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Domande frequenti

Perché avete un abito così strano?

L’abito passionista è una tonaca di colore nero senza cappuccio. Sulla sinistra, all’altezza del petto, si trova uno stemma a forma di cuore (di colere bianco) sormontato da una croce e tre chiodi in basso. Dentro vi è la scritta in latino e greco: JESU XPI PASSIO (ossia Passione di Gesù Cristo). E’ il “segno” distintivo dei Passionisti, ricevuto in modo arcano dal Fondatore, san Paolo Dànei della Croce (+ 1775). I Passionisti lo riproducono in tutti i luoghi dove abitano e lo lasciano come ricordo quando predicano le missioni popolari.

In che cosa consiste il IV voto passionista?

E’ un voto speciale, non accidentale o accessorio (che possa, cioè essere anche abolito). E’ proprio, speciale e peculiare dell’istituto dei Passionisti. Consiste nell’ evangelizzare la Passione di Gesù Cristo come “la più grande e stupenda opera del divino Amore”, per usare le parole stesse del santo Fondatore, a tutti, sia ai cristiani che ai non ancora battezzati.

Siete preti, frati o monaci?

Nessuna delle tre categorie. I Passionisti sono una “congregazione di voti semplici”, composta da religiosi fratelli e religiosi sacerdoti. Questa congregazione ha una forte connotazione apostolica, ancorata, però, a una intensa vita di preghiera personale e comunitaria con una accentuata sobrietà di vita comunitaria, che però non toglie affatto una vita fraterna serena e appagante.

Esiste il ramo femminile dei Passionisti?

Il fondatore, Paolo Dànei della Croce, oltre al ramo maschile, di impronta apostolica, ha istituito anche il ramo delle monache Passioniste, di vita claustrale, con regole proprie. Fanno vita di clausura con tutte le austerità previste da questo tipo di vita consacrata,  pregano e  fanno sacrifici perché l’attività apostolica dei missionari passionisti sia feconda e benedetta da Dio.

Che differenza c’è tra religiosi fratelli e religiosi sacerdoti?

Dal punto di vista della vita di consacrazione, vissuta secondo la Regola di san Paolo Dànei della Croce e le Costituzioni rinnovate dopo il concilio ecumenico Vaticano II, non c’è nessuna differenza tra religiosi fratelli e religiosi sacerdoti. La differenza nasce dall’attività propria dei sacerdoti che svolgono il loro ministero con tutte le caratteristiche del ministero ordinato. I religiosi fratelli possono svolgere tutte quelle attività di servizio in casa e di apostolato che non richiedono l’ordinazione presbiterale.

Perché nell’800 i Passionisti li chiamavano “Gesuiti di campagna”?

Perché vi era una certa somiglianza nell’uso dell’abito, tanto che a volte confondevano i Gesuiti con i Passionisti e viceversa. Inoltre, la loro vita molto riservata e lo zelo apostolico, con una fedeltà assoluta al papa e ai vescovi, li facevano assomigliare ai religiosi della Compagnia di Gesù. Costoro svolgevano il loro apostolato nelle città, mentre i Passionisti preferivano i piccoli centri, perché dediti alla predicazione nelle zone rurali più abbandonate.

Perché le case dei Passionisti si chiamano “ritiri”?

E’ un termine mutuato dai francescani. Costoro avevano dato vita, nel corso dei secoli, a “conventi di ritiro”, dove vi era una particolare accentuazione alla preghiera personale, liturgica e comunitaria, con delle forme accentuate di penitenza personale e comunitaria. Non mancavano, però, anche nei “conventi di ritiro” francescano, alcune forme di attività apostolica, come le missioni popolari e gli esercizi spirituali. I Passionisti hanno seguito questa forma di vita conventuale, dando alle loro case il nome di “ritiro” per antonomasia, senza fare distinzione tra i conventi di vita più o meno austera, come era previsto invece dall’ordine francescano.