il Vangelo ci presenta questi due discepoli nell’esperienza della delusione. E’ proprio così, ormai delusi e stanchi decidono di tornare indietro, si allontanano dai luoghi in cui hanno vissuto, possiamo dire, una “storia d’amore”. E’ come se cercassero di cancellare tutto quello che era successo MA, ascoltiamo nel Vangelo, in quello stesso giorno, cioè il giorno di Pasqua, mentre conversavano e discutevano, Gesù si avvicinò e camminò con loro! Che bello! Gesù che si avvicina: si fece cioè vicino al loro cammino: il Signore sincronizza il suo cuore con il loro,condivide lo stesso passo, né più avanti, né più indietro. Anche se il Signore entra in una modalità così intima da camminare, c’è un piccolo problema: “i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”. Sì! perché la tristezza rende ciechi, diventiamo incapaci di vedere quello che sta avvenendo nel presente quando siamo tristi. Non riusciamo più a vedere che cosa succede nel momento presente, proprio perché il cuore è rimasto fissato nel passato.
Infatti il Vangelo continua dicendo: “si fermarono con il volto triste”. La tristezza ti fa fermare, ti blocca, ti paralizza: non cammini più: il Vangelo ancora continua dicendo: che uno si chiamava Cleopa, e l’altro invece non ha nome: questo deve farci riflettere: possiamo mettere il nostro nome al posto di quell’anonimato, per tutte quelle volte che abbiamo un volto triste a causa magari di progetti andati in frantumi, di incomprensioni familiari, amicali, ogni qualvolta succede un qualcosa che ci rattrista. In quelle circostanze ripetiamo le stesse parole: “Noi speravamo che … però..”
Ecco la delusione, ma ecco anche la bella notizia: “alcune donne ci hanno sconvolti, ci hanno detto che Lui è vivo, esiste, cammina ancora con noi”. I discepoli sanno che cosa è successo, ma quello che manca loro è l’adesione alla Fede, manca questo passaggio: dall’informazione all’adesione. Capita anche a noi così: ci capita di sapere tutto a memoria su Gesù, sulla Bibbia, sulle regole morali da mettere in pratica, però se non aderiamo alla verità è tutto inutile.
E qual è questa verità? che Cristo è davvero risorto! e cammina con noi! è presente in mezzo a noi nella gioia e nel dolore, nei fatti lieti della vita e nei fatti tristi, difficili, faticosi. Quando si riesce a fare questa esperienza, questo passaggio, allora ecco che dal cuore nasce la stessa espressione di questi due discepoli di Emmaus: “resta con noi Signore perché si fa sera” che bello! un’espressione meravigliosa che sta a dire: “ti prego, Signore non te ne andare, resta sempre con me, con noi, resta!” che bello! è un imperativo ariosto, quindi ha un valore assoluto, proprio un sinonimo quasi di : “Ti amo, resta per favore, non te ne andare”.
Che bello! Gesù si ferma, prese il pane lo spezzò lo diede loro, ed essi lo riconobbero maggiormente! Allora ecco che sia davvero questo l’input per vivere bene questa settimana che si apre davanti a noi, superare le nostre paure, cercare di non essere ciechi ma lasciarci abbagliare sempre dalla luce del Signor risorto che cammina in mezzo a noi, e avere un cuore che sappia battere, e ripetere continuamente: “Resta sempre con noi” “Io ti amo Signore resta con me, nella mia vita”
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.
Avere la vita nel suo nome! L’abbondanza che si sprigiona dal Risorto, cancella tutti i dubbi leggittimi o meno degli apostoli e di tutta la chiesa che nasce dalla fede in Gesù. Egli mostra chiaramente, fisicamente, gli effetti del suo essere risorto, attraverso il suo corpo integro e rinnovato: l’unico luogo in cui “rimane” la memoria della morte, e dunque della disperazione e del non senso del discepolato fatto con il Nazareno, è il cuore di qualche apostolo che è arrivato tardi all’appuntamento con l’apparizione! Ma non c’è problema! nonostante le forti affermazioni di Tommaso, la sua riluttanza anche di fronte ad un’intera assemblea che affermava il fatto straordinario, con Gesù c’è posto per tutti. Per coloro che arrivano per primi al sepolcro, e anche per coloro, che da ultimi, hanno bisogno di vedere ed eventualmente toccare. Gesù vuole che tutti attingano alla sua risurrezione, e che questa diventi fonte di fede!
Che cosa significa allora per noi credere nel Risorto? è semplicemente uno dei tanti punti del nostro credo, oppure diventa una realtà da vivere e condividere? Perché poi Gesù dichiara beati quello che non hanno visto e hanno (comunque) creduto? Cosa vuole aumentare in noi Dio con il dono dell’esperienza del Figlio che passa attraverso la morte?
Lo scopo è farci risorgere in tutti i sensi, e un senso particolare di risurrezione lo si trova proprio nella fiducia in Lui. Se Gesù manca nella nostra vita, tutto perde di significato, tutto si spegne, e infine la gioia viene meno! e capita spesso che siamo portati in questa dimensione quando la preghiera non trova quelle forti sensazioni, e si ha l’impressione di essere aridi come il deserto… forse con il cuore chiuso come Tommaso, che non può che fidarsi della logica e dell’esperienza che decreta che è impossibile ritornare dai morti. Ed invece con il Risorto presente in mezzo a noi, capita anche il contrario, l’evidenza dei fatti, dell’apparizione, della testimonianza degli altri, è cosi grande, che si fatica a credere, a convertire il cuore alla possibilità che la storia non è ancora chiusa e finita. L’ultima parola è di Cristo e non della morte! Lasciamo allora che questa novità penetri il nostro pensiero e cambi il nostro modo di agire.
Non lasciamo chiudere nelle nostre false e piccole certezze, apriamoci a quanto Cristo ha preparato per noi e gustiamolo insieme ai fratelli! Il dono che ci è fatto è dunque quello della domenica intitolata da Giovanni Paolo II, domenica della misericordia! Non finiremo mai di sondare tale mistero di bellezza e di amore!
Il Signore è risorto, è veramente risorto e questo l’augurio finalmente che ci possiamo fare alla fine della Quaresima, alla fine del triduo Santo, alla fine delle vicende terrene della vita di Gesù. inizia una nuova vita in cui non solo il Signore è risorto, ce lo dobbiamo ripetere Perché l’annuncio è difficile da comprendere, ma inizia una nuova fase della storia della salvezza, la certezza e la speranza allo stesso tempo che anche noi possiamo partecipare ad una vita nuova
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E allora dobbiamo comprendere in modo profondo che cosa significa la sentenza: “la pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo questo è stato fatto dal Signore una meraviglia ai nostri occhi cosa possiamo sperare”. Cosa possiamo desiderare adesso che è arrivata la Pasqua nelle scritture? La promessa profonda di Dio di ridarci una vita nuova, una vita che dura per sempre.
Ma ricordiamo le fasi che ci hanno portato a questa nuova salvezza! Il grido del Venerdì Santo era “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato” e abbiamo cercato di dare un senso a questo grido di Gesù, di colui che manifesta tutto il suo disagio a Dio e gli dice fino in fondo quello che prova nel suo cuore e di come la sua vita diventi insignificante, diventi vuota se non si sente la presenza di un padre, di un Dio che è rimane, che è vivo, che è accanto alla storia del Figlio.
E’ questo il significato profondo di quel grido che dice tutta l’umanità di Gesù e allo stesso tempo dice come questa umanità sia stata donata a noi
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Gesù ha compiuto la volontà del padre in perfetta obbedienza; è stato nel suo Calvario, nella sua Via Crucis fino alla fine e non ha guardato indietro, e ha sempre guardato la meta dove doveva arrivare, anche se comportava la morte, anche se comportava il soffrire, Gesù non si è tirato indietro! E per questa obbedienza Gesù ha avuto la vittoria!
Ecco che quel grido e quella morte ricevono un nuovo significato perché per Gesù la morte è temporanea e la croce è una collocazione provvisoria e il sepolcro una dimora di passaggio! Quando gli apostoli vedono i teli posati da una parte, comprendono che è successo qualcosa di meraviglioso, di inaspettato di tremendamente bello,che essi dovranno raccontare!
Egli asciugherà ogni lacrima dei loro occhi e non ci sarà più la morte nel cordoglio, nel grido, nel dolore, perché le cose di prima sono passate!
il Signore Gesù con la sua Risurrezione non vuole aumentare la distanza tra Dio e l’uomo, non vuole sorprenderci con effetti speciali, con cose a cui noi non possiamo accedere, Egli si è fatto così vicino alla parte più bassa, più lontana da Dio, che era l’uomo nella sua condizione veramente miserevole, che ora non conosce più nessuna bassezza, al punto tale che un giorno, anche noi, potremo dire, quando regneremo insieme a Gesù: le cose di prima sono passate, Ecco Dio ha fatto una cosa nuova
Dite alla figlia di Sion: ecco a te viene il tuo re, mite seduto su un asino e su un puledro figlio di una bestia da soma.
Questa profezia interpreta, illumina il gesto che Gesù compie nell’entrare in Gerusalemme. E’ proprio Gesù che desidera rievocare questa profezia invitando i discepoli ad andare a prendere questi animali per poi accomodarsi sopra di essi, per poi entrare e risvegliare nel popolo, nella folla ,in tutta Gerusalemme l’immagine annunciata da già dai profeti.
L’immagine di colui che entrando in Gerusalemme, su un animale servile, avrebbe portato un nuovo modo di pensare, di vivere. Non si tratta di colui che cavalca sui cavalli da guerra, ma di colui che entra con un atteggiamento di umiltà, di rinnovamento, ed effettivamente questa immagine scuote un po’ tutto a Gerusalemme
Si dice che tutta la città fu presa da agitazione, forse perché questo gesto profetico aveva una sua efficacia nel riportare tutti gli abitanti di Gerusalemme alle loro profonde speranze, di un mondo più giusto, più vero, più autentico, dove prevalga l’accoglienza, il perdono, la misericordia; mettendo da parte invece tutta l’ipocrisia della guerra, della vendetta, della prepotenza, dell’ingiustizia.
Ecco Gesù entra in Gerusalemme con questo atteggiamento, di un profeta umile, di un Messia povero, di un Messia che vuole soprattutto offrire se stesso, la propria vita e non togliere la vita degli altri.
Questo è quello che andiamo a contemplare in questi giorni che vivremo: la settimana santa è un tempo dove il Signore ci manifesta il modo di pensare di Dio, e ciò che Dio fa perché anche noi possiamo trasformare il nostro tempo, le nostre città, in un luoghi dove passa il suo amore, la sua misericordi.
Seguiamo allora il mistero di questo profeta umile che entra a Gerusalemme, che viene nella nostra vita, chiediamo a lui di poter essere suoi discepoli, portatori quindi della Misericordia a tutti coloro che incontriamo.
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