Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce! (di P. Marco Pasquali) IT-FR-ES-PT

Quasi tutti i grandi artisti che si sono cimentati a rappresentare questa scena evangelica, hanno saputo cogliere quel contesto di ordinarietà e “laicità” in cui si svolge questa scena, da Luca esplicitamente contrapposta all’altra annunciazione quella del Battista che invece avviene ad un sacerdote all’interno del tempio. Se un esponente della Pop Art, magari seguace di Andy Warhol, si fosse cimentato nell’impresa l’avrebbe probabilmente rappresentata oggi a girare il sugo o a scaldare della minestra; magari di marca Campbell. Ma c’è un elemento che nel testo rompe questa “ordinarietà”: la sorpresa di Maria… …. ….

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… …. …. Se un “tizio” di 2 metri che si spaccia per angelo, magari con tanto di armatura, si presentasse nella nostra cucina mentre facciamo il pranzo, come minimo chiamiamo la polizia. Altro che sorpresa! Ma nel testo Maria non di sorprende di questo, ma del contenuto del saluto. Questo sottintende una famigliarità con Dio stesso, che nella tradizione ebraica si rende presente attraverso i suoi angeli. Avendo Dio le chiavi di casa del cuore di Maria ecco che è normale che entri sena bussare.

In due parole Luca ci rivela così un rapporto profondamente intimo tra la giovane ed il suo Dio. Ma c’è anche un elemento di sorpresa. Il verbo usato da Luca per indicare questo stato d’animo (διαταράσσω) non indica solo un’agitazione nell’animo (ταράσσω) ma anche una divisione interiore (δια) che nasce da due pensieri in lotta fra di loro. Per capirlo va analizzato il saluto stesso: quel χαῖρε, che in latino traduciamo con Ave, rimanda sì a significati più profondi, ma è essenzialmente la traduzione in greco del saluto comune tra conoscenti, tipo “Bella lì”; nemmeno può essere quel “il Signore è con te”, perché abbiamo già visto come questo era parte della sua ordinarietà.

Dobbiamo piuttosto fermarci in quello che resta, cioè quel κεχαριτωμένη che traduciamo con “piena di grazia”, ma che nell’originale suona come “sei stata beneficiata di un dono speciale di amore, al punto che oggi ne vedrai i frutti”. Ecco il perché della sorpresa. Restando vicini al testo e senza correre troppo in fretta verso il dogma dell’Immacolata concezione, ci accorgiamo che Maria si sorprende perché da una parte lei ricorda una vita “normale” ma dall’altra gli vien detto che normale non è. Ecco i due pensieri che si contrastano. Se in Maria questo storia paradossale tra normale/straordinario ha avuto un significato ben preciso, è vero che questo annuncio resta valido anche per tutti i membri della Chiesa: lo Spirito Santo è solito operare in quella che ai nostri occhi sembra ordinarietà, portandola al di fuori dei confini di una esperienza personale, verso una portata universale. Questo significa che la parola “ordinario” o “normale” è solo un’illusione ottica legata alla limitatezza del nostro vedere, ma che in Dio e nell’esperienza autenticamente cristiana non trova posto.

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Meditação do Evangelho do Quarto domingo do Advento (Ano B)

Quase todos os grandes artistas que representaram esta cena evangélica, souberam entrar no contexto quotidiano e “laical” no qual se desenvolve esta cena, especialmente por Lucas em contraposição à anunciação de Batista, que provém de um sacerdote no interior dos tempos. Se um exponente da Pop Art, principalmente seguidor de Andy Warhol, se tivesse um lugar de relevo na imprensa provavelmente tinha representado Maria a mexer a sopa ou a preparar uma refeição. Mas existe um elemento que quebra a ordinariedade: a surpresa de Maria.

Se uma pessoa qualquer com dois metros de altura que se diz ser um anjo, se apresentasse na nossa cozinha enquanto preparamos o almoço, no mínimo chamaríamos a polícia. Muito mais que uma surpresa! Como vemos no texto, Maria não se surpreende por isto, mas pelo conteúdo da saudação. Daqui podemos subentender a familiaridade com Deus, que na tradição hebraica se torna presente por meio dos seus anjos. Tendo Deus as chaves da casa do coração de Maria é normal que Deus entre sem bater. Em duas palavras Lucas revela-nos assim a relação profundamente íntima entre a jovem e o seu Deus.

O verbo usado por Lucas para indicar este estado de ânimo (diatarassu) não indica só uma agitação no ânimo (tarassu), mas também uma divisão interior (dia-) que nasce de dois pensamentos distintos. Para melhor compreender analisamos a saudação feita pelo anjo: a palavra grega Kaire, que em latim traduzimos com Ave, tem significados profundos, mas é essencialmente a tradução grega que usa a saudação mais conhecida, por exemplo: “Eis a mulher bela”, nem sequer pode ser considerado “o Senhor é contigo”, porque estas palavras faziam parte do seu quotidiano.

Devemos então concentra-nos no restante; isto é: na palavra kecaritumeun, que traduzimos por “cheia de graça”; mas que no original soa como “foste beneficiada com um dom especial de amor, que hoje verás os teus frutos”. Eis o porquê da surpresa. Entrando no texto e sem estarmos com pressas para tentar explicar o Dogma da Imaculada Conceição, apercebemos que Maria se surpreende porque de uma parte recorda uma vida normal, mas por outra é-lhe dito que não é uma jovem normal.  Estes são os dois pensamentos que se contrastam.

Se em Maria esta história paradoxal entre normal-extraordinário teve um significado bem preciso, é verdade que este anúncio permanece válido também para todos os membros da Igreja: o Espírito Santo opera naquilo que aos nossos olhos parece normal, quotidiano; conduzindo-nos para fora dos confins de uma experiência pessoal, em direção a um ambiente universal. Isto significa que a palavra “quotidiano” ou “normal” é apenas uma ilusão ótica ligada ao limite do nosso modo de ver, mas que em Deus e na experiência autenticamente cristã não encontra lugar.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce (di P. Francesco Guerra) IT-FR-ES-PT

Ancora una volta in questi primi 15 giorni di Avvento la Liturgia ci presenta la figura di Giovanni Battista e ce lo presenta facendoci meditare la sua missione nei confronti di Gesù.

Oggi è l’evangelista Giovanni che ci dice del Battista: “Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.”

È Dio Padre che gli ha affidato il compito di essere testimone ed annunciatore di Gesù che è nostra luce. Il suo nome identifica già la sua persona: Giovanni significa “Dio è benigno”. È stato benigno verso i suoi anziani genitori, ascoltando le preghiere di Zaccaria ed Elisabetta. Benigno con tutto il popolo, perché, come riconosce lo stesso Zaccaria: “E tu bambino sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei peccati (Lc 1,76-77).

Ai capi dei Giudei che vanno da lui a chiedergli ufficialmente chi egli si considera in quanto figura con un compito divino, Giovanni risponde in modo solenne con una triplice negazione: “Egli confessò e non negò, confessò”. «Io non sono il Messia, non sono nemmeno Elia secondo le aspettative di alcuni (Ml 3,1.23; Sir 48,10), né il profeta atteso secondo il Deuteronomio (18, 15.18)».

“Io sono semplice testimone della vera luce, quella che illumina ogni uomo (1,9). Io sono la voce, il suono, della Parola di Dio che sta per venire. Il mio battesimo è solo di acqua e serve per purificarci e per prepararci ad accogliere colui che viene dopo di me e che è molto più grande di me.”

Giovanni Battista non era semplicemente umile, era consapevole che quello era un tempo prezioso da vivere pienamente, da vivere come grazia, per questo era voce che gridava.

Noi oggi viviamo un tempo strano, viviamo questa pandemia con animo incerto. Eppure Giovanni Battista direbbe anche a ciascuno di noi oggi: “Vivi questo tempo in pienezza, vivilo così come è, vivilo con lo sguardo a Gesù, tua luce e Parola viva del Padre; ascoltalo, lui ti salva”.

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Terceiro Domingo do Advento – Ano B
Uma vez mais, à semelhança do segundo domingo do Advento, hoje a liturgia apresenta-nos a figura de João Batista; e apresenta-o fazendo-nos meditar na sua missão relativamente a Jesus!
Hoje o evangelista João diz-nos o seguinte de Batista: “Veio um homem enviado por Deus: o seu nome era João. Ele veio como testemunha e para dar testemunho da luz, para que todos acreditassem por meio dele.
Deus Pai confiou a João Batista a missão de ser testemunha e anunciador de Jesus, que é a nossa luz. O seu nome identifica a sua pessoa: João significa “Deus é bom”. Foi bom com os seus pais, já de idade avançada, escutando as súplicas de Zacarias e Isabel. Foi bom com todo o povo, porque, como nos diz Zacarias: “E tu
menino serás chamado profeta do Altíssimo porque irás à frente do Senhor a preparar o seu caminho, para dar a conhecer a salvação pela remissão dos pecados” (Lc 1, 76-77).
Aos chefes dos Judeus que vão ao seu encontro perguntar-lhe oficialmente quem se considera por lhe ter sido dada uma missão divina, João responde de um modo solene com uma tríplice negação: “Ele confessou e não negou, confessou”; “Eu não sou o Messias, não sou também Elias, como esperavam alguns” (Ml 3, 1.23; Sir 48.10); “nem [sou] o profeta esperado segundo o Deuteronómio” (18, 15.18).
As palavras fundamentais, deste domingo da alegria, de João Batista são: “Eu sou uma simples testemunha da verdadeira luz, aquela que ilumina cada homem”. Disse ainda: Eu sou a voz, o som, da Palavra de Deus que está para vir. O batismo que eu pratico é só de água e serve para purificar-nos e preparar-nos para acolher Aquele que vem depois de mim, e que é muito maior do que eu.
João Batista não era simplesmente humilde, tinha perfeita consciência que aquele era um tempo precioso para viver plenamente, para viver com graça. Por isso era a voz que gritava.
Nós hoje vivemos num tempo estranho; vivemos esta pandemia com um ânimo incerto. Neste sentido João Batista hoje diria a cada um de nós: “Vive este tempo de plenitude. Vive-o assim como é; vive-o com os olhos postos em Jesus: tua luz e Palavra viva do Pai. Escuta-O, Ele salva-te”.

Raddrizzate le vie del Signore (di P. Giuseppe Adobati) IT-PT-FR-ES

Ci troviamo di fronte all’inizio del vangelo di Marco che ha proprio come espressione la parola “inizio del vangelo” cioè la buona notizia di Gesù, che viene poi descritto come Cristo, Figlio di Dio. Questa introduzione ci parla quindi del motivo per cui l’evangelista scrive questo libro, del protagonista che è Gesù.

Gesù viene qualificato come Cristo, Figlio di Dio, potremmo dire che sarebbe come scrivere un libro oggi intitolato “la buona notizia del signor Mario Rossi che è il messia”; in fondo Gesù (al suo tempo) era conosciuto come Gesù. Per noi forse sentire Gesù Cristo “Figlio di Dio” è diventato normale, ma al suo tempo quello era un annuncio straordinario, era dichiarare il segno che inizia qualcosa di diverso.

Il figlio di Dio non è qualcuno di lontano, di diverso o di distante dalla nostra vita ma è qualcuno che è qui anzi è uno di noi e questo signore Gesù che molti hanno già conosciuto e vissuto, è uno che effettivamente è uomo come noi. Allora Dio è dentro la storia, Dio è vicino a noi, tutto questo è già sufficiente per avere una nuova realtà, un nuovo modo di pensare e di vivere la nostra esperienza di fede.

Tutto questo però non è sradicato dalla storia tant’è che subito dopo Marco si appella alle antiche profezie dicendo che c’è una storia (che lo annunciava), un cammino, un’evoluzione. Il Signore ha promesso, il Signore ha parlato, il Signore ha annunciato che invierà un messaggero è che tutto questo diventerà motivo di accoglienza di una storia di salvezza.

La citazione è l’invito a riconoscere che c’è un tempo di grazia, un tempo per cui ci si deve muovere, un tempo per cui ci si deve anche convertire. Una persona, Giovanni Battista che compare nel deserto, dove probabilmente si era ritirato per molto tempo, a un certo punto del suo ritiro eremitico diventa un “luogo di incontro”. Il Battista non è più il penitente solitario, che se ne sta nel deserto, ma diventa colui che attira le folle, colui che le ammaestra e le invita alla conversione.

L’invito al cambiamento e alla conversione è motivato dal fatto che sta per venire colui che ci salva. Giovanni offre a coloro che vanno da lui l’esperienza del battesimo, portandoli nella consapevolezza di riconoscere il loro fallimento, il loro peccato, e a desiderare una vita nuova, un modo diverso: di vivere la propria vita non più solo per cercare se stesso o la realizzazione del proprio egoismo, ma a far sì che il proprio desiderio sia di fedeltà a Dio. Giovanni quindi invita coloro che vanno da lui a guardare la propria vita in maniera diversa, a entrare nell’acqua per lasciare in essa tutto ciò che è fallimento, peccato, negatività e quindi ad uscire con un proposito nuovo rinnovato, ma tutto questo per andare incontro al Salvatore che sta per venire. Non si tratta di una salvezza che si compie perché io la faccio, ma piuttosto è la consapevolezza che ancora di più ho bisogno di essere salvato, e per questo dobbiamo invocare: “Vieni signore Gesù”.

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Estamos perante o início do evangelho de Marcos no qual encontramos a expressão “início do evangelho”, isto é, da boa notícia de Jesus, que vem depois descrito como Cristo, Filho de Deus. Esta introdução fala-nos do motivo pelo qual o evangelista escreve este livro, do protagonista que é Jesus.

            Jesus é apresentado como Cristo, Filho de Deus. Poderíamos dizer que parece que se está a escrever um livro hoje intitulado como “a boa notícia do senhor Mario Rossi que é o messias”: no fundo Jesus (no seu tempo) era conhecido como Jesus. Para nós escutar Jesus Cristo “Filho de Deus” tornou-se normal, mas ao mesmo tempo o anúncio feito era extraordinário, declarava que iniciava qualquer coisa diferente.

            O filho de Deus não é alguém de longe, diferente ou distante da nossa vida, mas é alguém que está aqui, aliás é um de nós. Este senhor Jesus que muitos já conheceram e deixaram entrar na sua vida, é alguém que efetivamente é homem como nós. Então Deus está dentro da história, Deus está muito próximo de nós; tudo isto é já suficiente para estarmos diante de uma nova realidade, um novo modo de pensar e de viver a nossa experiência de fé.

            Tudo isto, por isso, não é desenraizado da história porque Marcos apela às antigas escrituras dizendo que existe uma história (que o anunciava), um caminho, uma evolução. O Senhor prometeu, o Senhor falou, o Senhor anunciou que mandaria um mensageiro, e tudo isto se tornará motivo de acolhimento duma história de salvação.

            A citação convida-nos a reconhecer que existe um tempo de graça, um tempo pelo qual nos devemos mover, um tempo no qual nos devemos também converter. Uma pessoa, João Batista que se dá a conhecer no deserto, para onde provavelmente já se tinha retirado à muito tempo, a certo ponto do seu retiro eremítico torna-se um “lugar de encontro”. João Batista não é só o penitente solitário, que está no deserto, pois é aquele que atrai as multidões, é aquele que orienta e convida as mesmas à conversão.

            O convite à mudança e à conversão é motivado pelo facto que está para chegar aquele que nos salva. João Batista oferece àqueles que vão ao seu encontro a experiência do batismo, levando-os a reconhecer com consciência as suas falhas, os seus pecados, e a desejar uma vida nova, um modo diferente: de viver a própria vida não só para encontrar a si mesmo ou a realização do seu próprio egoísmo, mas a fazer com que se cultiva-se o desejo de ser fiel a Deus. Portanto, João Batista convida todos aqueles que se aproximam dele a olhar para a própria vida de um modo diferente, a entrar na água para deixar nela tudo aquilo que os conduz à perdição, pecado, negatividade, e, por isso, a sair com um propósito renovado; mas tudo isto para andar ao encontro do Salvador que está para chegar. Não se trata de uma salvação que se cumpre só porque somos capazes de a alcançar, mas sim porque somos conscientes que temos necessidade de ser salvos, e por isso devemos invocar: “Vem Senhor Jesus”.   

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Vegliate: non sapete quando il padrone di casa tornerà (di P. Marco Staffolani) IT-PT-FR-ES

Il tempo dell’Avvento (cioè della venuta, del compimento) inizia con le parole del discorso escatologico di Gesù nel vangelo secondo Marco.Si parla della veglia. Che cosa significa questo termine? Vuol dire “stare svegli”, stare con gli occhi aperti, “fare attenzione”. Si riferisce alla postura della sentinella che sta in piedi, lottando contro il sonno e soprattutto contro la noia spirituale; vegliare è tenere gli occhi ben aperti e scrutare l’orizzonte per cogliere chi e che cosa sta per giungere. 
Questo può essere faticoso perché occorre impegnare la mente e il corpo, ma tutto è  motivato da una speranza salda: c’è qualcuno che giunge, qualcuno che è alla porta; qualcuno che, amato, invocato, ardentemente desiderato, sta per venire. Non è un caso che sanno vegliare soprattutto le sentinelle e gli amanti…
Per noi cristiani la veglia è chiesta dalla  fede nel Signore Gesù Cristo che ci chiama con sè a partecipare della sua gloria. E siccome quel “giorno” verrà all’improvviso, non determinabile e calcolabile secondo ragionamenti umani, l’attesa è crescita della nostra relazione verso colui che viene, come giudice giusto nella festa del cristo re, ma anche come bambino, indifeso e misericordioso, acclamato dalla genti a Natale. 
Questa attesa nella parabola e’ descritta come un uomo partito per un viaggio, che ha dato ai suoi servi facoltà e responsabilità sulla sua casa e ha raccomandato al custode di vegliare alla porta, su chi entra e chi esce. Per il custode si tratta del tempo della responsabilità: ciascuno ha un compito preciso da svolgere, ciascuno un lavoro di cui rendere conto. In ogni caso, arriverà certamente all’improvviso, per questo occorre non essere addormentati ma restare vigilanti, ricordandoci sempre l’invocazione con cui si conclude il testo dell’Apocalisse: Maranatha, vieni signore Gesù!

Ricordiamo la nuova rubrica per 40 giorni: Riflettere sul diario Spirituale di Paolo.

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O tempo do Advento (isto é o tempo da vinda, o tempo da promessa realizada) inicia com as palavras do discurso escatológico de Jesus do evangelho segundo Marcos.

Fala-se de vigília. O que significa este palavra? Quer dizer “estar acordados”, estar com os olhos abertos, “estar atentos”. Refere-se à postura daquele que está de sentinela, que está em pé, lutando contra o sono e sobretudo contra o desleixo espiritual. Vigiar é descobrir novos horizontes para acolher quem e o que está para chegar.

A ação de estar atentos, vigilantes, pode ser cansativa, porque implica o uso da mente e do corpo, mas tudo é motivado pela esperança: existe alguém que está à porta; alguém que amado, invocado e ardentemente desejado, está prestes a chegar. Não é por mero acaso que se associa a ação de vigiar à sentinela e àqueles que amam.

Para nós cristãos o estar vigilante provém da fé em Jesus Cristo, o Senhor, que nos convida a participar na Sua glória. E como aquele “dia” virá de improviso, não determinado e calculado segundo a razão humana, a espera significa reforçar a nossa relação com aquele que vem apresentado como juiz justo na festa de Cristo Rei, e também como menino, indefeso e misericordioso, aclamado por todos no Natal.

A espera daquele que vem é descrita na parábola como um homem que partiu em viagem, que deu aos seus servos a responsabilidade de cuidar da sua casa, e recomendou ao porteiro que vigiasse a porta com atenção, observando quem entra e quem sai. Para o guardião este é o tempo da responsabilidade: cada um de nós tem um dever preciso a exercer, um trabalho no qual tem de dar o devido rendimento.

Em todo o caso, o dia do Senhor virá: chegará certamente de improviso. Por isso mesmo, é necessário não adormecer e permanecer vigilantes, recordando-nos sempre da invocação que conclui o texto do Apocalipse: Maranatha, vem Senhor Jesus!

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