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Giubileo sacerdotale al Santuario di san Gabriele La Missione passionista in... Santuario di San Gabriele...

Quattro religiosi della Regione Piet, hanno celebrato il 27 febbraio scorso il loro 50° di ordinazione sacerdotale. Sono i PP. Fernando Taccone, Lorenzo Baldella, Pasquale Giamberardini, Vincenzo Carletti.

Essi hanno ricoperto ruoli a livello provinciale e locale (il P. Carletti nella missione di Indonesia) e tuttora sono dediti alla predicazione delle missioni e degli esercizi spirituali. In particolare Fernando gestisce la cattedra Gloria Crucis al Laterano, Lorenzo è direttore dell’Oasi “San Gabriele”, Pasquale è direttore del coro San Gabriele e Vincenzo riveste il ruolo di economo generale della Congregazione.

L’immagine – ricordo per questa occasione – riporta il logo del giubileo incastonato dentro lo stemma passionista con palma e ramo d’ulivo, con sotto la scritta: “Misericordiosi come il Padre”, che è il tema dell’anno giubilare. In basso uno sfondo grigio, in alto una croce di colore giallo che si perde nel cielo luminoso. L’autrice dell’immagine è la signora Filomena Di Camillo che cura la grafica dell’Eco di San Gabriele.

I Padri hanno concelebrato, insieme al Provinciale Luigi Vaninetti, al Superiore Regionale Dario Di Giosia e a molti altri religiosi e sacerdoti diocesani, alla messa delle ore 11.00, presieduta dal vescovo della diocesi di Teramo – Atri, Mons. Michele Seccia. Il vescovo nell’omelia, prendendo spunto dalla chiamata di San Gabriele, ha colto l’occasione per parlare della vocazione battesimale, che si dirama poi in tante vocazioni, come quella di essere sacerdoti o papà e mamme di famiglia.

A tavola non è mancato un sketch improvvisato dai quattro che, con canti, battute e frasi serie, hanno lanciato messaggi e divertito i commensali. Tra i presenti: le suore passioniste d’Abruzzo, dieci giovani in discernimento vocazionale e altri ospiti che usualmente si uniscono a noi nella festa di San Gabriele.

I festeggiati, secondo quanto è stato espressamente dichiarato da loro, sono restati oltremodo sorpresi dell’attenzione e dell’affetto riservato loro dai confratelli e dagli intervenuti alla festa.