivi in silenzio d’amore restassi incenerito, sparito, perso in quel divin Tutto? Ma questa è opera d’amore ed io sempre più mi rendo indisposto con la mia cattiva vita a questa perdita felicissima d’amore. Voi intanto state a tavola ed il povero vostro padre muore di fame. Bella cosa! La figlia al banchetto, mentre il povero padre mangia solo un pezzo di pane duro, nero e senza un po’ da bere. Riflettete bene che ormai le mie viscere sono tanto inaridite che i fiumi non bastano a dissetarmi; se non bevo ai mari, non mi levo la sete. Ma avvertite che voglio bere ai mari di fuoco d’amore. Ditelo allo Sposo divino: non partite da lui e non cessate di supplicarlo giorno e notte, finché non abbiate ottenuto il rescritto favorevole per tutti e due.

Vorrei che venisse in noi tanto fuoco di carità, fino a bruciare chi ci passa vicino, e non solamente chi ci passa vicino, ma anche i popoli lontani, le lingue, le nazioni, le tribù ed in una parola tutte le creature, affinché tutte conoscessero ed amassero il sommo Bene.

Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (di p. Francesco Guerra)

Tre minuti di Vangelo 18 ottobre, domenica, 29a settimana del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo 22,15-21

Anche in francese, e in portoghese.

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Nelle precedenti domeniche abbiamo ascoltato delle parabole nelle quali Gesù rivolge dei rimproveri ai capi religiosi, cioè i sommi sacerdoti, i maestri della Sacra Scrittura e i farisei, perché lo rifiutano come Messia inviato da Dio Padre.

Ora essi cercano di coinvolgere Gesù sul terreno politico per aver modo di accusarlo di fronte all’autorità romana e coinvolgono dunque i sostenitori di Erode, a cui la religione interessava ben poco ed era favorevole al potere romano.

Interrogano Gesù sul fatto se sia giusto o meno pagare ai romani la tassa di un denaro pro capite da parte di ogni maschio adulto. Teniamo presente che gli ebrei a quel tempo pagavano già la decima di ogni loro provento per il Tempio e pagare la tassa ai romani equivaleva implicitamente riconoscerne il potere.

Gesù conosce tutti i sotterfugi dei suoi oppositori e li svela apertamente: “Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo”. E alla loro risposta sulla immagine di quella moneta, cioè l’imperatore Tiberio Cesare, proclama un principio che va aldilà della disputa corrente e vale non solo per quel tempo, ma rimane nella storia religiosa di sempre: la chiara distinzione fra i poteri politici e quelli religiosi. Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Tuttavia la risposta di Gesù ai suoi interlocutori intendeva riaffermare che lui è venuto a predicare il regno di Dio, questa è la prima cosa che i suoi seguaci cercano di vivere, sapendo nello stesso tempo che vivono su questa terra e contribuiscono a renderla migliore e più vivibile, per il bene di tutti.

Il cristiano cerca il primato della vita di Dio e contribuisce al bene comune sia quando c’è una monarchia, sia nella democrazia e anche sotto una dittatura, nella giustizia e nella verità.

Giovanni Battista diceva alla gente che andava da lui: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». A gli esattori delle tasse diceva: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». E ai soldati: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Giustizia ed equità.

CENTO ANNI DI PRESENZA PREZIOSA A MASCALUCIA 1920 – 25 luglio – 2020

La Storia della nostra presenza Passionista nella città di Mascalucia ha inizio grazie all’opera di Sua Em.za il Card. Francica Nava Arcivescovo dell’arcidiocesi catanese e titolare della basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Roma affidata alla nostra Congregazione Passionista dal 1770. Fu in occasione della canonizzazione di san Gabriele dell’Addolorata che Sua Em.za chiese con insistenza una presenza Passionista nella sua diocesi e che si rese concreta il 25 luglio 1920 con l’arrivo di cinque religiosi, tra questi il venerabile padre Generoso Fontanarosa.

Cento anni di presenza!… Cento anni di storia “Sacra” nella città di Mascalucia e dell’Arcidiocesi catanese!

Un evento che stiamo celebrando solennemente, per esprimere la nostra gratitudine e riconoscenza al Signore, datore di ogni dono, per essersi servito anche di noi Passionisti per trasmettere il messaggio evangelico ai fratelli e alle sorelle della città di Mascalucia e non solo. Quali figli di San Paolo della Croce, nello spirito del nostro Fondatore, ci siamo prodigati nell’evangelizzazione con semplicità e umiltà attraverso varie missioni popolari, predicazioni, attività parrocchiali e diocesane durante 100 anni di prezioso servizio.

CELEBRARE, RICORDARE, FESTEGGIARE, una scadenza giubilare non è fine a se stessa, non è soltanto un evento commemorativo, esso piuttosto ci rimanda ad una consapevolezza nuova, ad un approfondimento necessario, ad una maggiore crescita del nostro cammino umano, di fede e di consacrazione. Come afferma papa Francesco, “il credente è fondamentalmente uno che fa memoria”, e fare memoria di cento anni di storia non è soltanto qualcosa di straordinario, ma un grato respirare il profumo dell’esistenza di un Carisma, che nuovamente viene riconsegnato a noi e alla comunità cristiana, per alimentare la fedeltà al quotidiano, cui siamo chiamati: fedeltà agli impegni e alle fatiche del cammino, alle relazioni con gli altri e alle piccole cose. Fedeltà orante, nutrita dalla Parola di Dio e dall’Eucarestia, per essere ogni giorno espressione dell’Amore di Dio.

RICORDARE per celebrare e festeggiare i grandi eventi susseguitisi nel corso di questa storia, non è qualcosa di facile. Alcuni di questi eventi sono carichi di significato e vale la pena ricordarli:

  • 1920: arrivo dei primi cinque religiosi, accolti con grande gioia presso la chiesa Madre di Mascalucia tra folle osannanti e giochi pirotecnici, successiva processione dalla chiesa alla villa vicino a san Rocco. Così infatti scriveva nelle prime righe della cronaca di quel tempo: “In nomine Domini: Amen. In festo Sancti Iocabi Apostoli Initium huius Recessus Sanctae Agathe” (Nel nome del Signore: Amen. Festa di san Giacomo apostolo inizio di questo Ritiro di sant’Agata);
  • 1931: mentre il padre Generale chiedeva di chiudere il ritiro di sant’Agata qui a Mascalucia, la venerabile Lucia Mangano rassicura il venerabile padre Generoso Fontanarosa che i Passionisti non se ne andranno, ma anzi il Signore ha in riserbo cose grandi per loro;
  • 1937: pur nelle difficoltà avviene la compera di questi 9 ettari di terreno con una piccola fattoria. “L’umile fattoria che serviva per abitazione …. È composta di cinque camere. Vi mancano tutte le comodità e vi saranno da compiere non pochi sacrifici; ma i cinque Passionisti, educati alla scuola del loro Santo Fondatore, la trovano eccellente, magnifica, anzi, la considerano come l’anticamera del Paradiso!”;
  • 1938: dopo aver improvvisato e sistemato una piccola cappella nella fattoria, il 20 novembre del ‘38 dopo una breve sosta a San Giovanni la Punta la venerabile Mangano “volle portare in vettura il quadro sulle sue ginocchia, per tutto il tratto di strada”, poi lo consegnò a padre Generoso che dopo averlo benedetto lo pose subito sull’altare dell’umile cappellina, “Così la Regina del cielo e della terra portata dalla sua figliuola di predilezione, si degnava fare il suo ingresso nella rustica fattoria per porre in essa il suo trono di misericordia e riversare su tutti i tesori della sua materna bontà”.  
  • 28 ottobre 1945: l’Arcivescovo di Catania Mons. Carmelo Patanè pose la prima pietra del nuovo edificio.
  • 8 maggio 1949: in meno di 4 anni, fu inaugurata una parte del Ritiro, l’attuale convento.
  • 24 ottobre 1954: posa della prima pietra di questo grande santuario, e dieci anni dopo, il 9 settembre 1964 le strutture portanti erano state già innalzate e Mons. Guido Luigi Bentivoglio Arcivescovo di Catania ne consacrò l’altare.
  • 9 settembre 1979: Mons. Domenico Picchinenna Arcivescovo di Catania con una solenne celebrazione Eucaristica dedicava e inaugurava questo santuario alla Vergine Addolorata.
  • 1 aprile 1988: per bontà di Mons. Domenico Picchinenna Arcivescovo di Catania questo santuario dell’Addolorata venne elevato alla dignità di santuario mariano, riconoscendone lo statuto e la fisionomia giuridica.

Ma la gioia di questo santuario è stata ed è ancora nell’accogliere l’annuncio che con decreto del 7 luglio 1994 il papa San Giovanni Paolo II dichiarava venerabile Lucia Mangano e il 27 marzo 2013 papa Francesco dichiarava venerabile padre Generoso Fontanarosa.

È importante e comprensibile allora, questo nostro ringraziamento che, con tutta la Chiesa locale, insieme a Lei Ecc.za, desideriamo esprimere, ricordando anche tutti i religiosi, che fin dall’inizio sono stati il cuore e l’anima di questa comunità, garantendo con la loro presenza la trasmissione dei valori morali e cristiani ad intere generazioni.

Tanti sono i nomi, i volti, i ricordi lasciati dai nostri confratelli in questa comunità mascalucese e diocesana, che sono un segno indelebile. Molti di questi religiosi non sono più tra noi, ma sicuramente il bene che hanno seminato, è rimasto nel cuore di tutti. Nella Celebrazione che stiamo compiendo, vogliamo ricordarli con riconoscenza.

Desideriamo esprimere sincera riconoscenza a Dio, perché questo nostro giubileo si unisce a quello di tutta la nostra Congregazione per i 300 anni di fondazione.

Carissimi, il nostro GRAZIE si traduce in GIOIA, ma significa anche RESPONSABILITÀ!!

La Celebrazione di questo centenario deve rinnovare in tutti noi, l’amore a Gesù, la fedeltà alla nostra vocazione Passionista, l’ardore apostolico e la testimonianza profetica di promuovere la Passione di Gesù Cristo, come la più grande e stupenda opera del divino amore, che esprime la nostra“IDENTITÀ”; la celebrazione del Centenario diventi così un “evento di riconoscenza e di riqualificazione della nostra presenza in questa Arcidiocesi di Catania, rinnovando la bellezza, la bontà e l’autenticità della vita religiosa, della fraternità e della missionarietà.

A quanti “celebrerete” con noi questo evento di grazia, vi dico sin da adesso sentitamente: GRAZIE della vostra presenza. Grazie per essere parte di questa storia centenaria! Un pensiero di gratitudine alle Orsoline, all’istituto Secolare Missionario della Passione, alla Famiglia Laicale Passionista e ai vari gruppi presenti in questo santuario …  Grazie per la collaborazione che offrite per cercare di realizzare insieme a noi la volontà di Dio: “annunziare assiduamente la parola della Croce”!

Ma a tutti voi, dico anche: AIUTATECI! Aiutateci prima di tutto ad essere fedeli alla nostra identità Passionista, alla nostra vocazione di uomini consacrati! Aiutateci a portare il Vangelo della Croce dovunque sia necessario, con la vostra collaborazione, con la vostra amicizia, vicinanza e affetto. Aiutateci, anche, a chiedere al Signore nuove vocazioni da questa terra catanese!

Con questi sentimenti, ribadiamo ancora una volta il desiderio di vivere con sincerità e semplicità questo Anno giubilare, che per bontà di Dio il nostro Santo Padre Francesco ci ha concesso. Se abbiamo una gloriosa storia di 100 anni da ricordare, abbiamo anche un futuro profetico da costruire, nel quale lo Spirito Santo ci proietta per fare con noi ancora cose grandi.

Grazie Signore Gesù! Grazie o dolce Madre Addolorata! Grazie fratelli e sorelle tutti, fortunati cittadini del Calvario!

Interessanti sono state le parole che Sua Ecc.za Mons. Salvatore Gristina Arcivescovo Metropolita ha ricolto a tutti i presenti nell’omelia: “Questa presenza è frutto dell’interessamento dell’insistenza del vescovo, dei vescovi di Catania e quindi, questo particolare legame che lega il santuario ai vescovi, e sono stato particolarmente lieto di aver potuto celebrare qui tante volte, di aver preso parte tante volte  … ai vari momenti, di aver anch’io usufruito del sevizio che la comunità religiosa rende alle tante persone che qui vengono. Quanti sacerdoti, quanti laici, tante persone consacrate, siamo venuti qui proprio per esperienza di incontro con il Signore, per apprendere la Parola della Croce, la Sapienza della Croce, per scoprire sempre più quel tesoro, quella perla preziosa di cui abbiamo appena ascoltato nel vangelo di oggi”. Ed ancora: “la grazia che chiediamo come frutto di questa partecipazione all’Eucaristia, come frutto di questo giubileo che con questa celebrazione abbiamo la gioia di inaugurare. Sia un anno particolarmente benedetto dal Signore, ricco di grazia per tutti coloro che qui verranno e scopriranno Cristo come perla preziosa. La Vergine Santissima ci accoglie, la Vergine santissima che fece esperienza di questo valore inestimabile del Figlio Suo, la Vergine Santissima che accolse e rimase sempre fedele, interceda per noi affinché la imitiamo nella ricerca l’incontro con il figlio Gesù. Così sia per tutti noi. Amen”.

(Filippo Pisciotta)