+ P. Anselmo De Battista

+ P. Anselmo De Battista

In seguito all’aggravarsi delle sue condizioni si salute, mercoledì 19 giugno 2024, alle ore 22:15, vigilia della Solennità di Maria Consolatrice Patrona della Diocesi di Torino, è tornato alla casa del Padr

P. Anselmo De Battista

della Vergine Addolorata

P. Anselmo De Battista è nato a Onno (CO) l’11 settembre 1928, da Antonio e Letizia Benassè. Riceve il battesimo il 20 settembre 1928 con il nome Giorgio Aurelio e la Cresima il 2 giugno 1935. Nel 1948 entra nel noviziato di Cameri (NO), riceve l’abito passionista il 17 ottobre 1948; emette i primi voti il 18 ottobre 1949 e si consacra in perpetuo tre anni dopo. Viene ordinato sacerdote il 18 marzo 1956 a Caravate (VA) e poi è destinato alla comunità di Basella (BG) per gli anni 1957-1958. Si dedica subito a piccoli ministeri, come li ha definiti lui stesso.

Dal 1961 al 1963 collabora nella parrocchia passionista di Milano. Dal 1964-66 viene trasferito nel seminario di Sezano-Verona per approdare poi nel triennio 1966-1969 nel grande seminario di Calcinate (BG), come superiore-direttore. Sono anni fecondi a favore delle vocazioni e della formazione che lo fanno conoscere e stimare per le sue doti di governo e di chiarezza sui valori della vita consacrata e comunitaria, per cui fu poi eletto Superiore Provinciale dei Passionisti dell’Alta Italia per due mandati consecutivi (1969 – 1976), con sede a Milano-Musocco. È questo, in un certo senso, un periodo meraviglioso e tribolato, anni di grandi speranze e di iniziative nuove nella vita religiosa e nell’apostolato. La Chiesa è spettatrice di grandi cambiamenti a seguito del Concilio Vaticano IIº. Corre una forte ventata di liberazione da tutto ciò che precedentemente era definito in norme, tradizioni, abitudini, convinzioni…

Le speranze di rinnovamento sono però contraddette da rigidismi di alcuni che rifiutano o hanno paura del cambiamento e di altri che invece intrepretano il Concilio con l’ermeneutica della discontinuità e della rottura, creando confusioni e defezioni. La situazione s’aggrava anche per la contemporanea rivoluzione del 1968 che si ripercuote non solo sulla società, ma anche sulla Chiesa e sulla vita consacrata. Risuona molto spesso in questi anni il termine “rifondazione della vita consacrata”. Per Padre Anselmo rifondare significa comunque fondare il nuovo sui pilastri originali indicati dal Fondatore, Paolo della Croce.

P. Anselmo non si spaventa e affronta con energia la situazione: è una provvidenza se nella confusione e nel cambiamento il superiore rimane sicuro e forte, si prende le proprie responsabilità e non fugge davanti alle difficoltà. Fu contrario alla confusione non alla conversione e al cambiamento del dopo Concilio: si dedicò infatti personalmente alla “novità” delle “Settimane di Lectio Divina al popolo” e soprattutto si deve a lui l’inizio della presenza dei Passionisti in Svizzera in tre parrocchie vicino a Chiasso-Ticino e nelle missioni italiane nei pressi di Basilea, oltre alla presenza dei Passionisti nel mondo del lavoro nell’Autobianchi e nell’Ospedale di Desio (MI). Soprattutto nell’anno 1970 apre la nuova missione passionista in Kenya, in risposta a una crisi scoppiata nella missione passionista in Tanzania: alcuni missionari per incomprensioni interne sono stati allontanati o si sono volontariamente allontanati, rientrando in Italia.

Padre Anselmo con grande tempismo e coraggio, d’accordo con il Vaticano, accoglie l’invito di aprire una missione passionista nel territorio di Kisii, presso il lago Vittoria: così i missionari usciti dalla Tanzania rientrano in Kenya, iniziando una presenza passionista ormai autonoma come Vice-provincia e ricca di vocazioni. Può non essere stato capito da tutti, ma non si può negare che in un momento delicatissimo della nostra Provincia religiosa P. Anselmo sia stato il conduttore che il Signore ha voluto non solo per guidarci nella “tempesta”, ma per indicarci i valori perenni da conservare anche nel nuovo cammino del dopo Concilio.

Negli anni 1976-1982 si trasferisce a Roma come Consultore Generale della Congregazione passionista e collabora alla stesura delle nuove Costituzioni del nostro Istituto. Ritornato in Alta Italia, risiede come superiore nella casa di Esercizi spirituali di Caravate dal 1984 al 1991. Dal 1991 al 2020, a parte un breve periodo (2006-2007) di confessore al santuario di Basella (BG), vive e opera nella comunità di Carpesino (CO), prima come superiore e poi come predicatore, confessore e padre spirituale di molti sacerdoti.

Dal 2020 padre Anselmo stava nella comunità di Pianezza (TO): ultimamente le sue condizioni di salute si sono aggravate e mercoledì 19 giugno 2024, alle ore 22,15. è tornato alla casa del Padre. Il funerale si celebra a Pianezza il 21 giugno alle 15,00 e poi la salma sarà trasportata nel nostro santuario di S. Gemma Galgani a Carpesino (CO) dove le ultime esequie saranno sabato 22 giugno alle ore 10,00. La salma riposerà poi nel cimitero di Arcellasco (CO).

P. Leone Masnata CP

 

Fratelli di Gesù, in nome del Vangelo, 9 Giugno, Commento di Gianluca Garofalo

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO B

Dopo il tempo Pasquale culminato nella Pentecoste e le solennità della SS. Trinità e del Corpo e Sangue di Cristo con la X domenica del tempo ordinario, riprendiamo la lectio continua del Vangelo di Marco. Il brano della liturgia odierna descrive un momento molto difficile per l’esperienza pubblica di Gesù! Dopo aver discusso per cinque volte con scribi, farisei ed erodiani, e dopo che questi hanno deciso di toglierlo di mezzo, Gesù vive un momento di solitudine anche in relazione alla sua famiglia naturale, che sentendo il parere dei dottori della legge va a prenderlo credendolo pazzo.

Nell’esperienza descritta nel brano chi dubita, chi accusa Gesù di follia sono coloro che in modo più vicino vivono la relazione con lui: i suoi parenti, e i teologi del tempo che lo considerano indemoniato.

Non essendo allineato alla religione di famiglia, al ‘si è sempre fatto così’, a quella ‘tradizione’ con la quale i suoi si son sempre identificati, Gesù viene considerato ‘fuori di se’. Ma, se è pazzia andare contro la “tradizione” fatta passare per Legge di Dio che condanna l’uomo perché impuro, peccatore… e se questo essere “fuori di se” ritiene che l’uomo è più importante di ogni affermazione di principio perché crede che prima di tutto e sopra a tutto vi sia l’uomo, allora è una follia benedetta e divina, perché ciò che è stoltezza divina è più sapiente della sapienza umana.

“chi è mia madre? Chi sono i miei Fratelli? “Gesù quasi disconosce la sua famiglia, allargata ormai a coloro che accolgono la parola e la conservano. Marco osa proporre un modello famigliare innovativo, che supera i legami di sangue per proporre delle nuove relazioni fondate sull’affinità spirituale, sulla consapevolezza di essere figli dello stesso padre, fratelli nell’unico Cristo. La condizione per diventare famigliari di Dio, dice Gesù, è quella di essere attenti uditori della Parola e di cercare la volontà salvifica di Dio nella nostra vita. I discepoli sono la sua famiglia, perché lo ascoltano e lo seguono e sua madre Maria non gli è madre solo perché lo ha generato, ma è modello di tale accoglienza da quando ha detto “sì” alla volontà del Padre (Lc 1,38). Gesù gira lo sguardo su di noi, ci propone, oggi di sentirci davvero suoi fratelli al di fuori di un’appartenenza ideologico o religiosa una apparenza fatta di ascolto e adesione alla novità della buona notizia del Vangelo. Chiediamo al Signore di sperimentare questa grazia.