Va che anche tu fa lo stesso! XV domenica del T.O, commento di p. Marco Staffolani

Gesù non lascia che la legge rimanga lettera morta, ma invita il dottore della Legge a passare dalle parole ai fatti. Per un sapiente del vangelo infatti seppur corretto non basta solo riconoscere il cuore della legge: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gesù lo incoraggia a fare questo (non solo dire) per avere la vita eterna.

Il seguito del vangelo ci racconta le nostre difficoltà umane. Una volta illuminati sulla parola, una volta che mettiamo ascolto, ci vengono i dubbi: chi è il mio prossimo, cioè chi è colui che può rendere visibile il mio amore per Dio in questa terra? o ancora meglio come faccio ad amare il mio prossimo che vedo cosi che possa amare in lui il mio Dio che ancora in questa terra non vedo?

La risposta di Gesù non è una risposta, non c’è un’altra teoria da applicare per fare la selezione del prossimo giusto o non giusto… infatti egli comincia a raccontare una storia.. quella del buon samaritano, che, senza strare troppo a ragionare, senza farsi problemi di purità legale, senza farsi prendere dalla preoccupazione dei suoi affari per cui era in viaggio,…senza perdere l’attimo presente,
legge la realtà che gli si pone di fronte: Cosa vede?
un uomo percosso a sangue

  • in mezzo alla strada,
  • che lasciando Gerusalemme per Gerico,
  • era incappato nei briganti.

Ecco di fronte a questa realtà, il samaritano si lascia muovere a compassione, cominciando a compiere atti semplici e significativi, che parlano più di tante parole.

I verbi, che indicano tale azione presente sono:
-si fece vicino,
-fasciò le ferite, versandovi olio e vino;
-lo caricò sulla sua cavalcatura, -lo portò in un albergo
-si prese cura di lui.
la cura non si ferma al presente, si allarga anche i giorni successivi, anticipando due denari (il massimo che può anticipare li sul momento) all’albergatore, con la promessa di rifondere il resto al suo ritorno, perché ha anche un ulteriore scopo (quello del suo viaggio).
La carità al prossimo non impedisce di fare al samaritano quello che aveva in programma. Questo incindentalità ci ricorda la parola di Gesù: i poveri li avrete sempre con voi, non sempre avete me. Il bene ha delle priorità che non confliggono tra loro. C’è un tempo per ogni cosa e il Samaritano ci insegna a gestirlo nell’accoglienza dell’emozione e nella saggezza della razionalità.

Ogni prossimo è un dono, anche se sconvolge i nostri progetti nel viaggio quotidiano della nostra vita. Gesù ci chiede questo per avere la vita eterna… che in effetti oggi comprendiamo non inizia dopo la nostra morte, ma inizia e si compie sempre più già da adesso ad ogni conversione a Lui e alla sua parola che diventa fatto concreto nella nostra storia.